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Ordine Esule
Topic Started: Jul 20 2016, 19:21 (1,040 Views)
Cross Wizard
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Pieno giorno, una palestra... dove però regna il silenzio o quasi.
Pare che non ci sia nessuno, le luci sono spente, e a stento il sole riesce ad entrare dalle finestre chiuse. La desolazione sembra regnare nella Baldhaus di Istanbul, ma così non è. Ci sono due ragazzi, entrambi con la maglietta della palestra, intenti a parlottare vicino ad un muro.

1: “Quindi hanno deciso di chiudere tutto?”

2: “Non credo, la cosa sarà momentanea.”

1: “Insomma hanno paura di qualcosa.”

2: “Forse. Oturk ha scelto di sospendere la TürkWA per qualche settimana.”

1: “Male, da quando il nipote ha mandato in malora la OBW il vecchio sembra aver perso entusiasmo.”

2: “No che dici, è la situazione del Paese. Siamo ad un passo dalla guerra civile, chi vuoi che sia interessato al pro-wrestling?”

1: “Bah, sinceramente per me è inutile pensarci.”

Il ragazzo si volta verso il muro alle sue spalle, e poggia lo sguardo su una foto.

1: “Ah, i Dev Adam. Se ci fossero loro qualcuno verrebbe ancora al Kolezyum.”

2: “Ma no, non ti rendi conto di cosa accade attorno a te?”

1: “Ma poi sai che fine ha fatto lui?”

2: “Non lo sa nessuno con precisione. Voleva prendersi una lunga vacanza. Io spero stia bene, sai con quello che succede, non vorrei che gli fosse accaduto qualcosa.”

1: “Di certo non qui. Lo sanno tutti che manca da Istanbul da oltre due mesi. Anzi, sai cosa dicono? Che sia morto.”

2: “Ma che diavolo racconti?”

1: “Le voci che girano. Dicono che sia schiattato in uno di quei Paesi dimenticati da Dio, qualcuno dice che lo hanno accoltellato dei ladri.”

2: “Non ci credo, e poi che ci faceva lì?”

1: “Sai perfettamente che ci va a fare la gente in certi posti – sorride malizioso – infatti altri raccontano che abbia tirato le cuoia in un bordello!!!”

2: “No impossibile!”

1: “Si ti dico – ridacchia – ti dico di si!”

Le risatine del ragazzo sono interrotte dall'arrivo di una terza persona.

???: “Se siete davvero preoccupati per le sorti del nostro Paese, dovreste fare qualcosa di costruttivo anziché sparare stronzate.”

Una figura possente per una voce femminile. Si tratta ovviamente di Nene Hatun. La Amzonlar non sembra particolarmente contenta.

NH: “Siete qui per allenarvi o per spettegolare come due vecchie signore al mercato del pesce?”

Ed ancora una volta una nuova voce entra in scena, questa volta a salvare i due allievi della Baldhaus.

???: “Allenarsi? La palestra è chiusa ragazzi. Lo è fino a data da destinarsi.”

Un uomo sbuca nell'oscurità.

1 & 2: “Signor Mustafa...”

I due ragazzi riconoscono immediatamente lui, Mustafa dei Dev Adam.

MS: “Tornatevene a casa, e fate attenzione.”

I due sembrano voler rispondere, ma lo shooter li liquida ulteriormente.

MS: “Andatevi a godere l'estate, la Baldhaus è in vacanza.”

I due non possono fare altro che salutare ed andare via.

MS: “Bene, Nene. Non mi salti in braccio per dirmi quanto ti sono mancato?”

NH: “Mustafa... qua va tutto a rotoli... sai che penso? Che dovremmo chiudere per ferie anche noi. Si hai capito bene. Forse è il caso di mollare tutto. Forse stiamo cercando di tenere in piedi qualcosa i cui ideali ormai non stanno più in piedi. Guarda cosa sta succedendo intorno a noi. E guarda come hanno perso il rispetto per l'uomo che ha reso grande il new Turkish order. Non meritano niente. Sono stanca.”

MS: “Nah... - solita flemma – noi siamo solo degli atleti. Quasi dei saltimbanchi.”

Cambio di ambientazione. Mustafa apre una porta, Nene può entrare nella stanza. Qui ad attenderli, seduti ad un tavolo, ci sono altri volti noti.
Da destra verso sinistra: Ismail, Hun Baldone, Ifrit the Giant, Ediz Gul e Safiye.

MS: “Eccola qui birader. Adesso siamo al completo. Un americano, una soldatessa, un sufi, un bel quadretto di cospiratori. Se arriva la polizia non le facciamo mancare nulla.”

Il pavido Ediz subito risponde.

EG: “Ehi, ehi non scherziamo su questa cose!”

Mustafa si siede, mentre Safiye si alza per andare verso Nene, la quale squadra il tavolo con lo sguardo. La Turkish Delight mette una mano sulla spalla della tag partner, la quale si scrolla infastidita.

NH: “Finitela tutti!”

SF: “Ehi tu – si fa severa – questo è il rispetto che hai per l'nTo?”

NH: “Ma che cazzo dici?”

SF: “Ti sembra rispettoso mollare tutto come se non contasse nulla? Ci sono persone che credono in questo. Tutti stiamo dando il massimo. É vero, c'è un caos li fuori. Cosa credi, che per noi sia facile? Se vuoi abbandonare la porta è aperta, accomodati non abbiamo bisogno di negatività. Ma se vuoi restare sulla nostra nave invece devi essere pronta ad affondare con essa.”

Baldone prende la parola.

HB: “Ragazze, per favore accomodatevi.”

Con un gesto paterno della mano invita le due a sedersi.

HB: “Well kidz, siamo tutti qui. Vado subito al sodo. Come sapete Ednan Oturk ha deciso di sospendere le attività della TürkWA a tempo indeterminato. In questo Paese per il momento nessuno ha voglia di rassling. Di conseguenza anche la Baldhaus di Istanbul si prende un break, continueremo solo a Berlino... per il momento. Tutti noi abbiamo degli impegni internazionali. Mustafa tra qualche settimana deve lottare in Giappone, io ho il King of Rome, le ragazze i loro titoli. Senza fare tanti giri di parole, signore e signori, dobbiamo lasciare la Turchia.”

Il silenzio piomba.

HB: “Il nostro è uno sporco business, è solo spettacolo... - Baldy per una volta nella sua vita sembra non sapere cosa dire – dobbiamo andare via per un po'. Possiamo dire che il nuovo ordine turco che abbiamo sognato in questi anni nel business, ha avuto un gemello cattivo nella realtà. So che tutti voi avete degli affetti qui, parenti ed amici, ma per un po' si lavora solo all'estero, kidz. Ovviamente chi non se la sente può abbandonare. A voi la scelta.”

Mustafa mette una mano sulla spalla di Ismail.

MS: “Non preoccuparti per la tua ragazza, verrà con te se vuoi... altrimenti te ne trovi un'altra all'estero.”

HB: “Siamo tutti abituati a lavorare lontano da casa. Ma riconosco, kidz, che questo è un sacrificio psicologico importante.”

SF: “Perdonami Hun, ma le situazioni sono diverse. Un conto è spostarsi per lavoro, un conto è... scappare!”

Nene interviene.

NH: “Sveglia Safiye, devi crescere! Non stiamo scappando, stiamo solo facendo quello che è più sicuro.”

SF: “Ma cosa dici? Hai una famiglia qui!”

NH: “È proprio per loro che devo restare tutta intera. Questo business non mantiene solo me ma tutti loro. Da morta o dietro le sbarre, sarei inutile per la mia famiglia.”

HB: “Kidz. L'nTo deve rimanere unito come non mai in questo momento. We are just singers with a song, how can we try to right the wrong? Ma almeno queste canzoni proviamo a suonarle bene, come l'orchestra del Titanic kidz.”

Ismail interviene.

IS: “Ma questa volta non è come andare fuori a lavorare... è andare in esilio.”

Il silenzio piomba nuovamente.
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Sono passati 9 mesi.

(nel frattempo è successo anche questo).

Esterno, prime ore della mattinata.
Un'insegna campeggia: “TürkWA Kolezyum”.
Un poster in una bacheca ci racconta: “Baldhaus Istanbul”.
Un foglio A4 attaccato dietro il vetro della porta d'ingresso ci informa: “Chiuso fino a data da destinarsi”.
Un uomo barbuto, con una lunga giacca nera, una felpa col cappuccio, prova a scrutare eventuali segni di vita all'interno dell'edificio. Ma nulla, nulla di nulla. Non c'è nessuno, almeno non dentro la Baldhaus di Istanbul.

“Non ci posso credere!”

Un voce stupita giunge all'orecchio dell'uomo barbuto, che si volta immediatamente alla sua destra.

“Ti ringrazio Dio! Ho pregato tutte le sere perché ritornasse qualcuno!”

Un altro tizio, anche abbastanza strano. Una via di mezzo tra Jason Momoa e... Christian De Sica in “Ricky e Barabba”, avanza inarrestabile verso l'altro uomo e... lo abbraccia prima di baciarlo su entrambe le gote.

“Grazie Dio! Grazie!”

L'uomo barbuto è inizialmente pietrificato, ma ritorna immediatamente in sé per prendere la parola.

??: “Ma chi cazzo sei?”

Il tizio strambo afferra l'uomo per le braccia.

??: “Come? Non mi riconosci? Sono io, Coban! Guardami bene.”

Coban, adesso sappiamo il nome del Momoa-De Sica turco. L'uomo con la barba lo guarda con dubbio e fastidio.

??: “Coban? E chi cazzo è Coban? Ma soprattutto toglimi le mani di dosso, altrimenti...”

CB: “Si certo, scusami – allontana le braccia - Anadolu Coban, non ricordi?”

Coban si apre la giacca, mostrando una (lercia) maglietta con una sigla: “nTo”.

CB: “nTo Oldwacker! Sono io!”

Un sorriso sarcastico si dipinge sul volto del barbuto.

??: “Ecco, senza il trucco facciale... e il mio pugno sul tuo viso, ho difficoltà a riconoscerti.”

Coban si para il naso per un istante.

CB: “No per favore! Non vedi come sono felice di rivederti... Kemal!”

E adesso sappiamo anche il nome dell'uomo barbuto.

KM: “Vorrei dire lo stesso.”

CB: “Ho aspettato 9 mesi, per vedere qualcuno tornare qui. Qualcuno che conoscevo!”

KM: “Quindi è vero, sono andati tutti via. Uhm...”

CB: “Dallo scorso luglio – abbassa il tono della voce – dopo il fallito golpe.”

KM: “In un certo senso, meglio così. Beh, io vado.”

CB: “Dove intendi andare?”

KM: “Fatti miei.”

CB: “No, no, aspetta. Dimmi cosa cerchi, io posso aiutarti. Istanbul è cambiata molto in questi mesi.”

KM: “Me ne sono accorto.”

CB: “Durante la tua assenza sono successe troppe cose, fratello. Io so come muovermi, ho passato tutto questo tempo per strada! A proposito, sono felice di sapere che non sei morto.”

KM: “Eh? Ci sono andato vicino.”

CB: “Si ognuno raccontava la sua versione. Qualcuno ha detto che hai vinto la lotteria. Comunque andiamo in un posto migliore per parlare.”

Cambio di ambientazione. Siamo in un locale, un posto dove si mangia. E i due nostri personaggi sono impegnati in una “kahvaltı”, ovvero l'abbondante colazione turca.

CB: “Ti ringrazio Dio! Anche per questo pasto! Grazie Dio!”

KM: “Quindi sono andati tutti via e non sono tornati più.”

CB: “Si, è successo tutto dopo i fatti di luglio – deglutisce un boccone – Oturk ha sospeso prima le attività della TürkWA... proprio la settimana che mi avrebbe visto andare nuovamente per il titolo... sono sicuro che avrei vinto!”

KM: “Sapevo della TürkWA, degli impegni all'estero, ma pensavo che qualcuno ritornasse qui ogni tanto. Come facevamo di solito.”

CB: “Sono stati giorni difficili, anzi assurdi. I soldati contro la polizia, la gente per strada, la paura. I locali vuoti, gli attentati poi. Istanbul è più pericolosa di quanto lo fosse prima. Ah, se potessi tornerei al mio paesino rurale!”

