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Ordine Esule
Topic Started: Jul 20 2016, 19:21 (1,169 Views)
Cross Wizard
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Altrove.

L'atmosfera nella stanza è tesa, i presenti sono tutti membri del Kommando, al gran completo per l'occasione: Frank Steiner il Generale e capo delle truppe nel TWP, i Bruder Muller Markus e Christian, Arianne la Wunderfrau dela Suicide Division, Genocide ormai ex King of War, ma anche il Kaiser Heinz Lieder stesso e come sue "guardie del corpo" Der Kraken e Zweite Kraken.
Il primo a parlare è proprio il Kaiser, con gli altri che ascoltano in religioso silenzio.

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Lieder: "Quel che è successo nell'ultimo periodo è assolutamente intollerabile.
Genocide, dopo molti mesi ha perso il King of War Title, mentre voi siete stati eliminati nel primo turno del King of Trios Tournament.
Qualcosa da dire a riguardo Steiner?"

I Bruder Muller deglutiscono, la fortuna vuole che a rispondere sia stato chiamato il terzo membro del loro team.

Steiner: "Non ci sono scuse per quanto accaduto, Mein Kaiser. Faremo il possibile per sistemare tutto e rimettere le mani su ogni cintura del TWP.
Ma credo il problema più grave ora sia il nTo che ha messo le mani su Yusuf Oturk... Sono pronto a punire personalmente chi l'ha permesso, ma io non so chi sapeva dove si trovasse ed è quello che vorrei chiedere, per poter agire."

Un gesto con una mano di Lieder, che fa capire che è meglio lasciare perdere.

Lieder: "Questo non è un grosso problema Steiner.
Yusuf non ha più alcun valore dal punto di vista economico e non ha idea di dove si trovi Ednan al momento, quindi non dobbiamo preoccuparci di lui.
Di scoprire come siano arrivati a lui mi occuperò io in prima persona, ma mi aspetto risultati ben diversi da voi. E in proposito, tu... Sei stato inserito da Simon Steed in un nuovo torneo."

Il dito di Lieder si piazza su Genocide.

Lieder: "E mi aspetto che tu lo vinca.
La ricchezza, il potere, tutto quanto in ballo negli ultimi anni non ha alcun valore se i risultati nel quadrato non sono all'altezza.
Non dimenticate mai il nostro vero obiettivo."

Genocide si limita ad annuire, ma un colpo di tosse li interrompe.

Lieder: "Parla pure Steiner."

Steiner: "Mein Kaiser, vorrei chiedere di vedere il volto di Genocide."

Momento di silenzio surreale.

Steiner: "Qualcuno sapeva dove tenevamo Yusuf e il nTo è riuscito a trovarlo, io mi fido al 100% di tutti i membri del Kommando, ma lui... Come posso fidarmi se non so nemmeno come si chiami e che faccia abbia?"

Lieder: "Lasciateci soli per cortesia, anche tu Genocide, non ti farò togliere la maschera ora."

Tutti i membri del Kommando ad eccezione di Frank Steiner escono dalla stanza, in realtà restano anche i due Kraken, in protezione del Kaiser.

Lieder: "Steiner... Quando ti ho messo a capo del Kommando nel TWP, dopo essere stato bandito da Steed, l'ho fatto perché conosco la tua devozione alla causa... E a me.
Ho forse sbagliato?"

Steiner: "No, Mein Kaiser."

Lieder: "Io conosco Genocide e ho affidato a lui la parte più importante del nostro piano, sin dall'inizio, credi forse che abbia sbagliato a farlo?"

Steiner: "No, Mein Kaiser."

Lieder: "Inoltre ti ho detto che mi occuperò io di questo problema, lo farò, ti può andare bene?"

Steiner: "Sì, Mein Kaiser."

Lieder: "Sono sempre io a dare gli ordini, giusto?"

Steiner: "Sì, Mein Kaiser."

Lieder: "Tu preoccupati dei risultati nel TWP. Ognuno ha il suo compito e questo è il tuo!"

Frank Steiner annuisce e va verso la porta, ma Lieder lo blocca.

Lieder: "Dimentichi niente?"

Il Generale alza un braccio.

Steiner: "Heil Kaiser! Heil Kommando!"

Il Kaiser annuisce e si stacca il collegamento.




Questa volta il luogo è ben precisato. Uffici della Baldhaus, Berlino. Il tempo? Beh, quello non importa.
Tre uomini, ben vestiti, sono seduti attorno ad una scrivania, faldoni e cartelline davanti a loro. Un trittico di gente di un certo livello, che si sta rivolgendo ad un altro individuo, nettamente più “sportivo” nell'abbigliamento.

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Uno dei tre incravattati, quello con due occhiali alla ragionier Filini, sta proferendo parola.

???: “Voglio rammentarle, signor...”

Attimo di esitazione, e l'uomo “casual” risponde.

???: “Kemal, chiamatemi pure Kemal. Signor avvocato.”

Tre avvocati, o presunti tali, che parlano con Kemal dei Dev Adam. La situazione adesso è più chiara.

