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Turquerie, Road to...; storie di lettere, fratelli e...
Topic Started: Jan 4 2016, 02:31 (162 Views)
Cross Wizard
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
prima del title match THÈA Divas Tag Team...

Prima dello show, anche se non sappiamo quanto prima, da qualche parte nell'emisfero nord del globo terracqueo chiamato pianeta Terra.
Per la precisione siamo in quella che potrebbe essere una dimora o un ufficio. Quello che la contraddistingue è la presenza sulle pareti di una delle stanze di una lunga serie di cornici con fotografie, poster di eventi, costumi e magliette messi in esposizione, di una libreria e di due bacheche di cristallo con dentro delle cinture, dei trofei e delle maschere adagiate su delle testine.
Al centro del muro principale c'è una bandiera con un logo... quello del new Turkish order.
Per toglierci ogni dubbio sul proprietario/sui proprietari della stanza ecco che arriva qualcuno: Kemal dei Dev Adam.
Il turco sta appendendo qualcosa al muro: un placca di metallo su legno.

KM: “Finalmente un premio che abbiamo vinto tutti e due, io e Mustafa, da soli. Un premio scelto dalla gente, dimostrazione che spesso gli spettatori sono più intelligenti di quella massa di idioti che chiamano International Board.”

Kemal posiziona il suo trofeo: è il premio “Best Tag Team 2015” assegnato dagli International Board People Choice's Award.

KM: “Quindi, dovreste sentirvi onorate di aver vinto al primo colpo dopo nemmeno un anno di attività un premio insieme. Puoi dire di aver superato i tuoi maestri, cara Safiye.”

Kemal sta ovviamente parlando con Safiye, che stringe tra le mani il suo premio, vinto negli stessi Awards, il “Ladies Wrestling Award” condiviso con Nene Hatun.

SF: “Sì. Ne sono fiera. Quanto all'aver superato i miei maestri non credo, ho ancora molto da imparare.”

KM: “Non c'è bisogno di essere modesta quando sei qui dentro, guardati intorno – allarga le braccia con un sorriso sarcastico sulle labbra – questo è un tempio dedicato all'auto celebrazione. Pensa che Mustafa ha fatto già stampare le foto della sua vittoria contro quel giapponese incapace.”

SF: “Non mi piace che un membro dell'nTo vada via... lo so, fa ancora parte della squadra, ma se continuerà a vincere laggiù forse non vorrà più tornare.
Dobbiamo restare uniti, ecco perché ho deciso di perdonare Nene.”

KM: “Perdonare? Safiye, certe volte le persone non sono quello che sembrano. Ognuno nasconde qualcosa, qualcosa che decide di tenere per se stesso. I motivi sono svariati, pudore, orgoglio, vergogna, e non possiamo fare altro che rispettare certe decisioni... vuoi che appenda anche la vostra placca?”

Safiye annuisce e gli passa la placca.

SF: “Ero furiosa, lei mi ha chiesto scusa. È strano ma per la prima volta è stato come se le nostre parti si fossero invertite. L'ho vista debole, indifesa, e ho pensato che se una persona come lei ha mollato tutto senza spiegazioni, deve aver avuto un motivo molto profondo. Non me la sono sentita di giudicarla senza conoscere le sue ragioni.”

Osserva il premio.

SF: “Quello l'abbiamo vinto insieme, eppure mi rendo conto che so tutto di lei come lottatrice, ma so ben poco di lei come persona.”

Kemal, aggiustando la targa sul muro.

KM: “Posto divertente questa 2FH... loro non sanno di essere l'ultima delle nostre province, ma nonostante tutto siamo noi, anche con le nostre retroguardie, a poter decidere del loro destino. Adesso voglio solamente capire cosa intende fare Selim Arkin. Nella loro guerra intestina noi come nTo non dovremmo di certo schierarci dalla parte di nessuno, ma semplicemente fare i nostri interessi. Come stai facendo tu con Zoey.”

SF: “Ti dirò la verità... forse questa guerretta mi ha un po' stancata. Non mi piace il modo in cui Zoey riesce ad irritarmi, dovrei avere più autocontrollo forse...”