KM: “Guerra civile a bassa intensità.”

CB: “Cosa?”

KM: “Niente, ogni tanto parlo troppo difficile per te.”

CB: “C'era gente che poi festeggiava, portava in piazza la bandiera per sbeffeggiare gli altri.”

KM: “La bandiera di tutti i turchi... usata contro altri turchi.”

CB: “Qualcuno urlava alle donne che avrebbero dovuto rimettersi il velo per legge. Le insultavano per strada. È successo anche alle nostre.”

KM: “Bastardi. Povera Safiye.”

CB: “Lo hanno fatto anche con Nene... hanno perso 2 incisivi a testa.”

Coban addenta un uovo sodo, mentre Kemal quasi sorride.

CB: “Comunque, dopo che hanno sospeso le attività della Baldhaus, hanno deciso tutti di andare via da qui. Avevano tutti impegni all'estero, da Mustafa in Giappone a Baldone in Italia. Il timore era che sospendessero i passaporti anche a loro. Oturk ha voluto proteggere i suoi investimenti! Poi erano giorni – abbassa il tono della voce – erano giorni in cui la polizia aveva i nervi tesi, loro erano comunque delle celebrità, celebrità che non hanno mai nascosto le loro antipatie per...”

Coban ammicca indicando con la testa verso sinistra... verso un cartellone con la faccia del premier turco.

CB: “C'è gente che ha passato guai per molto meno. Pensa ad Hakan Sukur.”

Notizia di qualche giorno prima.

KM: “Comprensibile come scelta. Eravamo stati da poco in California – dove ci sono molti oppositori di Erdogan – Hun è ancora un cittadino americano, Nene un'ex-soldatessa, Ediz appoggia il sufismo. Mustafa ha il vizio di farsi le donne degli altri, comprese quelle dei poliziotti. Ma le loro famiglie?”

CB: “Oturk ha assicurato che se ne sarebbe occupato. Ma sinceramente non so altro. Pensa a quel povero Ismail, ha dovuto lasciare qui la sua promessa sposa. Brutta storia. Io invece sono rimasto... o meglio mi hanno lasciato qui.”

KM: “Ho seguito tutto da lontano, dai media, per quello che potevo. La situazione ora sembra più calma, ma così non è. Di certo se in quei giorni fossi stato ad Istanbul, a quest'ora forse non ero qui ad offriti la colazione.”

Sorride sarcasticamente.

KM: “Comunque ho deciso di tornare, questa è la mia terra. E ho il dovere di non avere paura. Comunque, per tua informazione, non ho vinto la lotteria, anzi sono più povero di prima, quindi smettila di ingozzarti a mie spese.”

CB: “Scusa, scusa. Era da molto che non mangiavo così bene. Però strano ciò che dici – attimo di silenzio – cioè si racconta che hai ceduto agli Oturk gran parte dei diritti d'immagine dell'nTo, deve averti dato molto.”

Rumore di posate che cadono a terra.

KM: “Cosa cazzo dici?”

CB: “Così mi hanno detto. È una cosa che gira da tempo, lo sanno anche loro!”

KM: “Cosa avrei fatto io?”

CB: “Da.. dato – Coban balbetta – agli Oturk la possibilità di guadagnare direttamente sull'nTo.”

Rumore di un pugno sul tavolo.
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Piove ad Istanbul, una di quelle pioggerelle primaverili. Lievi ma persistenti.
Siamo a Tarlabasi, uno dei quartieri storici della città, e lo scenario non è quello della Turchia moderna. Strade fatiscenti, caseggiati in rovina, bambini di strada, immigrati di ogni genere, turchi provenienti dalle campagne, curdi, rom, africani ed anche transessuali. Il “Bronx” di Istanbul, una Turchia che non piace, che potrebbe spaventare i turisti, che Erdogan prova da anni a “riqualificare” a colpi di ruspa e sfratti.
E due uomini avanzano, ormai mezzi fradici, tra queste strade disastrate, loro che non sappiamo quanto prima erano nella parte ricca della città: Kemal e Coban.

CB: “La pioggia. Che bella sensazione!”

KM: “Perché ti ricorda l'ultima volta che ti sei fatto una doccia?”

CB: “Amo la natura, sono un ragazzo cresciuto in campagna.”

KM: “Sarà, ma per adesso puzzi come un cane bagnato.”

Coban si odora dubbioso all'interno del cappotto.

KM: “Comunque, ti avevo ordinato di andartene via.”

CB: “Non essere duro con me, siamo stati compagni sul ring.”

KM: “Per poco.”

CB: “Ti ho aiutato a riconquistare l'nTo contro Mehmet, non ricordi?”

KM: “Sei durato una manciata di secondi.”

Avvenne proprio questo durante “R³volution #20". Total War Handicap Elimination Match, sfida per il controllo dell'nTo, Mehmet Arkin si abbassa e nTo Oldwacker si autoelimina finendo fuori dal ring dopo pochi secondi.

CB: “Ero emozionato Kemal, comunque ricordi che poi vi ho consegnato quell'Oturk?”

Questo invece è accaduto durante “OBW Blitzkrieg #16", quando Coban stufo delle angherie di Alexander Oturk lo consegnò all'nTo.

KM: “Oturk, Oturk, Oturk – sbuffa rabbioso – vorrei averne adesso uno tra le mani, giusto per fargli qualche domanda.”

CB: “Fratello, comunque io sono dalla tua parte, andremo fino in fondo a questa faccenda!”

KM: “Ripetimelo, ancora una volta. Cosa si è detto su di me?”

CB: “Che hai ceduto una grossa parte dei diritti d'immagine dell'nTo, per avere in cambio informazioni su quella Eve Sins. Gli Oturk sapevano dove era, le avevano mandato dei soldi per quello show, Eastern Jewel, o come si chiama.”

KM: “Chi ha raccontato questo?”

CB: “Hun Baldone, deve averlo saputo direttamente da Ednan. Oltre lui dovrebbe saperlo Ismail. Io personalmente ho origliato mentre si assicurava con lui di non farlo sapere agli altri.”

Kemal si ferma, fa un profondo respiro.
Siamo davanti all'unico palazzo non ancora abbattuto di un isolato. Tutto intorno è un cantiere in piena attività.

KM: “Siamo arrivati.”

CB: “Non crederai di trovarla qui, è fuori come tutti gli altri.”

KM: “Entriamo.”

Qualche minuto dopo... i due uomini sono in un'abitazione molto povera, ma ancora dignitosa. Cari lettori, siamo già stati qui, non tanto tempo fa.
Le pareti sono disadorne, per terra un tappeto consumato e un divano molto vecchio. Su di esso è accomodata una donna anziana con la testa coperta da un velo, e una coperta per ripararsi dal freddo.
Al centro un tavolo, qui oltre a Kemal e Coban c'è una coppia, una donna ed un uomo, per i quali gli anni '80 sembrano non essere ancora finiti, a giudicare dall'abbigliamento.
Intorno un andirivieni di bambini e ragazzini. È la donna a parlare.

DN: “Quindi voi siete amici di Nene.”

KM: “In un certo senso... colleghi.”

L'uomo interviene.

UM: “Gli amici di Nene sono amici nostri. Lei ha fatto tanto per noi e la nostra famiglia.”

DN: “Si, se non fosse per mia cugina...”

KM: “Lo so, so che lavora per aiutare tutta la famiglia.”

UM: “Ci dispiace che sia lontana da tempo. E poi anche perché...”

L'uomo tentenna, la donna interviene.

DN: “Sono quasi 3 mesi che non ci arriva più nulla.”

KM: “Come? - Kemal è perplesso – non arrivano più soldi?”

DN: “Da inizio anno quasi, da quando è andata in Messico più o meno.”

UM: “Sulle prime pensavamo che... si fosse stancata, si alla fine lei sta vedendo il mondo, viaggia, stancata di mantenerci con il suo lavoro...”

DN: “Ma conosciamo Nene, io non posso pensare questo...”

UM: “Ovviamente non le diciamo nulla. Non ne parliamo mai di soldi, neanche quando arrivavano... e poi fino a quest'estate era lei a portarceli direttamente.”

Kemal si tocca la barba sorpreso, per non dire scioccato, dalla situazione.

DN: “Comunque sia, neanche i soldi di Nene ci possono salvare. Questo palazzo va abbattuto.”

KM: “Come?”

La donna si alza, per prendere qualcosa dalla credenza.

UM: “Abbiamo ricevuto lo sfratto. A fine mese dovremo cercare un posto altrove, o tornarcene a Trabzon. Anche se non è facilissimo... la nonna è molto anziana.”

La donna ritorna e consegna una lettera a Kemal.

DN: “Questa è la lettera dello sfratto. È tremendo.”

Kemal spiega il foglio.

UM: “Da qui ci faranno passare una strada, o magari tireranno su l'ennesimo centro commerciale.”

Kemal legge l'intestazione della lettera: “IstanbulHome – Immobiliare Oturk”.
L'uomo si alza dalla sedia, riconsegna la lettera alla donna.

KM: “Mi dispiace... farò del mio meglio per contattare Nene, sono sicuro che è solo un problema tecnico quello dei soldi, quanto allo sfratto purtroppo non credo di poter far nulla.”

UM: “Sul serio?”

Alla donna brillano gli occhi.

DN: “Lei è troppo gentile!”

Ad un tratto l'anziana signora, seduta sul divano, inizia a parlare. Un dialetto stretto, che Kemal non comprende a pieno. La donna traduce.

DN: “La nonna non sta tanto bene – sorride – crede che lei sia...”

KM: “Suo marito?”

DN: “Si, suo marito, come ha fatto a capirlo?”

KM: “Ci sono già passato.”

Kemal si avvicina al divano, la vecchina continua a palare.

DN: “Crede di parlare con mio nonno... è morto 30 anni fa – sorriso imbarazzato - Chiede se sei ritornato...”

KM: “Oh, si certo – si china per stringere le mani della nonnina – Sono ritornato, e adesso sistemerò tutto.”
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Una stanza molto illuminata, accogliente e comoda. Un letto al centro di essa, un uomo che passeggia nervosamente, ed una giovane donna, un'infermiera per la precisione, che osserva quasi preoccupata.
Siamo in quella che sembra essere la camera di una costosa clinica, e l'uomo che si agita, telefonino all'orecchio è una persona molto abbiente: Ednan Oturk.

EO: “Alexander, io pretendo di sapere che diamine è successo! Ma soprattutto di parlare con tuo fratello Yusuf!”

Sicuramente è raro vedere Ednan perdere la calma, come fa impressione vederlo in vestaglia da camera, e non in uno dei suoi micidiali completi.

EO: “Pretendo di sapere se quello che è successo è stato un incidente o... non ho nemmeno il coraggio di dirlo. Ma vi rendete conto? NO CHE NON VE NE RENDETE CONTO!!!”

L'infermiera interviene.

IN: “Signor Oturk, la prego non si agiti. Non le fa bene, ritorni al letto.”

EO: “Tesoro questa è una clinica o un carcere? - ritorna alla sua telefonata – Non capisci Alexander? Questa è una storia seria, noi Oturk abbiamo sempre preso tutto sul serio, dall'edilizia alle telecomunicazioni...”

Esiste quindi una piccola Arcore turca?

EO: “Si anche il pro-wrestling! Ho sempre detto che era un hobby, ma ricordati che ho dato la mia parola che avrei curato gli affari dell'nTo fino al suo ritorno. Mi sono affidato a te, perché credevo avessi capito i tuoi errori. E adesso che succede? Un infortunio così grave, il nostro migliore talento fuori... E FORSE PER COLPA DI YUSUF!!!”

Ednan è paonazzo, l'infermiera con una certa forza lo costringe a sedersi.

EO: “Prego Dio che non sia così, altrimenti... eh, il vostro povero zio non ha bisogno di queste preoccupazioni. Non mi fanno bene. Alexander voglio delle risposte.”

Ednan riattacca. Linea interrotta.

Cambio scena.
Un salone poco illuminato, tre sedie e una sagoma nel buio davanti a due persone, altri due Oturk: Alexander e Yusuf.
A parlare è l'uomo di spalle, irriconoscibile.

??: “Ottimo lavoro, davvero un ottimo lavoro. Pulito, preciso, perfetto.”