Avvocato: “Signor Kemal, le rammento che trattenere una persona contro la sua volontà, è un reato grave. Non solo qui in Germania, ma in ogni Paese civile.”

Kemal: “Contro la volontà di chi?”

Avvocato: “Del signor Oturk.”

Kemal: “Yusuf? - sorride sarcasticamente – Il signor Oturk è qui con noi di sua spontanea volontà.”

Avvocato: “Quindi non vedo per quale motivo non possa parlare con noi.”

Kemal: “E comunque, signor avvocato, non è forse anche reato falsificare la firma di altri nei contratti?”

Avvocato: “Quella è una situazione nettamente più complessa, signore. E non riguarda il signor Yusuf.”

Kemal: “Anche far del male volontariamente a qualcuno durante un allenamento non è propriamente legale, o sbaglio?”

Avvocato: “Beh, anche questo caso è differente. E comunque, signor Kemal, non siamo qui a mischiare le carte senza senso. Cerchiamo di collaborare.”

Kemal: “Io non collaboro con la famiglia Oturk. Mai più.”

Avvocato: “Comprensibile – alza le mani (come un certo owner) – ma noi non siamo qui in rappresentanza della famiglia Oturk.”

Kemal: “Ma della loro società. Che cambia?”

Avvocato: “Vorrei farle presente questa situazione. La famiglia Oturk ha tanti interessi economici, il pro-wrestling è solo uno dei tanti, e nemmeno quello più importante.”

Kemal: “Lo so, per il vecchio era solo un passatempo. Le nostre vite sono un passatempo per lui...”

Avvocato: “Un passatempo che ha inghiottito tre membri della famiglia. C'è un vuoto di potere pericoloso. Gli stakeholder sono molto preoccupati.”

Kemal: “Non è un mio problema.”

Avvocato: “Trovare Ednan è un vostro problema? Anche il nostro. Trovare Alexander è un vostro problema? Anche il nostro. Risolvere questa questione dei contratti è un vostro problema? Anche il nostro, possibilmente lontano dalle aule di tribunale.”

Il turco scuote la testa come a dire: “E sti cazzi?”

Avvocato: “Vogliamo sapere se Ednan Oturk è realmente malato, quanto lo sia. Se è ancora in grado di intendere o volere, se è capace ancora di gestire un'azienda. In tutto questo, lei potrebbe guadagnare molto.”

Kemal: “Guadagnarci? Io voglio solo quello che ci spetta.”

Avvocato: “E lo avrà, faremo di tutto per averlo. Gli stakeholder per quanto riguarda il pro-wrestling, non hanno particolari progetti, oltre che una certa simpatia verso il new Turkish order. Sinceramente, signor Kemal, crede che vogliano affossare il resto, per loro molto più concreto, per un capriccio di Alexander Oturk?”

Kemal: “Un capriccio pericoloso. Voglio darvi una brutta notizia. Yusuf sa veramente molto poco su Ednan e il fratello. Era un uccello in gabbia. Una testa di paglia. Un fesso in pratica. Buono solo a firmare qualche scartoffia sulla salute dello zio. E fidatevi, abbiamo lavorato bene per farlo parlare.”

Avvocato: “Serve la presenza di un membro della famiglia Oturk, dobbiamo rassicurare gli stakeholder. Sarà poi nostra particolare premura risolvere al meglio la questione con voi. Le ripeto, cerchiamo tutti una cosa, e mi sembra palese. Chiudere i conti con la famiglia Oturk.”

Kemal: “Garanzie. Vogliamo garanzie scritte.”

Avvocato: “Non è un problema.”

Kemal: “Di questo però ne dovrete parlare anche con i legali della famiglia Arkin.”

I tre avvocati si guardano annuendo.

Kemal: “Ma oltre questo. Volete Yusuf... non è un problema per voi, se conclude un ultimo allenamento con i suoi vecchi amici?”

Squadra i tre, che quasi strabuzzano gli occhi.

Kemal: “Il ragazzo è arrugginito. Ci andremo piano con lui, non vorremmo che sbagliando qualche mossa possa farsi un po' male...”

Avvocato: “Signor Kemal...”

Kemal: “Cose che succedono, non siamo noi a decidere. Fatalità che vogliamo evitare a tutti i costi.”

Il turco sorride.




Atene, esterno giorno, prima dello show.
La capitale greca si mostra in tutta la sua contraddizione: un glorioso passato che stride con un complicato presente, fatto di perenne crisi e incertezze. Ma non siamo qui per raccontarvi i dolori del popolo ellenico, bensì molto più prosaicamente siamo impegnati nel seguire una passeggiata, lontana da occhi indiscreti, di due volti a noi noti.
Uno di questi è quello di Safiye, l'altro è difficile definirlo tale, anche perché il suo volto è tutt'altro che noto, stiamo parlando infatti del mascherato MURAD.
Vi invito quindi tutti a fare uno sforzo di fantasia, ed immaginare che in ogni istante qualcosa celi volutamente il viso del “Flying Assassin”, compresi passaggi di volatili, arbusti o inspiegabili lanci di giacchette di jeans.