KM: “Devi comunque essere molto attenta, quella vipera ha deciso di pestarti i piedi e lo farà in tutti i modi, tenterà di toglierti quello che hai e vorrà negarti quello che ancora non hai, ma che ti spetta in quanto prima ed unica Empress of Europe. Per questo spero che quando salirete sul ring tu e Nene siate ancora una volta unite e pronte a guardarvi le spalle a vicenda.”

SF: “Lo so, forse per essere una tipica donna di questo business avrei dovuto mantenere la mia decisione, mandare via Nene. Ci sarebbero state molte lottatrici valide pronte ad affiancarmi. Ma ho riflettuto ed ho deciso diversamente. Si dice che solo gli stupidi non cambiano mai idea, vero? Quindi sta tranquillo, daremo il massimo, insieme.”

Kemal si mette a sedere su di una poltrona.

KM: “Sì. Insieme. Non dobbiamo dividerci. Ti ricordi cosa è successo due anni fa? Eravamo divisi e non abbiamo approfittato della situazione in WFS, ognuno ha continuato a pensare ai propri affari quando invece avremmo dovuto essere compatti ed attaccare insieme, ognuno avrebbe dovuto prendere a cuore le sconfitte dell'altro al pari dei successi. Avremmo dovuto essere un corpo unico quando regnava la divisione tra i nostri nemici, come mi aveva consigliato lei.”

Kemal guarda verso una parete dove c'è una foto inconfondibile.

SF: “... se è un modo per dire che ti manca, manca pure a me.”

KM: “Hai presente quelle storie che raccontano di persone che hanno perso degli arti ed ogni tanto si svegliano nel cuore della notte sentendo dolori a quelle parti che non hanno più? - Sorriso amaro – Succede anche con le persone.”

Safiye fa per andare verso Kemal per consolarlo con un abbraccio, ma si trattiene.

SF: “Devo andare...”

KM: “Battete quelle bionde da strapazzo sotto il naso di Zoey e mi renderete felice.”

... dopo il title match THÈA Divas Tag Team

Backstage, le nTo Amazonlar sono reduci dalla loro clamorosa sconfitta contro le Blonde Cure.
Safiye entra nello spogliatoio e lancia l'asciugamano contro il muro per la rabbia.

SF: “Sempre lei, ancora lei! Zoey! Dio mio vorrei farle male sul serio!”

Nene beve un sorso del suo integratore energetico.

NH: “Ci rifaremo vedrai...”

SF: “Ma che hai? Sembra che non te ne importi nulla!”

Nene scuote la testa ed emette un sospiro.

NH: “Safiye... è stato un periodo difficile per me, ma immagino che saprai tutto... probabilmente Kemal ti avrà detto come ha fatto a riportare il mio sedere nella verde Irlanda.”

SF: “Non me l'ha detto. E a dire il vero non mi interessa. Ti stimo come persona e come lottatrice e questo mi basta.”

NH: “Ti capita mai di avere come... un peso sul cuore? Come qualcosa che...”

SF “Spesso. Tutti i giorni ormai, da quando conosco il contenuto di quella lettera. Oggi Kemal mi ha parlato di come si sente. È come se gli avessero portato via un arto, ha detto. È strano sentire parole simili da lui, mi sono sentita in colpa.”

NH: “Ascolta, è stata lei a chiederti di mantenere il silenzio, o no?”

SF: “Sì ma, non posso portare questo peso al posto suo. Sento di tradire la fiducia di Kemal, la persona che ha da sempre creduto in me. Sono affezionata a lei, ma non doveva chiedermi di portare questo peso.”

Per chi non lo sapesse, Safiye si riferisce ad una lettera ricevuta poco prima del main event di “EASTERN JEWEL 2”, evento che vide concludersi la rivalità tra tra lei ed Emily Lazer, battaglia che la scorsa estate ha coinvolto anche gli show della 2FH (Link - promo prima del main)

NH: “A volte qualsiasi cosa si fa, finisce per essere un errore. Io stessa non capisco più il confine tra cosa sia davvero giusto e cosa sia davvero sbagliato.”

Safiye poggia la testa fra le mani.

SF: “No, mi spiace. Non posso tradire la fiducia di Kemal. Non posso nascondergli ancora per molto che...”