Yusuf fa un cenno di assenso con la testa.

??: “È sempre bello vedere due fratelli riunirsi. E ora è il momento del tuo premio.”

Dietro la sagoma che parla agli Oturk spunta un'altra figura che allunga uno scrigno a Yusuf.

??: “Aprilo pure, c'è tutto il pattuito.”

Yusuf apre la confezione e fissa il contenuto, così come fa suo fratello Alexander.

Linea interrotta.
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Istanbul, si siamo ancora qui.
Una barberia d'altri tempi, talmente tale che farebbe gola agli hipster di mezzo mondo.

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Due le cose che possono attirare l'attenzione. La prima è il garzone di bottega, stranamente simile all'attore italiano Giacomo Poretti, soprattutto per la statura. La seconda è il cliente seduto sul sedile, una superstar, qualcuno potrebbe definirlo tale.
Il barbiere si rivolge proprio al suo illustre ospite.

BR: “Caro Mehmet, è sempre un onore ospitarti in questo mio umile locale. Guarda, il tuo muro è sempre la seconda attrazione della mia barberia, al primo posto ovviamente c'è la mia arte.”

L'uomo indica una porzione di parete, dove oltre ad essere appese incorniciate un paio di foto con lui e il signor Mehmet, sono incollati con cura diversi stralci di giornale, copertine di riviste e locandine di film. Il protagonista di tutto ciò è un attore, ma è stato anche un wrestler, per farla breve: Mehmet Arkin.

MA: "Di sicuro la tua arte è unica in questo Paese, oramai ricordato solo per la situazione politica infuocata e per i viaggi organizzati in cui i pelati vengono a farsi fare un trapianto di capelli con pochi soldi. Povera e cara Turchia..."

Mehmet tira un sospiro di rammarico. Fa specie vedere la superstar turca "a basso voltaggio". Lo sguardo sembra triste. Fa ancora più effetto vederlo ad Istanbul, sapendo che gli "altri" sono lontani dalla Turchia mentre lui, un uomo abituato a girare il mondo, va ancora a farsi la barba da un barbiere di paese.

MA: "Non è un bel momento questo. Ma non sarei Mehmet Arkin se non pensassi a fare qualcosa per sistemarlo. In passato abbiamo lasciato troppo in mano agli Oturk ed invece guarda cosa succede ora, nemmeno sono capaci di combattere. Hai letto dell'infortunio a Selim?"

BR: “Signor Mehmet, io ormai il wrestling non lo seguo più... da quando ti sei ritirato.”

Il barbiere prende un panno caldo e lo posiziona sul volto di Arkin, per prepararlo al meglio alla rasatura.
Mehmet resta in silenzio, con il volto coperto nel tiepido straccio, e non fa caso a quello che accade attorno, neanche quando la porta della bottega viene aperta, e qualcuno fa il suo ingresso nella barberia.

BR: “Buon giorno signori.... benvenuti.”

Sono due uomini, uno con uno zuccotto di lana, l'altro con una lunga barba.
Il primo saluta con un gesto dalla mano. La loro stazza e il loro aspetto non sono particolarmente rassicuranti. Il barbiere infatti non parla, neanche quando l'uomo con lo zuccotto si accomoda silenzioso sul sedile al fianco di Mehmet.

BR: “Desiderate? - con voce tremante – Cosa posso fare per voi...”

??: “Per prima cosa date una sistemata a lui – l'uomo con il cappello indica il suo compare capelluto – dategli un aspetto civilizzato, ne ha bisogno.”

Mehmet nell'udire questa voce quasi trasale.

??: “Per il resto, attendiamo il signor Mehmet.”

Sentendosi nominare, Arkin si toglie l'asciugamano dal volto... guarda nel largo specchio di fronte a sé, per scorgere immediatamente il riflesso di chi gli sta accanto.

MA: "Tu qua? Non può essere... in tutto il mondo questo è l'ultimo posto in cui avrei immaginato di vederti! Sei un fantasma, non puoi essere tu Kemal..."

Si è proprio lui, caro Mehmet.

KM: “In carne ed ossa. E qui per servirti.”

MA: "Per servirmi? Sono pronto ad ascoltarti... Birader!"

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Si torna al buio.
Questa volta ci sono solo due persone: una è Alexander Oturk e l'altra è ancora una volta di spalle.

??: "Tolto di mezzo il presente, bisogna passare al futuro."

Oturk resta in silenzio in attesa.

??: "La Baldhaus è il prossimo passo del piano. Deve sparire. D'accordo?"

AO: "Non capisco che minaccia possa rappresentare in realtà. Sono solo ragazzi e la maggior parte di loro si iscrivono soltanto per conoscere Hun Baldone, non creeranno mai un problema per..."

??: "Non capisci. Dalla BaldHaus potrebbe uscire il prossimo Arkin o i prossimi Dev Adam, indipendentemente dalle ragioni per cui si iscrivono in futuro potrebbero essere un problema se gli diamo un nemico da combattere."

AO: "Non possiamo chiedere anche questo a Yusuf... Non riuscirà nemmeno ad avvicinarsi a loro ormai!"

??: "É vero..."

Si sente una risata dalla figura indistinguibile

??: "Per questo non sarà Yusuf a farlo."

AO: "E per quanto riguarda zio Ednan? Non approverebbe mai una cosa simile..."

??: "Esatto. Per questo dobbiamo essere più rapidi della sua guarigione."
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Mehmet Arkin, con la barba appena fatta come in una canzone di Adriano Celentano, fissa la sua tazza di tè turco, mentre il sole filtra da un'enorme vetrata. Siamo in un attico, il panorama è mozzafiato. Il Corno d'Oro si mostra in tutto il suo splendore, l'ultimo lembo d'Europa che si allunga verso l'Asia. Una lingua di terra dove ha inizio la storia millenaria della città oggi chiamata Istanbul, punteggiata dalle torri del Palazzo Topkapi e dai minareti delle moschee.

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MA: "Kemal la tua lontananza in tutto questo periodo mi ha stupito. Ero certo che mi avresti cercato per menarmi. Invece hai evidentemente perso lo smalto di un tempo. Ho sempre sostenuto il fatto che tu abbia vissuto una seconda adolescenza... e questo ne è la conferma. Che brutto periodo l'adolescenza... Quindi non sei qua per venire alle mani?"

Di fianco alla vetrata c'è appunto lui, Kemal. Intento a fissare la vecchia Costantinopoli da questo osservatorio privilegiato.

KM: “Per quello c'è ancora tempo. Non voglio sprecare le mie energie, non ho la certezza che tu sia o meno in combutta con gli Oturk. Ricordo male o sei stato il primo a conoscere Ednan? È venuto finito a Manchester a trovarti.”

Kemal ricorda bene, il debutto di Ednan Oturk nel business avvenne durante WFS "Uprising #104", nel 2014, quando il facoltoso uomo d'affari propose a Mehmet l'affare di una vita: “WrestlEmpire 2014”.

KM: “Non è forse anche grazie ad Ednan che adesso hai tutto questo? È stato lui a chiederti di stanarmi.”

MA: "Parliamoci chiaro Kemal. Tu sei sempre stato la mente del nTo, ma io ero la faccia, colui che portava gli sponsor non interessati alla disciplina ad interessarsi al new Turkish order. Ednand è stato il più importante di questi contatti. Ammetto che ci sono stati importanti miglioramenti contrattuali riguardanti i film che ho fatto, spot per la Turkish Airlines e altre compagnie mondiali. Erano soldi facili, soldi importanti e soldi immediati. Ma non guardare solo nel mio orticello Kemal, anche tu hai marcanteggiato con Oturk."

KM: “Questo è il problema, ho mercanteggiato anche troppo ed in buona fede. Comunque lo scorso anno avevi dalla tua parte quell'invertebrato di Alexander, non ricordi?”

MA: "Alexander... Kemal hai qualche problema di memoria. Mi ha tradito senza pensarci troppo... e mi ha consegnato direttamente a chi? indovina un po'? Proprio a te. Credi che io possa continuare ad apprezzare un individuo come Alexander Oturk?"

Anche Mehmet ricorda bene, il pavido Alexander Oturk, ex-owner del fallito progetto OBW, dopo averlo appoggiato nella sua guerra contro il new Turkish order, salvo poi tradirlo e consegnarlo alla stable durante R-Pro "R³volution #32”, dopo che Kemal e soci gli avevano sabotato lo show ”Blitzkrieg #16”.

MA: "Ma sinceramente per me la questione era finita. Avevo avuto poi il mio match personale, non ero più interessato a fare la guerra a quella che un tempo era la mia famiglia. Ho un'agenda piena di impegni lavorativi, ma non dimentico la mia patria e la mia famiglia. Riappacificarci era troppo, ho semplicemente evitato di continuare qualcosa che non mi interessava più. Ora però un altro Oturk è entrato nella mia lista nera, Yusuf."

Kemal fa un profondo sospiro, prima di scollare lo sguardo dal panorama e voltarsi verso il padrone di casa.

KM: “Inutile rimestare nel passato, inutile. Sarebbe anche poco intelligente, visto che al momento posso solo contare sul mio acerrimo avversario degli ultimi anni – indica Mehmet – e sul più scarso degli alleati.”

Indica il sempre presente Coban, seduto su un divanetto a bere il suo tè, che risponde.

CB: “Grazie per la considerazione. Ma ti ricordo che senza di me non avresti saputo niente, e non avresti nemmeno ritrovato lui.”

MA: "Che coppia che siete - Mehmet se la ride ma subito dopo guarda male Coban, colpevole di aver qualcosa da farsi perdonare da Mehmet - Mi ricordate quelle coppie di attori comici di molti anni fa."

Mehmet smette di sorridere.

MA: "Kemal dove eri finito?"

KM: “Ho avuto qualche problema di salute, qualche problema con la mafia di un Paese che nemmeno conosco, perso un sacco di soldi per estinguere il debito decennale di un bordello orientale... insomma, il mio ideale di vacanza intelligente.”

MA: "Ho sempre detto che a volte con gli affari ci vedi lungo eh? Ancora mi chiedo come tu sia riuscito a vincere una tua scommessa personale puntando su di me... non ne sei il tipo. Fammi un recap, la storia mi sembra interessante tanto da farci un film."

KM: “Bene – si tocca le tempie – un anno fa decido di fare un viaggio personale, di certo non di piacere, ma dovevo farlo. Ednan Oturk mi propone un accordo, e sul piatto mette anche un'informazione, quello che mi interessava sapere. L'accordo era semplice, la sua società si sarebbe occupata dei contratti televisivi con le diverse emittenti e sigle. Avrebbe trasmesso un bel contenitore bi-settimanale, tipo cosa ha combinato l'nTo in giro per il mondo del pro-wrestling. In più mi ero impegnato ad apparire regolarmente in TürkWA, Ednan avrebbe prodotto eventi Tayfun in tutto il Paese e non solo. Il pro-wrestling turco come le soap opera turche, un successo in tutto il Vicino Oriente.”

Kemal fa una pausa.

KM: “Capisci? Saremmo stati di più qui, a casa nostra, dopo anni di dominio all'estero, qui in Turchia, vicino ai nostri fan. Con Hun Baldone che gestiva una palestra ad Istanbul. Il futuro del pro-wrestling turco non sarebbe dovuto passare dall'estero, dalla Germania o dall'Inghilterra. La mia assenza è durata più del dovuto. Ho avuto i miei motivi. Ho dovuto fare determinate cose perché andavano fatte... ritorno ad Istanbul in punta di piedi, il mio silenzio di questi mesi era ingiustificabile, quindi meglio evitare colpi di teatro. Ma cosa trovo? Il nulla, anzi, vengo a sapere che io avrei venduto gran parte dei diritti d'immagine nTo alla famiglia Oturk. Mi hanno preso in giro, non ho firmato nulla del genere, posso dimostrarlo.”

MA: "Mmm... abbiamo quindi una mucca grassa con sopra un enorme marchio nTo che continua ad essere munta dalla famiglia Oturk. Un affare che non mi piace. Comunque la chiusura della TürkWA non ha senso. La situazione politica non è il vero motivo, è semplicemente una scusa."

Kemal si siede su una poltrona.