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I due componenti del new Turkish order stanno passeggiando ed è la rossa a rivolgere la parola all'uomo.

Safiye: “Comincia a sentirsi la primavera, le giornate sono più lunghe e calde, che bello!”

MURAD: “Lo avvertono anche gli allergici.”

Il tono è velato di sottile ironia

Safiye: “Non sono un soggetto allergico – sorride – comunque sai, questo Paese rappresenta molto per me.”

MURAD: “Lo so perfettamente, ma c'è forse qualcosa che per te non significhi molto? Sia chiaro non voglio sembrarti...”

Safiye: “Cinico?”

MURAD: “Intendevo dire realista. Comunque non intendo mancarti di rispetto sia chiaro. Anzi sono incuriosito da questo tuo entusiasmo, se posso definirlo tale.”

Safiye: “Chiamiamolo più affetto. Sembra strano provare affetto per un luogo ma per me è così, e non solo qui in Grecia, anche in altre parti del mondo. Perché ovunque sono stata ho lasciato una parte del mio cuore, ho vissuto momenti belli e brutti, ho condiviso tempo e spazio con i miei compagni di svenutra... forse sono troppo sentimentale.”

Sguardo distratto alle vetrine.

MURAD: “Punti di vista, riesco comunque a comprenderli.”

Safiye: “È così che giri il mondo? Senza trovare un luogo che possa esserti caro? Che tristezza caro mio.”

MURAD: “Ognuno sceglie una vita e poi ne accetta le conseguenze.”

I due attraversano la strada (e un bel bus ci impedisce di vedere il volto di MURAD).

Safiye: “Il solito discorso della vita nomade. Comunque, parlando di cose concrete... Yusuf.”

L'uomo guarda altrove come se colto da disgusto.

Safiye: “È servito a qualcosa? Ha parlato?”

MURAD: “Inutile, inutile e vigliacco fino alla fine.”

Safiye: “Va bene. Non so se condividere quanto gli hai fatto... ma l'nTo è stato ingannato ed ora deve riscuotere la sua vendetta e riprendersi quello che gli è dovuto.”

La rossa mostra un'inaspettata risolutezza verso l'Oturk.

MURAD: “Una porzione di quanto dovuto era appunto la mia vendetta, quella degli Arkin. Essa non ammette ambiguità, va consumata, fino all'ultimo, senza pietà soprattutto nei confronti dei traditori.”

Safiye: “A volte ammiro la vostra inamovibilità, quella tua, quella di Kemal, degli altri e anche di Nene.”

MURAD: “Queste sono parole di stima?”

Safiye: “Certo, nei confronti di tutti voi... ma soprattutto di Nene. È stato qui in Grecia che io e lei abbiamo forgiato il nostro rapporto... problematico! E questo è un altro dei motivi per cui sono affezionata a questo posto.”

MURAD: “Vantarsi di un problema, affezionarsi ad esso. Sei complessa, ragazza.”

Safiye: “Punti di vista. Lo hai detto prima.”

MURAD: “Quella Nene non mi sembra molto amichevole. Ma serve a portare gloria all'nTo, quindi ben vengano anche i tuoi buoni sentimenti. L'Amazon Twins deve essere vostro.”

Safiye: “Nene mi vuole bene. Anche se ha timore a dimostrarlo. È fatta così.”

MURAD: “E tu? Come sei fatta?”

Safiye: “Beh in che senso... cioè – imbarazzata – io cerco di dimostrare il mio affetto. E tutto quello che provo e sento.”

MURAD: “Ottimo. Apprezzo ogni forma di onestà.”

(MURAD presdelcons!!!”)

MURAD: “Anche io sono un individuo limpido.”

Safiye: “Ah... ma lo sai che sei quasi simpatico? O sarà pure questa la primavera?”




"Manca poco ormai, quindi facciamo in fretta."

Vediamo Heinz Lieder, ma non con chi stia parlando.

Lieder: "Presto Arianne sarà qui e allora affronteremo il discorso THEA e FWF... Ma ora dobbiamo parlare io e te di Yusuf."

Come già visto nell'ultimo show THEA Ladies Be Ambitious, Arianne e Lieder hanno avuto un incontro con Genocide come terzo protagonista, quindi anche senza vederlo sappiamo con chi stia parlando il Kaiser del Kommando.

Lieder: "Anche se non ne ho fatto parola con Steiner e gli altri, io e te sappiamo la verità su di lui e sul suo ritrovamento.
Nel caso tu non lo ricordassi, solo io e te sapevamo dove si trovasse."

Con una mano Der Kaiser blocca preventivamente la risposta del suo interlocutore.

Lieder: "So che non hai tradito, so bene che non lo faresti mai, ma devi capire come siano arrivati a lui, solo tu puoi saperlo, perché solo tu puoi esserne la causa."

Un solo verso, l'inizio di una negazione, prontamente interrotta.

Lieder: "No, no. Non obiettare, io non sbaglio, lo sai. Solo tramite te il New Turkish Order può aver messo le mani su Yusuf quindi cerca di capire come abbiano fatto, al più presto."