Nene le mette una mano sulla bocca.

NH: “Non puoi... non farlo...”

Safiye la guarda stupita.

SF: “Stai tremando!”

NH: “Io non voglio... non voglio che sappia. Se saprà andrà da lei.”

SF: “Non capisco... allora tu!”

Nene riprende il controllo di se stessa.

NH: “Ma che vai pensando! È l'nTo! Non voglio che vada tutto a monte per colpa di quella puttana, ok? Questa è la mia casa ora d'accordo? Kemal mi ha presa, mi ha riportata qui, io non lo volevo ma lui l'ha fatto, adesso è suo compito prendersi cura del new Turkish order e dei suoi membri. Non deve andarsene.”

Safiye si alza dalla panca irritata.

SF: “Come puoi essere così egoista?”

NH: “E tu? Non sei forse anche tu egoista? Vuoi solo liberarti la coscienza da un peso, nient'altro.”

SF: “Lo sappiamo bene entrambe... egoismo e affetto sono le facce della stessa medaglia."

Safiye lascia la stanza.
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Cross Wizard
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Roma... qualche giorno fa. Una stanza d'albergo. Un uomo inizia a riporre la sua roba in una valigia... senza particolari emozioni.

“Sei venuto a mettermi fretta Kemal?”

L'uomo che sta facendo i bagagli è Mustafa, mentre il suo tag partner Kemal staziona nei pressi della porta (i dialoghi sono quindi in turco).

KM: “No... - decide di accomodarsi su una poltrona - anzi, si.”

MS: “Non sai goderti la vita.”

E mentre Mustafa ripone le sue mutande nella valigia si apre la porta... del bagno.
Una sorridente ed imbarazzata cameriera spunta fuori dalla toilette. La donna si sistema il vestito, e va via dalla stanza non prima di aver salutato Mustafa con un bacetto sulla guancia.

KM: “Servizio in camera...”

MS: “Che vuoi? - rivolto verso Kemal – la mattina mi serve a carburare bene. Mi rende più sereno e reattivo.”

KM: “Di certo fa meno male del caffè.”

Mustafa va verso l'armadio per prendere i suoi abiti.

MS: “Beh... che dobbiamo fare?”

KM: “Andare in Canada.”

MS: “Canada?”

KM: “Dobbiamo difendere i titoli in TWP.”

MS: “Sbagli posto, è Ontario in California.”

KM: “Ah, meno male che le prenotazioni le ha fatte Ismail allora. Ma da quando c'è un Ontario a Los Angeles?”

Mustafa ripone gli abiti della valigia.

MS: “Ma non hai sentito le parole di Steed? Arene di hockey in California.”

KM: “Ho la faccia di qualcuno che ascolta le parole di Simon Steed?”

MS: “Ultimamente hai la faccia di chi non ascolta nessuno.”

Chiude il bagaglio con decisione.

MS: “Hai ascoltato quello che ha detto il caro Mehmet? Ci dichiara guerra, e tu ancora non ti sei espresso. Dobbiamo fare qualcosa.”

KM: “Lo faremo, tempo al tempo.”

MS: “Ti ricordo che abbiamo suo fratello e il fratello di quell'altro Oturk. E poi zio Ednan che ci svolazza sulla testa.”

KM: “Quanti problemi per un ingranaggio scappato via, quando l'orologio funziona ancora.”

MS: “Appunto, chiudiamo subito questa storia. Senza temporeggiare.”

KM: “Non ci sarebbe gusto. Il tempo degli agguati nei parcheggi è finito... almeno per quelli che erano dei nostri. Il pubblico deve godere ogni istante, merita questo. Questo è stile, Mustafa, altrimenti non saremmo ancora qui dopo 7 anni a guardare il resto del business dall'alto.”

MS: “Uhm...”

KM: “Poi hai altro a cui pensare, la tua carriera nelle MMA. Ci stai riflettendo?”

MS: “Seriamente – senza nessuna emozione – sto pensando a come dirti che sei un un figlio di...”

KM: “E no, hai detto che siamo fratelli, sarebbe come offendere tua madre.”

MS: “Fratelli si... magari da parte paterna.”