KM: “Oltre questo scopro altre cose, altre promesse fatte dal vecchio non mantenute. Si, hai ragione, l'nTo adesso sembra essere nelle mani degli Oturk. E ci sei anche tu dentro, la tua immagine come wrestler è anche in parte loro. E non sarà facile riprendersi tutto. Gli altri mi considereranno un traditore, uno che ha venduto la nostra anima... hai incontrato Mustafa per l'intervista? Pensa questo di me, giusto?”

Kemal sembra molto provato, mette la testa tra le mani.

MA: "Ti ho sempre detto una cosa: l'nTo cesserà di esistere quando lo vorrà l'nTo. L'nTo ritornerà in vita solo quando lo vorrà l'nTo. Nessuno può campare su quello che abbiamo fatto in questi anni senza il nostro consenso. Gli Oturk ultimamente hanno commesso degli errori... e qualcuno, pochi giorni fa ne ha commesso uno che difficilmente perdonerò. E tu Kemal, tu hai varcato la porta di un barbiere nel tuo giorno fortunato, hai ritrovato un birader con gli stessi tuoi obiettivi."
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Siamo in quella che sembra una camera di un albergo. Ci siamo già stati? Certo che sì (secondo segmento).
Un uomo, un uomo che in questi giorni abbiamo sentito chiamare da molti Kemal, passeggia per la stanza. La sua espressione è talmente preoccupata, per non dire rabbiosa, da risultare granitica. Ma tutto sembra essere mitigato dal fatto che stringe tra le braccia qualcuno, un piccolo bambino ormai sprofondato nel mondo dei sogni.

??: “Sei tornato prima di quanto pensassi.”

Una donna. Capelli neri, occhiali da vista, una vestaglia da camera. Conosciamo anche lei, ma come sempre un alone di mistero la circonda, per cui la sua identità viene lasciata alla deduzione del lettore.

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KM: “Più che altro, sei tu ad aver ritardato la tua partenza.”

??: “Perché sto ancora riflettendo sur mon avenir. J'aimerais visitare questo luogo sospeso tra Oriente e Occidente, si on voulait bien farmi da guida. Comunque questa è una fortuna per te... non?”

La donna prende in consegne il pargolo e le mette a dormire su di un lettino.

??: “Non dirmi che non ti piace ce novau role. Ah, dimenticavo, davanti me ogni menzogna è lecita. Ihihihi”

KM: “Parlare con te è sempre una partita a scacchi, anzi, una roulette russa a 5 colpi.”

La donna accarezza il piccolo, prima di mettersi a sedere su una poltrona.

??: “Ci starebbe bene una partie d'échac. Mi mancano le mie cianfrusaglie. Sono trés indigent per essere una leggenda vivente. C'est drole. Ihihihihi!”

Kemal si accomoda su un divanetto messo difronte all'occhialuta.

??: “Comunque la tua storia è abbastanza... fascinant.”

KM: “Affascinante? A me fa solo girare le pa...”

??: “Il est aussi fascinant notare come io sia il tuo punto debole, in ogni situazione. Ihihihi.”

Kemal sbuffa.

??: “Perdonami, su non volevo te moquer. Comunque sono convinta che neanche per me avresti sacrificato il lavoro dei tuoi compagni. Je vais devoir dir che sei un uomo dal grande orgoglio e senso dell'onore. Forse è uno dei motivi per cui je t'apprécie.”

L'uomo non nasconde un certo imbarazzo.

??: “Comunque come mai sei venuto a chiedere consiglio... a moi?”

Il tono della voce è suadente.

KM: “Che domande. Perché sei la persona più intelligente che conosco.”

??: “Uh, persuasif et interessant...- sorrisino - continua.”

KM: “Sicuramente esperta di inganni e cospirazioni. Ma soprattutto esperta nel leggere l'animo umano. Sei contenta? Ti ho adulato abbastanza?”

??: “Ti sei impegnato, Trooper #1. Humblement nella mia esistenza non ho visto il mondo come volevo, ma è stato spesso il mondo a me rendre visite, con tutte le sfaccettature dell'umanità. Ora fammi riflettere...”

La donna simula concentrazione, prima di appoggiare un piede sul ginocchio sul suo ospite.

??: “J'ai froid aux pieds.”

KM: “Eh?!”

??: “Con i piedi freddi non so ragionare. Riscaldameli.”

Il turco non si scompone ed afferra la piota (citazione dantesca) della donna.

??: “Così, va meglio... allora, il faut tallement evidént che qualcuno abbia voluto approfittare della tua prolungata assenza per mettere in atto un piano, tanto simple mais efficace. Niente di complesso, pas d'honneur, semplice sciacallaggio. Proprio come Stuart e soci con il tuo amico Almasy, profiter di una colpevole debolezza. Avranno falsificato i contratti per mettere le mani sulla mine d'or chiamata new Turkish order. Ovviamente questo qualcuno ha in mente qualcosa che va oltre i soldi, perché ha puntato essenzialmente a fragiliser il tuo gruppo. Lo ha tenuto diviso, anche solo geograficamente, lo ha tenuto lontano da ses racines, dalla Turchia, sfruttando anche qui una situazione fortuita... ti ho detto di smettere?”

Kemal non dice nulla, è talmente interessato al discorso che ritorna all'attività massaggiatoria sospesa.

??: “Un grande opportunista, quindi un fine stratégiste che ha deciso di tessere la sua tela in un tronco già cable. Consapevole dei suoi mezzi limitati, sta provando a distruggere sournoisement l'nTo dopo averci guadagnato qualcosa. Quello che è successo a Berlino, beh è stato voler couper l'ultima testa dell'idra turca. Fuori te, fuori Mehmet, non restava che mettere fuori gioco le jeun Selim. Ma riflettici, un campione FWF World Heavyweight dell'nTo... sarebbe un affaire sur le plan financiaire. Non ci hai pensato? Per questo ti dico, che la mente dietro tutto ciò non punta solo ai soldi, quelli sono solo un di più, un pretesto, egli vuole bien autre chose. Vuole una fine lunga e degradénte per il più pericoloso veleno del business.”

KM: “Diamine. Hai ragione. Quindi questo però non esclude le responsabilità degli Oturk.”

??: “Quel vecchio edonista è troppo attaccato aux plaisirs directes, e poi non era en quelque sorte affezionato a te?”

KM: “Diciamo...”

??: “Piaci sempre alle persone sbagliate... ma questo non esclude les deux niéces Alexander et Yusuf. Evidentemente entrambi covano livore nei vostri confronti, ma come tutti i piccoli uomini livorosi sono incapaci di grand projéts. C'è qualcuno dietro i giovani Oturk, qualcuno che magari sta usando eux aussi.”

KM: “Quindi prima di chiedermi chi ci sia dietro devo intervenire. Se il loro fine è quello, nessuno è al sicuro. Non si tratta solo di soldi rubati. Puntano al massacro. Quindi ognuno di loro rischia...”

??: “Esatto. Safiye compresa...”

KM: “Si... devo fare qualcosa, devo avvisarli. Assolutamente.”

??: “Calme tes ardeures. Fisicamente e mentalmente non sei ancora en grande forme. E poi i tuoi compagni ti crederanno di certo un ticheur, un traditore. Per quanto riguarda i tuoi nemici sperano che tu sia stato inghiottito dall'imperscrutabile Oriente, e non hanno perso tempo a lancer des rumeurs, creare malcontento tra i tuoi e infrangere le tue promesse...”

KM: “Figli di una cagna...”

??: “Ultima cosa: non puoi fare male a Safiye apparendo così soudainement.”

KM: “Mi dispiace dirlo... ma hai ancora ragione. Per questo non sarò io a contattarla per primo...”

Kemal guarda la donna.

??: “No... Je en peux pas.”

KM: “Devi... hai parlato di teste d'idra. Dopo a chi toccherà? Pensaci. A Baldone? O forse a lei, una lottatrice simbolo? L'ultimo baluardo dei trionfi nTo. Devi... hai un dovere morale verso quella ragazza.”

??: “Moi et la morale... Ihihihi!”

Alla risatina segue un'ombra di tristezza, ma subito la donna riacquista il suo atteggiamento spavaldo.

??: “E comunque, non credere che tutto questo valga solo un piétre massage.”

La donna appoggia sull'uomo anche l'altro piede... e non propriamente sul ginocchio.




Larissa, leggendario luogo di nascita del pelìde Achille, una ridente città greca arricchita dai fondi dell'Unione Europea per l'agricoltura e il turismo. Nonostante la crisi, girano ancora delle Porsche, nonostante l'ostracismo per lo “star power” (ho rotto la quarta parete? Oh my God! NdVinci), per le vie di Larissa ci sono Safiye e Nene Hatun.
Non sappiamo quanto tempo prima dell'evento, le due nTo Amazonlar passeggiano in un pomeriggio di sole qui in Tessaglia. La gente sorride loro, qualche appassionato chiede anche un autografo, soprattutto per Safiye questo luogo è stato come una casa per oltre due anni e mezzo.

SF: “Nene, queste due settimane a Larissa sono state come una vacanza. Una vacanza nel passato...”

La Turkish Delight si guarda intorno con aria pensosa, un lieve sorriso le si dipinge il volto, e i ricordi cominciano a scorrere nella sua mente in rapida sequenza.

NH: “Una vacanza nel passato – ripete meccanicamente – non è il mio genere di divertimento, ma almeno qui non fa caldo come in Messico...”

Anche la Hatun sembra essere persa in qualche malinconico pensiero.

SF: “Beh, il tempo di finire questa avventura e dovremo partire ancora, si ritorna in Giappone.”

NH: “Sai, ormai un posto vale l'altro, dopo un po' ti rendi conto che hotel, aeroporti, arene, sono tutti uguali attorno al mondo, e non badi più neanche alla gente che ti passa vicino.”

SF: “Però qui è diverso, non credi?”

Nene abbassa il capo.

NH: “Non per me.”

SF: “Bugiarda – sorriso amichevole - Qui ci siamo conosciute, o meglio ci hanno costretto a conoscerci!”

Safiye indica un locale poco distante.

SF: “Qui, proprio qui, è dove andavamo io e Selim. Nei week end... prima che succedesse tutto. Lì è dove abbiamo festeggiato il mio primo titolo Starlette... Quanto tempo è passato? Neanche 5 anni, e pure...”

NH: “Siamo uscite per prendere aria, o per ciarlare del passato come due vecchie zitelle? Beh almeno per una volta non parli di quella Eve Sins...”

SF: “Ho ritirato quel premio, ho fatto pace con i miei demoni. Ora quello che mi da dispiacere è l'infortunio di Selim, è una brutta storia. Proprio quando aveva deciso di prendere le redini della situazione nTo. Forse non glielo ho mai detto ma ero fiera di come fosse tornato più determinato di prima.”

NH: “Quel cretino di Yusuf lo ha spintonano giù. Non avrei mai sospettato che Oturk Jr. fosse un infame del genere.”

SF: “Non voglio crederci che lo abbia fatto apposta.”

NH: “Non voglio credere che Ifrit e Ismail lo abbiano fatto fuggire sulle sue gambe.”

Lungo la passeggiata dei ricordi, Safiye si ferma davanti ad un fioraio.

SF: “E qui ti ricordi? Qui è dove quella volta Kemal per prenderti in giro ti ha preso un fiore e te lo ha messo tra i capelli! Ahahahahaha!”

NH: “Che cazzo ridi?”

Le due si guardano e il piglio arrabbiato della soldatessa si trasforma in un sorriso.

SF: “Scusami, ma ora che ci penso eri proprio buffa... Ahahahahaha!!!”

NH: “Sì, forse è stato un momento divertente...”

Safiye nota che gli occhi della Hatun si sono fatti lucidi.

SF: “Sai cosa? - cerca di distrarre la compagna giocando - Potrei rifarlo io!”

Accarezza un fiore.

NH: “Non permetterti di emulare quello stronzo!”

Allontana Safiye ed entrambe esplodono in una risata.

SF: “Infondo sono belli i ricordi, no?”

NH: “Certe volte sì.”

L'atmosfera torna malinconica.

NH: “Ma hai capito o no cosa è successo? Le parole di Baldone su Kemal sono state chiare...”

SF: “Io non credo pienamente a quella storia. Neanche Hun...”