Silenzio, l'interlocutore di Lieder sembra soppesare la prossima risposta.

Lieder: "Se stai pensando a Ednan, non c'è niente di cui tu debba preoccuparti. Probabilmente ti hanno seguito solo mentre andavi da Yusuf, o forse non sono riusciti a tirarlo fuori... Ma in ogni caso è già stato spostato in un'altra struttura sicura, stavolta in Europa, lontano."

In lontananza suona un campanello, Der Kaiser si ferma e allunga una mano verso l'invitato.

Lieder: "Indossa la maschera ora, nemmeno lei deve sapere chi sei... E ricordati il tuo nuovo incarico, scopri come sono arrivati a Oturk."

Mentre il Kaiser finisce di parlare, l'uomo indossa la maschera, ovviamente è antigas e finalmente vediamo anche lui, premere il pulsante per parlare.

Genocide: "Me ne occuperò il prima possibile, fidati di me."

Entra finalmente nella stanza anche Arianne, Lieder le indica la poltrona al fianco di Genocide.

Arianne: "Non credevo di essere in ritardo."

Genocide: "Non c'è problema, sono arrivato meno di un minuto fa."




Siamo in una camera di albergo già vista, qui Karen ha incontrato una suora asiatica ed è la stessa Karen che vediamo oggi.
La bellissima losangelina, è indaffarata, ovviamente non sta lavorando, ma cammina avanti e indietro sui suoi vertiginosi tacchi, infilando ampi orecchini a cerchio dorati... Finché qualcosa non attira la sua attenzione.

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Karen: "Allora? Sei pronto?"

Nessuna voce a risponderle, solo qualcuno che sbuffa, su una poltrona davanti a lei.

Karen: "Andiamo, Harald, faremo tardi alla cena con i vostri finanziatori se non ti sbrighi!"

A risponderle è la voce di un uomo, l'abbiamo già sentita più volte anche se non sappiamo a chi appartiene, è la voce dell'Araldo del Kaiser del Kommando.

Harald: "Non ci sarà nessuna cena con i finanziatori."

Karen: "Ma come no? E' il 28! Ne avevamo parlato un mese fa non ricordi?"

Harald: "Non andremo a quella cena."

Karen: "Ma perché? Ti è successo qualcosa? Ti vedo pensieroso."

La splendida bionda si va a sedere in braccio al suo fidanzato.

Karen: "Magari posso aiutarti io a dimenticartene per un po'... Così potremo andare alla cena..."

Si riesce a vedere un braccio muoversi verso il basso.

Harald: "No. Non c'è niente che tu possa fare in questo momento."

Seccata la giovane si alza di scatto e mette il broncio.

Karen: "Almeno dimmi cosa c'è che non va! Sto qui ad ammuffire tutto il giorno, tutti i giorni, in attesa che tu ti ripresenti dopo uno dei tuoi viaggi, se ci sono problemi, credo di meritare di saperlo!"

Harald: "Sono problemi di lavoro. Non ti riguardano e, come sai, non posso parlarne.
Perdonami, ma se questo non ti sta bene, puoi andare quando ti pare. Non ti fermerò."

Karen: "Ma se non puoi parlarne con me e ti fa stare male, come puoi andare avanti?
Ci sarà qualcuno con cui potrai confidarti, almeno! Un amico, un parente, un collega, qualcuno!"

Probabilmente l'uomo si limita a scuotere la testa, perché non sentiamo una risposta, che comunque la donna capisce.

Karen: "Ho un'idea!"

Harald: "Non provare nemmeno a consigliarmi il tuo psicologo, perché..."

Karen: "Ma no, niente psicologo! Sai, ci sono cose che non puoi dire nemmeno a loro.
Il segreto professionale è una stupidata, sono sicuro che senza fare nomi, tra colleghi quelli si raccontino tutto per farsi due risate alle nostre spalle la sera..."

Harald: "Quindi cosa avevi in mente? Una gita fuoriporta? Una serata solo per noi? Cosa?"

Karen: "Una confessione."

Harald: "Cosa? Hai bevuto?"

Karen: "Ma no... Sai, anche io pensavo fosse una scemata, ma ultimamente ho iniziato a confidare a un prete quello che non posso dire a uno psicologo e mi sento meglio!"

Harald: "Immagino sia un tocca sana..."

Karen: "Non fare quella faccia... So che sembra ridicolo, ma da quando ho incontrato suor Thérèse e mi sono confidata con lei, non posso più farne a meno... Promettimi che ci penserai domani!
E ora dimmi, resto vestita e usciamo, mi spoglio e mi raggiungi di là? O che?"

Harald: "Immagino che quella di spogl..."

La donna si blocca, insieme alle parole di Harald.

Harald: "Chi diavolo è Suor Thérèse?!?"

Karen: "Perché ti scaldi? E' quella suora di cui ti avevo parlato, quella che aveva perso il suo libro nella macchina che avevi noleggiato tu..."

Harald: "Di cosa parli?!?"

La donna mette le mani sui fianchi, infastidita.

Karen: "Perché non mi ascolti mai?!?!?
Ti ho parlato di questa suora asiatica che parlava in francese!"