Kemal se la ride in silenzio.
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Cross Wizard
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Un luogo non precisato del pianeta Terra.

Una fastidiosa luce rosata al neon illumina un lungo corridoio. Rumore di passi, di scarpe col tacco, si odono nonostante l'altrettanto fastidiosa e dozzinale musica in sottofondo.

Donne... ragazze poco vestite, passano per questo stretto corridoio. Capelli neri lisci, occhi a mandorla, sguardo che si abbassa con un certo timore reverenziale all'arrivo di qualcuno. Appoggiata ad un muro c'è una di queste signorine... non sembra passarsela bene. Sembra piangere.
Una mano, piccola ma curata, si appoggia delicatamente sulla sua guancia, la mano dell'essere umano attraverso il quale assistiamo a questo decadente spaccato di esistenza.

Questa persona attraversa una tenda perlina, rossa, ed entra in una sala semi-oscura, illuminata sempre in modo soffuso dal neon rosato.
Tre brutti ceffi stazionano nei pressi di un bancone da bar. Uno alto e piazzato, con un taglio di capelli passato di moda nel 1992, l'altro più basso, capelli e pizzetto lunghi, una faccia da duro, talmente duro da portare gli occhiali da sole al chiuso; infine il terzo, il più elegante del trio, ed anche il più anonimo, l'unico ad essere seduto su uno sgabello... mentre stringe a sé una ragazza.

La persona che ci sta gentilmente offrendo la visuale si avvicina al bancone. L'uomo elegante inizia a parlare in una lingua che non riusciamo a comprendere, ad un orecchio europeo sembra una complessa cantilena. Il tizio sorride, il nostro “punto di vista” risponde... una voce femminile, abbastanza impostata. Scambio di battute tra i due, le piccole mani curate indicano la ragazza... l'uomo la lascia andare, con un sorriso beffardo.

La giovane va via con una certa rapidità. Continuano a parlare, la donna dalle piccole mani curate allunga qualcosa: una busta da lettere. L'uomo seduto fa un cenno al suo sgherro alto e piazzato che allunga la mano per ricevere la busta, passandola poi a quello che sembra essere il suo capo.
Rapido sguardo dentro la “missiva”... un sorrisetto si dipinge sul volto dell'anonimo uomo.
Altro scambio di battute in lingua a noi non comprensibile... ed i tre si congedano alla nostra “protagonista”. Ella ritorna sui suoi passi, attraversa nuovamente il corridoio di prima fino a giungere ad una porta rossa. Entra nella stanza e noi con lei. Si chiude dentro.

Un ambiente sicuramente angusto, ma certamente meglio arredato dal resto della struttura che abbiamo visto. Una scrivania con sopra un laptop, fotografie attaccate ai muri, una specchiera, due letti, uno grande ed un più piccolo coperto da dei veli.
La donna, a cui vanno i ringraziamenti per averci prestato i suoi occhi, cammina piano, lentamente si muove fino a raggiungere qualcosa e a chinarsi per raccoglierla forse.
Adesso siamo seduti alla scrivania... il portatile è accesso, una mano stringe tra le mani qualcosa, ci sembra una cartolina ingiallita. Rapido sguardo al rettangolo di carta, che viene immediatamente posato, e poi delicato tocco sul touchpad del laptop... parte un brano.



La nostra protagonista rimane immobile ad ascoltare la musica. Non vediamo le sue mani, e comprendiamo che sta lentamente dondolando... guardando il muro dietro lo schermo.
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The Special Uan
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The Good
Siamo in una non ben precisata parte del mondo, in una città composta da piccole luci una vicina all'altra, irriconoscibili dall'alto della suite del lussuoso albergo in cui ci troviamo.

Un uomo è in piedi a fianco di una scrivania pregiata. Pantaloni della tuta e maglia della Seven Second Army, un lascito del suo passato. Volkov sembra essere in attesa di qualcosa. Di fronte a lui, vestito con il solito completo elegante, Mehmet Arkin sta osservando la città attraverso l'enorme vetrata della suite.

Volkov: "Sono giorni che sei chiuso qua dentro a leggere quotidiani sportivi e non. In reception mi hanno detto che ti fai portare il cibo in camera, rigorosamente da delle cameriere e che ogni tanto arriva qualche bella donna a farti compagnia..."