NH: “Neanche Hun? – alza le sopracciglia – Kemal ci ha venduti tutti agli Oturk, l'ho sempre detto che aveva perso la testa per quella puttanella. Non siamo più padroni del nostro destino ormai. Siamo tutte vacche da mungere, e con la scusa dell'instabilità politica della Turchia ci tengono lontani da casa dal luglio scorso. L'nTo ha perso la sua libertà, siamo solo un prodotto degli Oturk!”

SF: “Smettila Nene! Ci deve essere qualcosa sotto, qualcosa di serio. Kemal non ci avrebbe mai usato come moneta di scambio. Sono arrabbiata con lui per molti motivi, ma non ho perso la stima che ne avevo.”

Safiye tira su un fiore dal vaso.

SF: “Che senso hanno questi discorsi? Ti manca la casa? Manca anche a me. Ma mi mancava anche quando ero più piccola negli USA, ed anche qui. Mi mancavano mia madre, mio padre, i miei fratelli. Ma non mi sentivo sola. Questo perché avevo accanto chi mi voleva bene. Dobbiamo restare unite, capisci?”

Safiye porge il fiore a Nene.

NH: “Credi di stare in un film?”

SF: “Abbiamo deciso di guardare al futuro no? C'è qualcosa di stranamente affascinante nella malinconia e nei ricordi, ma ho scelto di fare pace con il passato e andare avanti. Tutti insieme siamo forti, più di chiunque, figurati degli Oturk. E comunque ricordati, che ora e qui siamo le Kurofune, e quella è ancora cosa nostra, figlia del nostro impegno nell'essere le migliori. Non dimenticarlo, Nene.”

La Hatun sbuffa e si volta.

NH: “Umph... comunque il fiore di Kemal era più bello di questo, non capisci un cazzo di fiori.”

La soldatessa si allontana lasciando la Turskish Delight da sola. La rossa rinuncia a rincorrere la compagna e resta ancora lì ad assaporare il vento caldo dei ricordi.




tratti da: THÈA "3rd Anniversary Show - WE GODDESSES"
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Tokyo, Giappone.
Siamo nel quartiere di Roppongi, il quartiere dei nightclub, del divertimento “adulto”, degli stranieri.
Qui si possono incontrare uomini d'affari da ogni parte del mondo, militari statunitensi in cerca di svago, ragazze per tutti i gusti, in un turbinio di neon e “discutibile” eleganza made in Japan.

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Ma non siamo qui a divertirci. Sì, perché tra un locale notturno e l'altro c'è anche spazio per una palestra, un luogo dove vengono praticate le arti marziali miste, dove le discipline tradizionali nipponiche incontrano l'occidentale “catch-as-catch-can”. Siamo nella Fusion-Fight Gym, il dojo di Takashi Kajiwara, veterano dell'HYBRID FF e pioniere delle MMA in Giappone. Un santuario delle arti marziali nel paradiso del divertimento. Molti stranieri si allenano nella palestra di Mr. Kajiwara, uno di questi è un volto a noi noto: Mustafa.

MS: “Ho deciso. Mi sono rotto il cazzo.”

Esclama (in turco) il fighter della MUSOU, mentre tira su la zip della sua tuta in acetato.

MS: “Ismail, dici che prima di partire dovrei attendere gli altri?”

Ed ecco arrivare anche Ismail, altro membro dell'nTo, che ha accompagnato Mustafa in tutte le sue apparizioni sul ring di MMA della MUSOU.

IS: “Secondo me sarebbe giusto parlare con loro, discuterne...”

MS: “Perché tu non ti sei rotto il cazzo di attendere?”

IS: “Se ti dicessi di no... sarebbe una bugia. Ma io devo lottare in CAL, con gli altri.”

MS: “Sì l'onore del ring prima di tutto, ecc... io ho rispettato il mio impegno. E mi sono rotto il cazzo, voglio tornare a casa.”

IS: “Hai ragione.”

MS: “Bene, facciamo come i vecchi tempi, quando Ismail prenotava i voli, gli alberghi e litigava con i tassisti. Insomma quando eravamo il new Turkish order, i freelance più cazzuti del business.”

IS: “Mi manca tutto quello, mi sentivo utile...”

MS: “Ci sentiamo tutti un po' più inutili da qualche mese, da quando gli Oturk decidono tutto. Ma per me finisce qui.”

Qualcuno bussa alla porta dello spogliatoio.

MS: “Ismail, vai ad aprire per favore.”

Ismail esegue la richiesta, mentre Mustafa finisce di svuotare l'armadietto.
Neanche il tempo di aprire la porta, che qualcuno entra nella stanza.

??: “Buonasera, signori.”

Ismail strabuzza gli occhi, sul volto di Mustafa si dipinge un'espress... no, Mustafa ha solo un'espressione.

MS: “Che cazzo ci fai qui, Oturk?”

Si tratta proprio di Alexander Oturk, il nipote di Ednan, ma soprattutto il fratello di Yusuf, il fuggiasco ex-membro del new Turkish order, accusato di aver volontariamente infortunato Selim Arkin in allenamento.

MS: “Cerchi guai?”

AO: “Guai? Ma che dici. Suvvia, sono qui per affari e per farti ragionare. Cosa è questa storia, vuoi tornare in Turchia?”

MS: “Perspicace il ragazzo. Certo, dopo 9 mesi, avrei un certo desiderio di rivedere la mia famiglia.”

AO: “Ma ragiona, la situazione del Paese non è migliorata, hai visto cosa è successo domenica?”

MS: “Mettiamola così, Oturk, voglio subirmi la dittatura in prima fila al fianco dei miei cari.”

Mustafa chiude il borsone.

AO: “Sei arrabbiato per il match dell'altro giorno? Ma adesso avrai la tua rivincita, che senso ha quello che stai facendo.”

Mustafa ignora Oturk, passandogli davanti.

AO: “Ok, sei libero di fare quello che vuoi, ma ricordati a cosa potresti andare incontro...”

MS: “A cosa? Cosa rischierei? Mi manderai coniglio Yusuf ad infortunarmi in allenamento?”

AO: “Ma cosa... ma costa stai dicendo, mio fratello è innocente...”

MS: “Nessuno è innocente... soprattutto quelli che ti spintonano alle spalle. Vero Ismail?”

AO: “Un attimo. Queste sono accuse gravi. È stato un incidente.”

IS: “Incidente... lo sappiamo tutti, tuo fratello odiava Selim. Era geloso.”

MS: “Se Yusuf è innocente, perché è scappato come una lepre?”

AO: “Perché, perché... avanti ragazzi, non dimenticate cosa la famiglia Oturk sta facendo per voi. Per voi abbiamo un piano di business!”

MS: “Ci strizza le palle per farci cantare a comando.”

AO: “Ricordati Mustafa, che se hai questo contratto vantaggioso è grazie a mio zio.”

MS: “Ecco perché voglio parlare con lui.”

AO: “Mio zio non è in grado...”

MS: “Ci voglio parlare, non picchiarlo. Andiamo via Ismail.”

I due stanno per lasciare la stanza. Alexander è verde di rabbia.

AO: “Non credere di poter fare la voce grossa con me, io sono Alexander Oturk, E voi ci appartenete!”

I due si fermano proprio sull'uscio.

AO: “Noi vi diamo da lavorare ormai, e se volessi, potrei anche impedirvi di andare in scena con le magliette nTo!”

Mustafa chiude gli occhi.

AO: “Vi fa rabbia questa situazione? Vero? Dovreste ringraziare sapete chi, il vostro amico Kemal. Lui aveva capito che doveva affidarsi agli Oturk, non combatterci... questo vi fa male...”

Mustafa apre gli occhi.

MS: “Ismail... io dovrei farmi comandare da questo tizio, che non avrà tirato nemmeno un pugno nella sua vita?”

IS: “Assolutamente no.”

Alexander continua a sbraitare.

AO: “Anche Selim si fida di me, perché ha capito che io... - si ferma, perché i due si sono voltati – ecco, avete cambiato idea... bravi.”

I due avanzano.

MS: “Ismail ho dimenticato di chiudere l'armadietto...”

IS: “Hai dimenticato anche qualcosa fuori...”

AO: “Un attimo...”

Dopo qualche istante... Ismail e Mustafa escono dalla stanza. Ed un urlo soffocato dalle lamiere si ode provenire dallo spogliatoio.

“AIUTOOOOO!!! TIRATEMI FUORI!!!! AIUTOOOOO!!!”
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Due 30enni, disillusi dalla situazione politica del proprio Paese, assaliti delle proprie questioni personali, divagano per una strada del centro, cercando di trovare il bandolo della matassa delle loro esistenze. Un film di Nanni Moretti? No, al massimo, del suo alter ego turco Nani Murad, visto che siamo nuovamente ad Istanbul.

"Non so come reagire. Arrabbiarsi per il risultato? Rincuorarsi per un plebiscito che non c'è stato? Preoccupato per cosa potrà essere da qui al 2030? Andarsene da questa patria che un tempo sembrava refrattaria a un processo di islamizzazione... andarsene da questa patria che mi ha accolto a braccia aperte?"

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Un sempre più “vissuto” Mehmet Arkin esprime le sue preoccupazioni sulla deriva autoritaria presa dalla Turchia.
Il suo interlocutore è Kemal, che proprio non vuole liberarsi della lunga barba.

KM: “Resistere, resistere, resistere – un tono di voce degno del compagno Folagra di “Fantozzi” - non possiamo fare altro, oltre che sperare che qualcuno tiri fuori il buon senso nascosto. Il problema è a monte, è nella testa della gente, che non ha nemmeno il coraggio delle proprie azioni, di tirare fuori quello che realmente pensa, evitando così il confronto, e sai perché? Perché hanno paura di cambiare le loro idee, le loro convinzioni.”

MA: "Ennesima dimostrazione di come il silenzio di certe maggioranze abbia fatto grossi danni. Il silenzio Kemal, crea problemi che sembrano insormontabili... guarda cosa ha fatto a noi."

Sullo sfondo di questo dialogo politico-esistenziale c'è un auto, un taxi-navetta, un elegante mini-bus bianco. Si scorge anche il tassista, anche lui stranamente simile a Giacomo Poretti.
Siamo comunque in quello che sembra il parcheggio di un albergo.

KM: “Cosa è questa, un'autocritica? Stai invecchiando Arkin, o semplicemente hai migliorato le tue doti recitative? Scherzi a parte, Mehmet, mi ricordi che siamo solo un manipolo di bastardi, deciso a riprendersi i frutti del proprio sporco lavoro. Quindi torniamo alla nostra misera dimensione. Che ne pensi allora?”

MA: "Ho pensato a quanto hai detto, ho ragionato e ripensato. C'è qualcosa dietro agli Oturk. Tutto questo non è solo questione di soldi, è evidente. Qualcuno sta puntando una pistola alla tempia di un lupo oramai assopito. La sua volontà è quella di uccidere il lupo... ma forse avrebbe fatto meglio a lasciarlo riposare per il resto del tempo."

KM: “Il problema adesso non è individuare chi può essere tra i nostri nemici. Ne abbiamo fin troppi. Devo riprendere i documenti originali...”

MA: "Tranquillo, ho già contattato un avvocato che mi ha dato una mano più di una volta. Stanno arrivando i tempi duri per gli Oturk."

KM: “E convincere gli altri di tutta questa storia. Adesso che ci penso, siamo entrambi due reietti.”

MA: "Si, siamo due reietti ma siamo stati l'anima di quel gruppo. Vederci uniti, come un tempo, non li lascerà indifferenti."

Mehmet si guarda intorno

MA: "Kemal... ma chi stiamo aspettando?"

KM: “Eh, sapessi. Questioni personali, approfitto della situazione per sbrigare alcune cose...”

Ed ecco che qualcuno entra in scena.

“Kemal, Mehmet... vi prego, portatemi con voi!”

I due si voltano.

KM: “Coban... ancora tra i piedi.”

Anadolou Coban, l'ex-nTo Oldwacker, nettamente messo meglio rispetto alle altre volte, entra nel quadretto supplicando i due.

CB: “Vi prego, fatemi partecipare a questa avventura. Hun Baldone è sempre stato buono con me, anche Safiye si ricorda di me, eravamo insieme a Larissa. Vi prego, vi sarò fedele come, come un can...”