Harald: "Una suora asiatica che parlava in francese?!?"

Karen: "Sì! Davvero non ascolti una sola parola di quello che ti dico?!?"

Harald: "Ascolta Karen. Non ti spogliare, ok?
Facciamo due chiacchiere e poi usciamo a cena, ti va?"

Karen: "Certo! Finalmente! Di cosa vuoi parlare?"

Harald: "Dimmi esattamente tutto quello che hai detto alla suora!"

La giovane donna si siede nuovamente sul compagno e inizia a parlare.
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Cross Wizard
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Roma, o almeno abbiamo il sostanziale dubbio che si tratti proprio di questa città. Siamo all'interno di un locale, una tipologia di esercizio commerciale che può sembrare opposto ad ogni forma di pro-wrestling, e di intrattenimento “pop” in generale. Siamo infatti in un antiquario, magari non il più costoso della capitale, ma nemmeno un rigattiere.
Non ci sono mobili anni '70, non preoccupatevi, ma vetuste credenze di inizio '900, impolverate tele del '700, massicce scrivanie sulle quali probabilmente qualche poeta romantico avrà versato lacrime ed inchiostro.
L'odore di umido pizzica le narici di qualcuno che noi conosciamo e che ora si guarda attorno, con lo sguardo perplesso di chi non è abituato ad un posto, non lo comprende, ma non ne sottostima il valore.

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???: “Mi sono sempre chiesto cosa si possa trovare di piacevole nel comprare mobili di gente morta e sepolta. Non credi sia in un certo senso macabro?”

Una voce femminile risponde all'uomo.

Donna: “Kemal...”

Ecco il nome del signore nostro protagonista.

Donna: “Trovo sempre interessante il tuo faire semblant de ne pas comprendre determinate cose. Lo trovo quasi sublime. Quasi un atto de soumission.”

Kemal: “Ma che diavolo vai a pensare?”

Donna: “Il fascino della storia lo subisci anche tu, ed esso non è fatto solo des actes dei grandi uomini, ma anche du quotidien che vive attraverso questi simples objets.”

Kemal. “Semplici... a giudicare dal prezzo non direi.”

Donna: “Quando ti rifugi nella venialità tu es presque mignon. Guarda questa sedia, chissà magari su di essa si sarà seduta Paolina Bonaparte, pendant qu'il réfléchissait su come gli ideali rivoluzionari fossero degenerati nell'impérialisme napoléonien.”

La donna accarezza l'oggetto in stile tardo-imperiale.

Donna: “Silente testimone di una storia fatta des femmes et des hommes... così fin troppo normali nelle loro existences. Sai cosa ho pensato?”

Kemal: “Se sapessi cosa pensi non avrei passato gli ultimi 6 anni della mia vita a distruggermi dietro te.”

Donna: “Ihihihihi... da qualche parte dovrò pour prendre racine, e credo che qualcosa del genere, un'attività comme celui-là mi si addica.”

Kemal: “Vuoi metterti a fare l'antiquaria?”

Donna: “Pourquoi pas? Alla fine sono o non sono io stessa materiale per un cabinet des curiosités?”

Squadra se stessa in uno specchio lì vicino.

Donna: “Il tempo passa inexorablement, Trooper, soprattutto quando sei une femme.”

Kemal: “Non sai quanto mi dai fastidio quando giochi a fare la vecchia.”

Donna: “Magari lo fossi, une vieille, avrei molto meno da perdere.”

Si avvicina allo specchio e studia le sue rughe d'espressione.

Donna: “Ça peut sembler étrange se non superficiale, un giorno quello che vedo dans cette reflet potrebbe sparire. Sarà superficiel ma è un pensiero che ogni donna fa, soprattutto chi come me del suo corpo ne ha fatto la seule arme contro il mondo.”

Kermal: “Hai molto di più da offrire.”

Donna: “Conserva la tua carità da maomettano pour d'autres occasions.”

Si volta verso l'uomo.

Donna: “Certe volte mi sembra che tes éloges valgano come ta excuse, per aver fatto un figlio con una... prostituta.”

Kemal: “Oggi hai proprio deciso di volerti far mandare a quel paese. Sei semplicemente irritante.”

Donna: “Questo vuol dire che je sers encore un objectif, e ciò allontana il momento in cui finirò qui avec un prix attaccato ai vestiti.”

Kemal: “Ti aspetti che faccia qualche battutaccia?”

Donna: “Sarebbe fin troppo rassicurante. Comunque mes rêves de gloire antiquaria dipendono ancora da te. Questa storia degli Oturk...”

Lui la interrompe.

Kemal: “Si lo so, lo so... ma tutto diventa sempre più difficile, però non puoi dire che non mi stia impegnando.”

La donna lo guarda.

Donna: “Suor Thérèse t'absout dai tuoi peccati.”

Subito dopo la donna si dirige verso una libreria e squadra i tomi lì posizionati.

Donna: “Hm... sarà une premiere éditione? Sai che libro è?”

Kemal: “Ti sembro un esperto di libri antichi?”