Mehmet Arkin: "sto decomprimendo quanto successo qualche giorno fa. Mi sto rilassando e sto ragionando su quale sarà la prossima mossa"

Volkov: "Questo mi rincuora. Non vedo l'ora di sapere cosa faremo..."

Mehmet: "Cosa farò..."

Volkov: "???"

Arkin si volta e finalmente degna di uno sguardo Volkov.

Mehmet: "La vedi quella busta sulla scrivania..."

Leonid osserva l'unico oggetto presente sul mobile di lusso

Mehmet: "è la tua buonuscita. Sono i soldi che ti dovevo. Può tornare a casa Leonid"

Volkov: "Ma? La guerra è appena iniziata..."

Mehmet: "ed il tuo compito si è svolto come doveva svolgersi. Ora non mi servi più Leonid"

Vokov sbattendo un pugno sul tavolo

Volkov: "Ma come? Io voglio mettere le mani sul new Turkish order! NON CE LA FARAI MAI DA SOLO CONTRO TUTTO IL GRUPPO MEHMET!"

Arkin sorride quasi compiaciuto

Mehmet: "Gruppo? Quale gruppo? il new Turkish order come stable è già morta da tempo Leonid. Osserva le loro uscite, osserva i loro movimenti, i loro commenti. Sono una polveriera pronta ad esplodere ed invece di unirsi di fronte al mio ritorno...si stanno dividendo maggiormente. Selim è da solo, e farà di questo mio ritorno una sua battaglia personale. Il resto del gruppo è spezzettato, chi si sta dedicando ad altre discipline, a chi continua a fare la macchietta con improbabili personaggi di bassa lega, chi sembra tenerci veramente al new Turkish order ma nasconde alcuni segreti ai compagni di squadra...e chi sembra aver perso la voglia di combattere. E se non la trova davanti al mio ritorno vuol dire che il nostro obiettivo è sempre più vicino. il new Turkish order rimarrà nella storia del wrestling ma non senza il mio nome marchiato sopra di loro. Che si parli di vittorie o che si parli della fine."

Volkov si rilassa, sembra essere quasi deluso dalla mancata occasione. Prende la busta, la apre, guarda il suo contenuto e sorride

Volkov: "comunque è sempre un piacere lavorare per te Mehmet. Se non fossi turco lavorerei pure gratis"

Mehmet: "Nessuno lavora gratis Volkov. Ognuno deve essere ripagato per quello che fa. Qualcuno considera i mercenari come poco affidabili...chi la pensa così sa che non può permettersi un mercenario. Paghi un uomo per fare un lavoro, qualcuno potrebbe si pagarlo per fare altro ma puoi sempre alzare l'offerta. è il libero mercato, è la nostra società moderna. I soldi nel 2016 contano più dei valori. Ed una volta finito il lavoro ognuno torna a casa propria. A meno che qualcuno non decida di redimere ed accogliere un mercenario pagato per mettere fuori gioco il proprio amore. Che strano comportamento... Comunque occhio a quello che dici Leonid, qualcuno mi considera figlio di due nazioni, altri mi considerano un traditore, qualcuno addirittura un apolide...la realtà è che da tempo, oramai, sono un cittadino del mondo."

Arkin porge la mano a Volkov che la stringe senza dire nulla

Mehmet Arkin: "Ora va Leonid. Nella hall ti aspetta una mia assistente, ti accompagnerà con una limousine all'aereoporto. Ti abbiamo prenotato un volo per Mosca. Da svidàniia Leonid"

Volkov: "Da svidàniia Mehmet"

Volkov prende il suo cappotto e il suo bagaglio di viaggio

Mehmet: "Ah Leonid...non ti dimenticare della tua Maschera Anti-Gas. So che ci tieni ai tuoi cimeli personali di guerra. Una stella come me non è fatta per stare sotto una maschera come Spetznaz 7....o Superstar 7"

Volkov annuisce ridendo per poi uscire dalla stanza chiudendo definitivamente la porta dietro di se.
ME DOVEDE DA LI SORDI, QUELLI GROSSI, BIG MONEY I BIG MONEY, I WANT BIG MONEY
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