KM: “Non ci servono cani adesso, ma uomini.”

CB: “Ed io sarà un uomo valoroso! Ecco – pesca dentro la giacca – questi sono i miei risparmi, Mehmet, voglio pagarmi il biglietto. Starò al mio posto, ma sarò sempre pronto ad intervenire.”

KM: “Ma è una maledizione.”

Mehmet guarda con disprezzo la mazzetta di spiccioli. Il solito sguardo da sbruffone stronzone che lo contraddistingue. Il più grande degli Arkin alza poi lo sguardo e fissa Coban. La sua espressione cambia e compare un sorriso sul suo volto.

MA: "Ritira quei soldi, al tuo biglietto ci penserò io, ora carica i bagagli."

CB: “Subito! Immediatamente!”

Un frizzantissimo Coban afferra le valigie, e chiede al tassista-Poretti di aprire il baule posteriore.

KM: “Ma sei... Mehmet sei proprio uno stronzo ambivalente. Ricordami di fartela pagare alla fine di tutto questo.”

MA: "Ahaha, è sempre bello vederti perdere le staffe. Mi sta simpatico Coban, anche se si meriterebbe una serie di calci direttamente da me. Ma il fatto che ti infastidisca aumenta la mia gioia nel portarlo con noi."

KM: “Ridi pure. Vorrei solo ricordarti che Red Revolution Raven ha eguagliato il tuo numero di regni FWF. Basta questo a toglierti il sorriso da quella faccia di cazzo?”

MA: "Questo è un colpo basso. Mi dispiace per Raven, c'è così tanto da fare al di fuori del wrestling ed invece è sempre li, attaccato alla seggiola. Ha raggiunto il migliore, buon per lui. Chissà se bazzica ancora a Montecarlo... so che è una città che avete visitato in passato tu e Mustafa. Mi ricordo con piacere quel vostro cameo in ECF..."

I due staranno forse per venire alle mani? Non lo sapremo, perché ad un tratto una voce, anzi una risatina fastidiosa interrompe i due.

“Ihihihihi”

Mehmet McZax strabuzza gli occhi come alla vista di mille Travis Pain senza copertura medicinale.

??: “Très amusant... è sempre bello vedere due ex-commilitoni rinverdire la gloire d'antan.”

Una figura femminile, minuta (quasi quanto il tassista-Poretti), avanza fino a mettersi tra i due turchi.
Lunghi capelli neri, occhiali da vista, abiti molto anonimi a dire la verità.

??: “Il fedele Trooper #1 e il ribelle #7 – la donna parla senza guardare i due, con un accento sarcastico – côte à côte, uniti ancora una volta dall'haine commune per qualcuno, e anche intenti a scherzare... Ihihihihi.”

MA: "Lei...Lei...lei qui? Kemal cosa stai combinando? Mi devi delle spiegazioni!"

La donna imperterrita continua a guardare l'infinito senza poggiare lo sguardo su nessuno.

??: “Spero che i nostri posti siano abbastanza lontani sur l'avion, non vorrei rovinare...l'idillio turco.”

Ancora una volta le sue parole hanno un che di irridente.

??: “Bien, ordinate pure al vostro serveur di occuparsi dei miei bagagli. Ah... #7 la tua orazione per la Hall of Fame per quanto greve è stata onesta, touché – la donna si china e solleva... qualcuno - #1 puoi presentare pure le fruit de tes entrailles al tuo... birader.”

La donna porge gentilmente a Kemal... un bambino. Subito dopo si dirige verso l'auto.

MA: "Ahahahaha, tutto mi sarei aspettato di vedere... ma tu, Kemal, l'incubo di molte federazioni, con un bambino in mano. E non un bambino qualunque... ma il TUO bambino."

KM: “Come vedi le sorprese non finiscono mai... è anche questa una lunga storia da raccontare. Nel frattempo – guarda il piccolo che stringe in braccio – ti presento uno gli uomini più irritanti, arroganti e fastidiosi al mondo, quella carogna del Pro-Wrestling Genius Mehmet Arkin.”
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Un uomo di spalle davanti a un laptop, solo una lampada da tavolo a illuminare la scena, impedendo di riconoscerne le fattezze.
L'uomo si limita ad osservare lo schermo, senza battere sulla tastiera, né spostarsi con il mouse, sta semplicemente leggendo un testo, una mail forse o un promemoria personale.

“Il piano di reclutamento in Europa non è andato a buon fine.
Sono mesi ormai che si cerca un'alternativa interna, ma senza il giusto traino le iscrizioni non pioveranno dal cielo e il bacino della base è stato già spremuto appieno.
Anche i soldi iniziano a mancare. Senza qualche successo di rilievo negli Stati Uniti, non ci sarà un anno 2017.
L'unica alternativa è l'Araldo, se lui riuscirà a imporsi in Germania, se riuscirà a farsi spazio e ad aprire all'invasione, le cose potrebbero cambiare.
Purtroppo richiederà del tempo e al momento questo è proprio quel che manca.
È il 22 aprile 2016 e l'obiettivo non è mai stato così distante.”


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A distogliere l'uomo da quelle che potrebbero essere delle memorie, la vibrazione del suo telefono, a cui risponde con voce calma.

??: "Dimmi Oturk."

Silenzio, dall'altra parte qualcuno parla agitatamente, si sente il rumore di una voce alta, ma è impossibile capire chi stia parlando.

??: "Se sei chiuso in un armadietto in Giappone non vedo come io possa aiutarti, essendo dall'altra parte del mondo."

Ancora rumore di urla concitate.

??: "Mustafa sta tornando in Turchia? Questo sì, potrebbe essere un problema. Se la vecchia guardia inizia a tornare in patria e lo fa senza preoccuparsi del regime di Erdogan... Significa che non avranno certo paura di te."

La voce al capo opposto del telefono si affievolisce.

??: "Manderò qualcuno a tirarti fuori da lì, tranquillo. Ma dobbiamo agire quanto prima. il vecchio new Turkish order è ormai un ricordo, lottatori ritirati e sparsi per il mondo, il loro astro infortunato e le loro campionesse ormai parte di un'altra fazione. Sono rimasti solo i peggiori tra loro. Tu devi occuparti della Baldhaus però e devi farlo ora, prima che le loro idee prendano piede! L'erba cattiva non muore mai... a meno che non la si strappi dalla radice."

Infastidito l'uomo attacca il telefono e riprende a fissare il suo laptop, per salvare con nome il file che stava rileggendo.

“Cronache della rinascita - 2016 04 22 - Il punto più distante.”
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Lo spazio e il tempo, due concetti relativi nella narrazione.




Giappone, 20 aprile 2017.
Aeroporto internazionale di Narita, siamo nel terminal.
Seduti nella sala d'attesa ci sono tre uomini: Mustafa, Ismail e “nTo Mega-Power” Hun Baldone.
Quest'ultimo ha la faccia di chi ha appena ascoltato una storiella divertente ma anche incredibile.

HB: “Fatemi capire, birader, lo avete chiuso dentro l'armadietto?”

IS: “Sì.”

MS: “Sentissi come strillava.”

HB: “Well... dovrei dirvi qualcosa di saggio, tipo, sapete che adesso siamo nei guai, l'avete combinata grossa ecc.”

MS: “Quel tizio è un pezzo di merda, lo sai perfettamente.”

HB: “Non mi sono mai fidato di lui, neanche quando in questi mesi recitava la parte dell'agnellino, quello che voleva curare gli affari nTo, con il beneplacito di Selim...”

MS: “Detto questo, io torno a casa, ho deciso. Voi avete ancora degli impegni qui, io no.”

HB: “Birader, non prendere decisioni avventate. Discutiamone tutti insieme, non restiamo divisi.”




Cambio rapido di spazio e di tempo.




Germania, 19 aprile 2017
Aeroporto di Berlino-Tegel, siamo nel terminal.
Seduti nella sala d'attesa ci sono due fratelli: Alexander e Yusuf.
Quest'ultimo ha la faccia di chi ha appena ascoltato una storiella sgradevole ma anche incresciosa.

YO: “Quei bastardi ti hanno chiuso nell'armadietto?”

AO: “Sì, quei vigliacchi! Sono dei senza-palle, due contro uno!”

YO: “Se ci fossi stato io...”

AO: “Avrebbero chiuso anche te lì dentro!”

YO: “Ma cosa dici? Io sono forte, non sottovalutarmi! Non fare lo stesso errore di Arkin. Sottovalutarmi!”

AO: “Io non ti sottovaluto, ma conosco i nostri nemici. Anche io ero sottovalutato da quell'arrogante di Arkin.”

YO: “Lo hai già raccontato al vecchio Ednan?”

AO: “No, no, no e non lo farò. Meno cose sa lo zio meglio è, chiederebbe spiegazioni a loro, capirebbe che qualcosa non quadra nel nostro bel castello di menzogne.”




Cambio rapido di spazio e di tempo.




Luogo non precisato, 21 aprile 2017.
Volo di linea della Turkish Airlines, siamo ad alta quota.
Seduti sui loro sedili ci sono: Mehmet Arkin, Coban, Kemal e una donna misteriosa.
Questi ultimi due sono gli unici svegli, mentre i loro compagni sono sprofondati nel sonno.

KM: “Te lo aspettavi che sarebbe successo tutto questo?”

??: “Chissà, di certo in alcuni casi la realtà dépasse tout ce que j'ai pu imaginer, ma non sempre in meglio.”

KM: “Ti da fastidio la presenza di Arkin?”

??: “Diciamo che non mi fa piacere, ma questo non è un voyage pour le plaisir, dunque non mi lamento. Ho sopportato gente peggiore.”

KM: “Una volta tanto sono io a trascinarti in una bizzarra avventura. Ti prometto che conclusa questa non mi vedrai più così spesso.”

??: “Sembri piuttosto impaziente de té separer de moi hihihihi! Non temere non me ne faccio un cruccio, je ne suis pas dramatique. Piuttosto, quando arriveremo ci aspettano alcuni rendez-vous importants, per mia natura non mi faccio mai cogliere impreparata in quasi nessuna occasione, ma questa volta ammetto di avere bisogno de ton soutien. Sparire è stato complicato, ma riapparire lo sarà ancora di più.”

KM: “Tranquilla, quando arriveremo non ci sarà nessuno, attenderemo il momento propizio. Nel frattempo goditi il viaggio.”

??: “Sì, farò meglio ad ascoltare il tuo consiglio, lascerò che questo viaggio sia un moment agréable, visto che la destinazione forse n'il serat pas."




Cambio rapido di spazio e di tempo.




Luogo sconosciuto, 23 aprile 2017.
La stanza è oscura, siamo in un misterioso seminterrato.
Seduti a complottare ci sono: Alexander e Yusuf Oturk con il loro misterioso interlocutore.
Il primo è ancora rabbioso per quanto accadutogli nell'incontro con Mustafa e deciso a vendicarsi.

??: "Tralasciamo il Giappone ora, concentriamoci sulla Baldhaus, hai pensato a come fare?"

AO: "Non mi serve nessun piano di attacco in realtà, lo farò e basta, senza aspettare altro tempo inutilmente."

??: "Intendi farlo ora con un comunicato stampa?"

AO: "Sì... e con una lettera al personale che ci lavora, non si tratta solo di Baldone, ripulirò completamente la mia palestra da tutti i loro affiliati."

??: "Scelta saggia, ma manchi completamente di senso scenico, devo dirtelo."

AO: "Non ne ho bisogno. Quella struttura è mia, degli Oturk, non serve un colpo di scena teatrale per liberarla, né alcun colpo ad effetto, questo non è un golpe."

??: "Non posso darti torto, ma credo che all'interno della giusta cornice, il tutto avrebbe ben altro impatto e mostrerebbe a tutti le condizioni in cui versano attualmente. A proposito... ho l'occasione che fa per te."

AO: "Dimmi cosa hai in mente e ci penserò, prima di prendere la decisione finale."

Alexander Oturk è pronto ad ascoltare il consiglio, ma noi no.




Cambio rapido di spazio e di tempo.




Giappone, 24 aprile 2017.
Aeroporto internazionale di Narita, siamo nel terminal.
Seduti nella sala d'attesa ci sono due donne: Safiye e Nene Hatun.