Donna: “Sarrasine di Honoré de Balzac. Parla di un mensonge. Un inganno du coeur più che della mente. Un uomo che si innamora follement di una cantante d'opera che in realtà era un evirato cantore, il a honte, si vergogna e cerca vendetta, ma finisce per essere ucciso. La bella Serrasine da amata finirà il resto dei suoi giorni come uno spectral vieil, capace solo di provocare terreur et répugnance.”

Kemal: “Quest'ennesima ambigua storia inquietante cosa c'entra con le nostre miserie?”

Donna: “Che gli inganni prima o poi finiscono per mietere vittime, d'un côté et de l'autre. Sia l'ingannatore che l'ingannato rischiano di essere travolti da un funeste destin.”

Kemal: “Ed in questo caso noi chi siamo? Il castrato o quello che non ci vedeva troppo bene?”

Cambio rapido di ambientazione. Siamo fuori, per strada, la donna stringe tra le mani il volumetto che aveva visto prima dall'antiquario.

Donna. “Je devrais te remercier per questo regalo?”

Kemal. “Fai tu.”

Donna: “Ad esempio potrei t'embrasser.”

Kemal: “Sai che certe cose non mi piacciono in pubblico.”

Donna: “Suvvia, de quoi as-tu honte? Chi potrebbe osservarci?”

I due si fermano, e lei cinge con le sue braccia il corpo dell'uomo, che con qualche tentennamento ricambia.

... Ma l'ultima domanda della donna forse ha una risposta, qualche isolato più in la all'insaputa dei due c'è qualcuno, qualcuno che osserva. I suoi occhi sono quelli di un ingannato che finalmente scorge il volto del suo ingannatore.




Le immagini ci arrivano direttamente dal traffico di Roma, un uomo che vediamo solo di schiena alza una mano e ferma un taxi, salendo poi rapidamente nell'auto senza perdere altro tempo.

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"Follow that car!"

"Scusi signò nun ho capito!"

Il primo approccio con il tassista cercando di parlare in inglese non è andato benissimo per l'uomo, che quindi tenta di esprimersi in un italiano stentato.

"Segui automobil."

E con un indice puntato sull'auto da seguire, il tassista ha finalmente capito.

"Forte signò, pare de sta in un film! Che sei n'agente segreto?"

"Non capisco tua lingua. Guida."

"Ammazza oh... Simpatico."

L'autista si calma per qualche secondo e segue l'auto, finché questa non si butta nel Grande Raccordo Anulare, spiazzando il conducente.

"Signò, questo va nel Raccordo... Se sbrigamo domani notte se entriamo pure noi."

"Continua."

"Eh no... Nun continuo no, se entriamo mi perdo dumila corse!"

"What?!?"

"Money signò! I want big money!!! 'o capisci questo sì?!?"

"Sì. More money. Ok. Double. Doppio."

"Eddaje... Annamose a fa 'sto giro sul Raccordo"

Saltiamo la lunga odissea nel traffico del GRA e le diecimila bestemmie del conducente contro gli altri autisti, contro il suo passeggero e contro il mondo stesso e arriviamo direttamente alla svolta nell'inseguimento.
L'auto seguita dal tassista, una lunga berlina nera, si ferma al bordo della strada, nei pressi di un lussuoso albergo.

"Ahò questo ce l'ha i sordi! Che faccio mi fermo? Lo supero?"

"Stay. Stop. Here."

"Mi fermo qui. Ok."

Il tassista si ferma e l'uomo abbassa la testa, fingendo di trafficare con il portafogli per il pagamento, in modo da non essere scoperto da chiunque sia nella macchina seguita finora.

"Amo finito? Mi paghi e me ne vado?"

"One momento."

"Certo... pure due, tutto quello che voi, basta che me paghi... Il tassametro gira eh io t'o dico..."

"Chi scendere?"

"Tu, te ne devi annà."

"Altra auto. Chi scendere?"

"Ah! Chi è scesa dall'altra machina?"

"Sì. Uomo? Turkish?"

"No, no signò. Niente omo turco. Na fregna... Me pare pure mezza cinese da qua."

"Frega? Che?"

"Donna signò. Uoma, come No uoma no crai. Presente?"

Per un attimo il passeggero si blocca, non vuole farsi scoprire, ma la tentazione di vedere chi sia sceso dalla macchina è enorme, dato che "donna" e "cinese" sono parole che ha capito di certo...
Alla fine sente il rumore della berlina che riparte e l'uomo si convince, un solo sguardo è tutto quello che può permettersi, ma la donna sparisce nell'albergo e battendo un pugno sul cruscotto l'uomo può finalmente rimettersi dritto, per poi tirare fuori una foto dal portafogli.

"Look."

"Che?"

"Foto. Donna auto, uguale foto?"

"Me pare de sì signò... Ma sti cinesi so tutti uguali... Anche se na fregna così l'ho vista solo na volta che se magnava 'n gelato a San Lorenzo!"

"Lei o no?"

"Sì. T'ho detto sì. E' lei, è lei."

Il passeggero del taxi non riesce a non ridere, sembra che per lui la situazione sia esilarante, in un attimo sembra scoppiare di gioia, ma poi digrigna i denti furioso, probabilmente per l'essere stato scoperto da una donna.

"Che è l'avemo beccata che te mette le corna? O sei 'n paparazzo?"

"Go."

"Dopo tutto sto casino manco la voi vedè?"

"Go."

Il tassista riparte, mentre l'uomo gli consegna un depliant del suo albergo, per indicargli la destinazione e poi si mette al telefono, stroncando sul nascere ogni possibile conversazione successiva.




Da qualche parte, prima di TWP "#99".
Un cacciatore attende la sua preda, una preda che fino a qualche tempo fa non credeva nemmeno esistesse. Ma questo non fa altro che rendere ancora più soddisfacente il tutto, meno snervante l'attesa. Il pensiero di un fallimento sembra allontanarsi, niente può andare storto, nulla, quasi come se fosse parte di un equilibrio divino. Beffato, pensa il cacciatore, e per questo meritevole di giusta vendetta.
Ma noi ci allontaniamo da colui che aspetta, fermo chissà dove come un uccello rapace in attesa, per raggiungere l'inconsapevole preda. Se per il predatore il tempo è un flusso lento, per chi è invece oggetto della caccia il tempo è veloce, solo che lei non lo sa.
Non può sospettarlo, i suoi pensieri e le sue parole sono concentrate su altro su una persona, anzi due, qualcuno che agli occhi del cacciatore non è altro che un ostacolo... temporaneo.

Preda: “Tra un po' dovremmo dire adieu anche a questo posto. Pauvre bébé. Così pochi anni, così tanti spostamenti.”

La voce è quella di una donna, e il suo proferire è rivolto ad un bambino di pochi anni, a cui stringe la mano. Lo sguardo è dolce e rassicurante, come solo quello di una madre può essere. Ma a rispondere non è l'infante, è un uomo, lì al fianco dei due.

???: “Non credo gli mancheranno gli amichetti. In verità non ho ancora capito perché lo hai iscritto a questo asilo.”

Preda: “Kemal – sappiamo il nome dell'uomo – è giusto che socializzi. Doit connaître i suoi coetanei.”

Kemal: “Per iniziare ad odiare il prossimo il più presto possibile – tono sarcastico – proprio come mamma e papà.”

Preda: “Parla per te, turco. La misantropia è pas élégant, banale, quasi vulgaire. Vivi in un mondo di confini netti. Mais ces sont vraiment fins.”

Kemal: “Sarà. Beh... il mio tempo sta per scadere, andiamo.”

I tre si allontanano da un auto, un taxi sicuramente, per andare verso un cancello. Lì ci sono altri bambini, e maestre intente a badare loro.

Preda: “Quanto tempo è passato, turco?”

Kemal: “Da quando?”

Preda: “Dalla tua descente aux enfers per venirmi a riprendere. Novello Orfeo, a la réchérche da sa Euridice... Ihihihihi!!!”

Kemal: “L'inferno non è un bordello con le tendine di plastica. Comunque due anni, credo.”

Preda: “Due anni... ça fait si longtemps da quando mi hai detto... - tentennamento – da quando hai espresso avec des paroles un sentimento...”

Kemal: “Perché credevo di morire, a migliaia di chilometri da casa mia. In un letto di un postribolo.”

Preda: “Ah, juste pour ça?”

I tre si fermano.

Kemal: “Perché sono una persona seria. Che mantiene le promesse. E da morto sarebbe stato molto più facile.”

Sorriso amaro, e poi si inchina verso il bambino.

Kemal: “Fai il bravo, rispetta tua madre. Io tornerò subito. Chiaro?”

Il pargolo annuisce prima di abbracciare il turco e baciarlo sulla guancia.

Kemal: “Io devo andare, tu...”

Preda: “Io so badare a me stessa. Bon voyage.”

Kemal: “Se hai bisogno di aiuto, Hun resta qui in città. A dopo.”

L'uomo si volta e ritorno verso l'auto, la donna attraversa il cancello. Nessun saluto.
Il rapace osserva la scena da lontano, sa che è giunto il momento di prepararsi al volo.
Brevissimo salto temporale. Il taxi è ormai partito, la donna sta per attraversare nuovamente il cancello, questa volta per abbandonare la struttura. È sola, ma lo sarà per poco. Gli artigli del rapace sono pronti ad affondare.
Questione di istanti, la sorpresa lascia spazio ad una strana accettazione. La preda accetta il suo ruolo al cospetto del predatore.

Preda: “Va tacito e nascosto, quand'avido è di preda, l'astuto cacciator...”

Sentenzia la donna, sorprendendo qualcuno che è ormai alle sue spalle.

Preda: “Sono sorpresa. Mais je savais que ce moment viendrait... Ihihihihi!!!”

La signora si volta verso colui che è a pochi passi da lei.

Preda: “Non me ne vogliano gli altri presenti – sposta brevemente lo sguardo altrove – mais mon plaisir est poggiare lo sguardo su di lui. Non sono molti a poter poggiare lo sguardo sur le visage du plus grand secret del business... vero Harald?”