NH: “Ci sono poche cose che mi hanno fatto ridere in questo periodo, e la storia di Alexander Oturk chiuso in un armadietto è una di quelle. Peccato solo che lo abbiano liberato. Però chissà, forse c'è del vero in quelle storie su Kemal.”

SF: “Ha detto cose molto spiacevoli, potrebbero essere calunnie, o forse siamo davvero finiti nelle mani degli Oturk... sinceramente non so cosa pensare.”

NH: “Da un po' di tempo la tua fiducia in Kemal vacilla, devo credere che stia perdendo anche la tua stima?”

SF: “Per la prima volta non ho una risposta da darti, quello che provo nei suoi confronti è contrastante. Da una parte c'è il Kemal che ho idealizzato, retto, onesto, integerrimo, dall'altra il Kemal che temo di scoprire...”

NH: “Sembra che stia accadendo di tutto per creare fratture nell'nTo, se ci fosse Cymone direbbe che si tratta di un complotto, ma mi sembra altamente improbabile.”

SF: “Già, spesso sarebbe consolante pensare che alcune cose dipendano da misteriosi cospiratori, invece dobbiamo ammettere che ognuno fa delle scelte, talvolta anche scelte che feriscono gli altri, scelte che ci deludono...”

NH: “Quindi alla fine che abbiamo deciso? Mustafa era l'unico ad aver preso una decisione seria, tornare a casa, ed avete fatto di tutto per non farlo partire, e rimandare poi a cosa? Più che nuovo ordine turco mi sembra di stare in un nuovo disordine totale.”

SF: “Siamo tutti provati dalle situazioni che stiamo vivendo. Ma una volta superato il primo maggio, la data che ci siamo posti come limite, ci ritroveremo tutti in Italia, e tutti insieme affronteremo gli Oturk e ritorneremo in Turchia... o almeno lo spero...”
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Da qualche parte nell'emisfero nord del globo terracqueo chiamato pianeta Terra.
Per la precisione siamo in quella che potrebbe essere una dimora o un ufficio. Quello che la contraddistingue è la presenza sulle pareti di una delle stanze di una lunga serie di cornici con fotografie, poster di eventi, costumi e magliette messi in esposizione, di una libreria e di due bacheche di cristallo con dentro delle cinture, dei trofei e delle maschere adagiate su delle testine. Al centro del muro principale c'è una bandiera con un logo... quello del new Turkish order.
Ma tutto questo, noi e i protagonisti della storia, non lo vediamo ancora, perché... siamo ancora fuori dalla porta.

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Un trittico di loschi figuri si avventura in un ambiente sotterraneo. La luce del giorno viene filtrata dalle grate sul soffitto, mentre i rumori sono amplificati e distorti dall'eco. Tra i rumori rientra anche la voce di uno dei tre, un certo signor Coban.

CB: “Sono emozionato... diamine! Emozionato come non mai...”

Replica un infastidito Kemal.

KM: “Datti una calmata!”

CB: “Una calmata? Ma sto per entrare nel luogo più sacro del new Turkish order, non è una cosa che ti capita tutti i giorni. È come se Batman mi invitasse nella Batcaverna!”

KM: “Batcaverna? É solo un scantinato glorificato. La gente qui – indica genericamente attorno a sé – ci tiene le bottiglie di vino, le attrezzature da pesca, le loro robacce. Io la nostra storia. Quindi, piantala di emozionarti, anche se effettivamente non ti meriti di entrare nemmeno in questa cantina.”

Il terzetto si ferma davanti una porta, abbastanza robusta, e finalmente Kemal ci svela il nome del terzo compare.

KM: “Siamo arrivati Mehmet. Possiamo essere tranquilli, non c'è nessuno?”

MA: "Ho controllato i vari social. Hanno tutti la brutta abitudine di geolocalizzarsi in giro per il mondo. Ho passato anche qualche minuto sul profilo di Baldone, mi sanguinavano gli occhi. "Buongiornissimo" "Kaffèèè" 'ste cose da 50enne... ho chiuso di colpo il browser!"

Mehmet Arkin mostra le sue doti degne di un ladro dei vip.

KM: “Bene, spero che non abbiano cambiato la serratura. A proposito dove ho messo le chiavi.”

Kemal si tasta cercando le chiavi, mentre Coban tocca la porta, la maniglia e la serratura.

KM: “Cazzo, ricordo di averle portate.”

MA: "Stiamo scherzando? Non ditemi che dobbiamo tornare su a cercare le chiavi..."

Coban incuriosito appoggia l'orecchio sul legno.

KM: “No, ricordo di averle qui con me. Assolutamente.”

CB: “Ragazzi, forse dentro c'è qualcuno!”

Coban viene ignorato.

MA: "Nemmeno io le ho 'ste dannate chiavi!"

KM: “Ora le trovo – scava nella tasca piccola dei pantaloni – ecco, ecco, ecco... trov...”

Neanche il tempo di finire la parola che la porta si apre di scatto e dall'interno...

SHOCK!!!

UN PUGNO DIRETTO SI IMPATTA SU COBAN MANDANDOLO KO!!!

KM: “... trovate.”

Kemal e Mehmet restano senza parole, Coban invece è direttamente senza coscienza, steso a terra.
Ecco spuntare fuori l'autore del pugno... un guardingo e svestito male... Mustafa.
Uno sguardo allo steso Coban, e subito dopo gli occhi si poggiano su Kemal e Mehmet. Sembra di essere a casa McZax, tutti strabuzzano gli occhi e sono senza parole.

KM: “Mustafa!?”

MS: “Tu... tu, brutto figlio di puttana?!”

Qualche minuto dopo. Questa volta siamo all'interno.
Possiamo vedere finalmente le bacheche, le fotografie, le maschere, i trofei, la bandiera nTo, e Coban sul divano con una lattina fredda di Cola Turka sull'occhio sinistro.

CB: “Bestia che dolore!”

Coban “Cipollino” si lamenta.

MA: "Mustafa, non perdi mai le tue gentili maniere. Per poco non uccidevi il povero Coban."

MS: “Credevo fossero dei ladri, ed ho agito di conseguenza. Comunque non ci sono andato poi così lontano. Che siete venuti a fare qui? Cassa con i trofei?”

Risponde un acido Mustafa in canottiera bianca, boxer rossi un po' troppo aderenti e calze di spugna nere.

KM: “Più che altro, che ci fa qui questa signorina?”

Un piccato Kemal replica, indicando con la testa una ragazza dai tipici tratti dell'Europa Orientale che a pochi metri da lui si riveste, nascondendo l'imbarazzo con un sorriso.

KM: “Hai trasformato la sala dei trofei nella tua garconniere?”

MS: “Safiye ci porta le sue amiche sceme, io non posso fare lo stesso con le mie? Comunque hai davvero una faccia di culo, vieni a fare la morale a me? Ritorni dopo 1 anno solo per interrompere l'unica gioia della mia vita. E poi in compagnia di questo – indica Mehmet – cosa è il raduno nazionale degli stronzi venduti ad Oturk?”

MA: "Stai buono Mustafa se non vuoi trasformare questo sottoscala in un inferno. Sono qua per aiutare il tuo caro amico, quindi vedi di calmarti e di ascoltarci attentamente."

Nel frattempo Kemal ha finito di armeggiare vicino a quella che sembra essere una cassaforte a muro, celata da un poster incorniciato del new Turkish order.

KM: “Eccoli qui... ecco i contratti, quelli veri.”

Kemal agita un plico di fogli, prima di mostrarlo ad Arkin.

KM: “Questa è la verità, le firme, le date, il mio accordo privato con Ednan Oturk. Io non ho ceduto un cazzo di niente, non vi ho venduto a nessuno.”

Mehmet osserva le carte rapidamente.

MA: "Bene... molto bene! Con questi documenti sarà più facile fare il culo alla famiglia Oturk. Appena torniamo di sopra le inviamo al mio avvocato."

KM: “Quindi, Mustafa, adesso mi credi?”

MS: “No. Perché dovrei credere a voi due? Non mi fido di entrambi.”

KM: “Ma sta scritto tutto qui, nero su bianco! Avanti leggi.”

MS: “No.”

KM: “Hai dimenticato come si legge?”

MA: "Perché non fai leggere alla tua amica dell'Est? Di sicuro ascolterai più volentieri la sua voce rispetto alla nostra."

KM: “Spero non sia difficile da leggere...”

La ragazza risponde sorridente.

RG: “Io studio scienze giuridiche, sono qui per scambio culturale...”

KM: “Culturale...”

La biondina legge con attenzione.

RG: “Hanno ragione – pesante accento dell'Est – non si parla di cessione di diritti d'immagine, solo accordi per show in Turchia e trasmissioni in televisione.”

KM: “Ecco, non ti fidi nemmeno di lei?”

Mustafa non risponde.

Mehmet prende sotto braccio la ragazza.

MA: "Vieni con me cara, questi due hanno bisogno di qualche minuto da soli. Devono dirsi molte cose..."

Mehmet e la studentessa aprono una porta interna che dà su una scalinata.

KM: “Coban, vai anche tu di sopra a prendere una boccata d'aria.”

Ed anche Coban lascia la stanza per le scale.

KM: “Non vorrei che Mehmet e la tua amica si mettessero a studiare giurisprudenza di sopra...”

Mustafa è a braccia conserte, non tradisce emozioni come al suo solito.

KM: “Vuoi continuare ancora per molto?”

MS: “Di una cosa sola sono dispiaciuto, di aver colpito quel povero disgraziato e non te sul grugno.”

KM: “Avanti dai...”

MS: “Che ti credi, che adesso dovrei saltarti addosso scodinzolando? Magari ti aspetti anche che mi pisci sotto per l'emozione.”

Kemal non risponde.

MS: “Sei sparito per un anno, un anno! Te ne rendi conto? Senza farci sapere se eri vivo o morto, non hai pensato nemmeno a mia zia, anche lei si è molto preoccupata. Non parliamo poi di Safiye, ma hai una coscienza?”

KM: “Certo che ho una coscienza, se non mi sono fatto sentire ho avuto le mie buone ragioni.”

MS: “Buone ragioni un cazzo. Che ti credi, che adesso dobbiamo accoglierti come il salvatore della patria? No caro mio, ti sbagli di grosso, qualunque cosa tu abbia in mente io me ne tiro fuori.”

KM: “Fidati, ho le mie ragioni. Poi, se tu non vuoi credermi ancora ti chiedo solamente di non dire ancora nulla agli altri.”

MS: “Perché, credi che gli altri la pensino diversamente da me? Ragiona, brutta testa di cazzo.”

KM: “Io affronterò la situazione prendendomi le mie responsabilità.”

Ad un tratto una voce femminile interrompe l'amaro dialogo tra i due (e non si tratta della studentessa dell'Est di prima).

??: “Se ci tenete davvero tanto alla vostra privacy dovreste imparare à fermér les portes.”

Una donna, lunghi capelli neri, uno spesso cappotto e occhiali da sole. Nascosto dietro di lei c'è qualcuno, la solita piccola presenza cui ormai ci siamo abituati.

KM: “Vi avevo chiesto di aspettarmi in auto.”

La piccola presenza si stacca dalla donna e corre verso Kemal, allungando le braccia per farsi sollevare.

??: “Tu as pris trop de longtemp, lui ha iniziato a chiedere di te.”

Mustafa ha osservato tutta la scena ed è estremamente sorpreso.

MS: “Ma... ma... ma sto sognando? Che cazzo sta succedendo?”

La donna avanza nella stanza, si guarda attorno fino a fermarsi vicino ad una parete, e comincia a fissare una targhetta e due trofei. La sua espressione diventa triste.

KM: “Questa è un'altra cosa di cui non dovrai parlare con nessuno, chiaro?”

MS: “Ma che cazz...”

??: “Et toi? T'étudie encore le francaise #2?”

MS: “Oh merde!”

KM: “Comunque – si rivolge al bambino – lascia che ti presenti il più silenzioso figlio di buona donna, tira-calci e Don Giovanni da strapazzo della Turchia intera. L'altra metà dei Dev Adam, lo zio Mustafa.”
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Berlino, qualche giorno fa. Siamo nella Baldhaus, ma per una volta non ci sono membri del nTo al centro dell'attenzione, bensì due allievi della palestra, che potrebbero non essere degli autentici sconosciuti per i vecchi fan della OBW dato che i due hanno debuttato in quella federazione. Uno più basso e magro, l'altro più alto e grosso si tratta di Werther Götze e Siegfried Schäuble e con loro c'è il proprietario della struttura che ospita la palestra, l'infame Alexander Oturk.

AO: "Ho approfittato di questi giorni, in cui tutti sono a Roma, per parlare con voi in privato. Io vi ho visto allenarvi qui dal primo giorno in cui siete entrati da quella porta e arrivare a debuttare nella OBW, dopo la chiusura poi vi ho visto allenarvi ancora più duramente, per cercare di guadagnarvi un'altra chance altrove."

I due si guardano e fanno segno di sì con la testa, cercando di capire dove voglia andare a parare.

AO: "Vi conosco e so che posso parlare con sincerità con voi, è giusto sappiate che ben presto le cose cambieranno qui alla Baldhaus, anche se per ora non posso dirvi molto altro. Voi due però, non siete tra i rami secchi che dovrò tagliare per il bene della mia azienda..."

Ancora Werther e Siegfried si guardano, apparentemente sollevati.

AO: "... Se vi dimostrerete validi. Perché finalmente chance che avete sempre sperato di avere, la possibilità per cui avete lavorato fino ad oggi è qui davanti a voi."

Alexander Oturk passa due sacchetti, uno per uno.

AO: "Ho un lavoro per voi, portatelo a termine e potrete restare, contrariamente... Sarete tra gli esuberi che saranno tagliati."

I due ragazzi tedeschi aprono i sacchetti ed estraggono il contenuto, una maschera antigas per Werther Götze e... una maschera antigas per Siegfried Schäuble.

AO: "Questi sono i vostri biglietti per Roma, il primo maggio sarete al cospetto degli atleti che avete visto allenarsi qui per tanto tempo."

Werther e Siegfried indossano le maschere e prendono i biglietti, non c'è altro da aggiungere alle parole di Oturk.




Corridoi della FWF Arena, due uomini avanzano.
Uno è altissimo, l'altro è un uomo di media statura. L'uno è muto, l'altro parla ed anche troppo. L'uno è impassibile, l'altro quasi trema dall'ansia e dalla paura. Per farla breve, siamo con Ifrit the Giant ed Ediz Gul.
“El Profeta” è intento a dialogare con il “Djinn”, quindi stiamo assistendo ad un monologo, considerando il mutismo volontario del colosso del new Turkish order.

EG: “Ho paura... no, un uomo di fede non può avere paura. Ecco, ho timore... timore di non essere all'altezza della situazione, ti rendi conto di cosa sono chiamato a fare? Sostituire Selim... non è facile.”

Ediz si tocca le tempie, mentre Ifrit continua ad avanzare come se nulla fosse.

EG: “Sì in passato sono stato chiamato a questo ruolo... quando eravamo in WTF, e c'era stato quel piccolo infortunio. Ma oggi tutto è cambiato. Il divario tra me e lui è così incolmabile. Lui è l'unico ad aver vinto il King of Rome e la World Tag League, era il 5 Crown Sultan, ed io? Chi sono? Carne da macello.”

Ediz si percuote il petto.

EG: “Sono l'anello debole, quello che sta nel new Turkish order solo per far sembrare ancora più inarrestabili gli altri. Tutto ciò è ingiusto, non per me, ma per Selim. Era pronto a diventare la guida e il campione del gruppo, Kemal e Mehmet nella stessa persona. Avrebbe riconquistato il FWF World Heavyweight, così come con te aveva ripreso i World Tag. I più grandi tesori della storia nTo, i titoli che l'nTo ha reso grandi con i Dev Adam e Mehmet, sarebbero stati nelle sue mani... ed invece, qualcuno gli ha giocato un brutto tiro...”

Gul scuote la testa.

EG: “Yusuf... ha ingannato tutti. Chi avrebbe mai detto che la sua invidia lo avrebbe spinto a tanto. Sì, in passato anche noi altri dell'nTo ci siamo attaccati, abbiamo combattuto una guerra intestina, ma noi pensavamo al gruppo, al futuro della stable, non alle questioni personali. Che vigliacco Yusuf... vigliacco... perché io che sono? Sto tremando dalla paura!”

Ifrit si ferma, ed affonda con un certo vigore la sua mano enorme sulla spalla di Ediz, il quale si piega neanche fosse Fantozzi. Ed ecco che qualcuno si unisce ai due... è Safiye.

SF: “Ediz, ho sentito quello che hai detto...”

EG: “Eh...”

SF: “Non essere così severo con te stesso. In alcune circostanze la paura è normale, non è vigliaccheria, più tieni ad una cosa più hai paura di sbagliare. Comunque non hai nulla di cui preoccuparti, adesso dobbiamo essere più uniti che mai.”

EG: “Hai ragione Safiye, non devo avere paura. Se il Misericordioso ha voluto mettermi alla prova, un motivo ci sarà... io devo solo sottostare al suo volere... Ifrit però... tu picchia i due Genocide con tutta la forza che hai in corpo!”

Ifrit risponde con un'altra pacca sulla spalla. Ed ecco che arriva anche Nene Hatun, che non proferisce parola.
Il quartetto avanza, ed avvista altri due componenti del new Turkish order: Hun Baldone e Ismail.
I due sono vicini appoggiati ad un muro, ed entrambi osservano i loro smartphone con aria preoccupata.

EG: “Siamo qui.”

HB: “Brutte notizie kidz...”

EG: “Ancora?”

IS: “Peggio di quello che potete immaginare.”

HB: “Mi hanno sfrattato, hanno sfrattato la Baldhaus.”

Gli ultimi in coro (tranne Ifrit): “COSA!?”

HB: “Sì, kidz, la Baldhaus non ha più una sede fisica a Berlino. Quel figlio di buona donna di Alexander Oturk non mi ha rinnovato il contratto d'affitto. Siamo ufficialmente in mezzo ad una strada.”

NH: “Cazzo, allora è vero che Kemal ci ha venduti!”

Safiye scuote la testa lentamente.

SF: “Non... non è possibile che ti abbiano mandato via!”

EG: “Ha ragione Safiye, questo è impossibile.”

HB: “Impossibile? Non porre limiti alla meschinità e alla jabronaggine. La notizia ha iniziato già a circolare, lo stronzetto ha iniziato a ciarlare motivazioni degne del jabrone che è.”

IS: “La palestra resta, sarà affidata ad una nuova gestione. Dicono che stia convincendo già gli iscritti ad affidarsi al nuovo progetto...”

SF: “Quindi è questo che sta accadendo, non riesco a crederci!”

HB: “I miei ragazzi... vuole rovinare anche loro? Guardate che è successo, birader, con Yusuf, ha subito troppo l'influenza del fratello ed è diventato un Son of Bitch...”

EG: “Non essere così buono con Yusuf. La mela non cade così lontana dall'albero.”

HB: “Well, kidz, la prima cosa che voglio chiedervi è di non perdere la calma, soprattutto tu Ediz ed anche tu Ifrit, avete un match importante da lottare. I pensieri fuori dal ring, please. Seconda cosa, Ismail e Mustafa avranno pure chiuso Alexander nell'armadietto, ma non mi sembra una vendetta... sarebbe sproporzionata all'offesa. Ho il timore che gli Oturk intendano scaricarci, dopo aver banchettato sul nostro lavoro. Mi cacciano dalla loro struttura, ma continuano a godersi i nostri diritti d'immagine.”

NH: “Visto Safiye, che ti dicevo? Siamo stati merce di scambio!”

SF: “Non può essere...”

Baldy si accarezza la barba.

HB: “Da quando Ednan ha avuto problemi di salute, e da quando Sely gli aveva dato fiducia, quel jabroni di Alexander si è avvicinato troppo al nostro business, ha tirato nuovamente il fratello a sé... e questi sono i risultati. Ma noi siamo ancora i padroni del nostro destino, sul ring possiamo dire ancora quello che vogliamo, birader, so, siamo solo cantanti con una canzone da cantare, quindi imbellettiamoci e saliamo sul palco anche questa sera.”

EG: “Va bene... ci proverò...”

HB: “Kidz... avevamo detto che dopo questo show avremmo deciso che fare, non cambia di una virgola il nostro piano, anzi abbiamo un motivo in più per affrontare gli Oturk insieme, uniti. Chiaro? Io punto al vecchio Ednan, sinceramente non me ne frega nulla di parlare con quel coglioncello di Alexander, io voglio l'uomo che sta dietro tutto... gli farò sputare tutto fuori, malato o non malato, chiaro?”

Tutti dicono di sì con la testa.

HB: “So, kidz... United we stand, divided we fall.”




La stanza è la solita, quella buia degli incontri tra Oturk e l'uomo misterioso, che in questo momento è l'unica persona presente, davanti a un televisore. Le immagini che scorrono sono quelle di Revolution #41 lo show del quinto anniversario RPro.
D'un tratto vibra il suo telefono e comodamente l'uomo risponde e mette in vivavoce. Ad arrivare è la voce di Alexander Oturk, visibilmente su di giri.

AO: "È fatta! Baldone e i suoi uomini sono ufficialmente fuori dalle mie strutture, la Baldhaus non esiste più."

Dall'altra parte, anche la voce dell'uomo misterioso è soddisfatta.

??: "È andato tutto per il verso giusto con lui e non solo. La Baldhaus non esiste più, ma nemmeno il New Turkish Order, ma l'hai visto? I pochi uomini che gli sono rimasti non sono in grado nemmeno di battere quei falliti dei due Genocide!"

Risata dell'uomo nell'ombra, mentre Alexander resta contento, ma serio.

AO: "In virtù di quanto hanno fatto, direi che i giovani possano restare nella scuola, non ti pare?"

??: "Per loro e tutti quelli come loro, avremo sempre un posto. Se poi vuoi che siano le tue strutture ad ospirarli... Fai pure Oturk."




tratti da:Raven Project "R³volution #41" 01/05/2017, 5th Anniversary Show"
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
La stanza è la solita, quella degli incontri tra Alexander Oturk e il suo misterioso complice nel piano di distruzione del new Turkish order. Ancora una volta, però, Oturk non è presente e nella penombra l'unica figura è quella dell'uomo davanti al laptop, probabilmente alle prese con una nuova pagina delle sue cronache.

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"L'Araldo è stato scoperto e anche il piano di invasione in Germania è fallito.
Il proprietario, un tedesco di origini turche, ha affrontato di petto la questione e lo ha escluso dal prossimo show della sua federazione. Gli ha chiesto però di metterlo in contatto con me... a quanto pare sa tutto.
Dovrei rifiutare l'incontro, in modo che lui possa continuare a negare la sua vera identità. Purtroppo però, non abbiamo alternative, il fallimento è prossimo, non solo quello del programma, ma anche quello economico e finanziario. Devo andare per forza a quell'incontro."


L'uomo si alza per qualche istante dal tavolo di lavoro e recupera un bicchiere e una bottiglia poco più in là, si versa da bere e sorseggia, quindi possa il bicchiere di fianco al mouse e si ributta nel racconto.

"Il proprietario è contento di avere capito tutto, mostra sicurezza, è certo che accetterò qualunque cosa abbia da propormi, sicuramente sarà un ricatto per non rivelare la vera identità dell'Araldo.
E invece no. Mi parla dei suoi piani in Germania, mi dice che non ha senso pianificare un'invasione della sua federazione, perché tra pochi mesi non esisterà più e conquistare un guscio vuoto è inutile.
Mi parla di altri affari più grossi, non briciole tedesche, ma milioni internazionali.
L'Araldo potrà continuare a lottare nella sua federazione, per non destare sospetti con un suo licenziamento, nessuno saprà la sua identità e la sua provenienza, ma mi chiede di entrare nell'affare del secolo: risolvere i problemi di natura economica e allo stesso tempo ottenere visibilità, un nuovo punto di reclutamento e lo spazio sui palcoscenici internazionali di cui abbiamo bisogno per il nostro piano.
È il 2 maggio 2016 e io accetto, è l'alba di un nuovo giorno."


Ripensando al ricordo di un anno fa, l'uomo scola il resto del suo bicchiere e salva il file con nome.

"Cronache della rinascita - 2016 05 02 - L'alba di un nuovo giorno"
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