Il cacciatore, l'uomo che la donna ha ormai davanti a sé, ha quasi un sussulto di sorpresa.
La preda allunga la sua mano verso il rapace cacciatore, come una dama che si concede per un baciamano.

Preda: “Ravie de rencontrer, Monsieur Genocide IV.”

Il rapace rifiuta il baciamano e indica un'auto nera che si affianca ai due.

Harald: "Fai silenzio e sali in macchina. Parleremo in privato Suor Thérèse..."

Harald si concede una risata, aprendo alla preda lo sportello per farla salire. La donna esegue e una volta a bordo, anche Harald la segue sul sedile posteriore, i due posti davanti sono occupati da due uomini molto simili l'uno all'altro.

Harald: "Ormai non ha più molto senso che tu continui a chiamarmi con il mio secondo nome. Chiamami pure Michael."

Solo una mezza risata stavolta...

Michael: "E forse sarebbe anche il caso che io smettessi di chiamarti Suor Thérèse... non ti pare Generalessa Eve Sins?!?!"

Eve: “Ihihihi. Oui c'est moi. Era da tanto tempo che nessuno osava chiamarmi con quel nome. Caro Michael, une capture de ce genre merita o no un bacio di Giuda? Solo che a tradirmi sono stata io stessa, quindi mi tocca fare da me.”

La donna si avvicina con fare felino e deciso e senza che l'uomo possa fare altro, stampa un lungo, freddo, irridente bacio sulla guancia.

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Durante TWP "#99".
Kemal è un uomo nervoso, a volte preda di facile rabbia. Ma questa sera sembra avere un motivo serio, almeno a giudicare dallo sguardo di Mustafa, lui che lo conosce da un sacco di tempo, lui che non tradisce nessuna emozione.

Mustafa: “Ancora nessun segnale di vita?”

Kemal: “Nulla, nulla, nulla.”

Sbuffa osservando lo schermo del suo cellulare, nella speranza che qualche spunta si colori di azzurro, o che inizi a squillare.

Mustafa: “Voglio capire, dall'asilo che hanno detto?”

Kemal: “Che non si è fatta viva all'uscita. Il bambino...”

Mustafa: “Che fa?”

Kemal: “Frigna, come tutti i bambini senza la madre. C'è Hun con lui comunque.”

Mustafa: “Beh, allora che aspetti? Vai da tuo figlio, qui non c'è bisogno di te.”

Kemal: “È proprio quello che intendo fare adesso.”

Proprio in quell'istante, mentre il turco aveva allontanato dallo sguardo il suo cellulare, ecco che questo inizia a squillare. Rapido sguardo, sollievo e rabbia si dipingono sul volto di Kemal mentre sbotta rispondendo alla chiamata.

Kemal: “Ma dove diavolo eri finita? Spero tu abbia una spiegazione per tutto questo...”

Una nuova espressione, una nuova emozione si materializza... lo sgomento.
Una voce aliena si alza dall'apparecchio, lo sbigottimento dell'uomo partorisce un sincero....

Kemal: “E tu, chi cazzo sei?”

Dall'altro capo una voce maschile sentenzia.

???: “Avevate fatto tutto bene, poi siete andati a prendervi Yusuf. L'inutile Oturk senza alcun potere, una marionetta nelle mani del Kommando sin dall'inizio. Avrete anche festeggiato quella grande vittoria, scommetto... e non vi è venuto minimamente il dubbio, che quello fosse solo uno specchietto per le allodole?"

Il Dev Adam è quasi pietrificato, e può solo rifugiarsi nel turpiloquio.

Kemal: “Chi cazzo sei? Con quale figlio di puttana sto parlando.”

???: “Magari finalmente capirete, che un'allodola, anche se sa volare, non potrà mai paragonarsi a un'aquila!"

Caos dall'altro capo, risate, rumore, come se il telefono passasse di mano.
Kemal è sempre più sorpreso, quando una voce femminile conosciuta accende... la rabbia.

Donna: “Kemal. C'est moi.”

Kemal: “Che succede? Dove sei? Cosa...”

Donna: “Calme-toi. Nervi d'acciaio turco. Sono gentilmente ospite du nid de l'aigle. Quello che hai sentito parlare fino ad ora è il Kaiser Lieder in persona. Restes près de mon bébé, non farlo preoccupare.”

Il telefono viene strappato di mano alla donna, e il tedesco inizia a parlare.

Lieder: "Se questa fosse una partita a scacchi, caro il nostro Kemal, il povero Yusuf di cui avete avuto il possesso solo per qualche giorno, sarebbe un pedone... mentre qui, a quanto pare, abbiamo una regina e nessuna multinazionale a pressarci per restituirvela, quindi..."

Kemal: “Lieder, figlio di una puttana, io ti strappo...”

Lieder: "Tu non farai proprio un bel niente Kemal. E non sarai nemmeno tanto stupido da minacciarmi mentre abbiamo lei con noi.
Sai, siamo tutti gentiluomini qui e non ci approfitteremmo mai di una donna, ma... c'è anche Arianne tra noi e lei, ci tiene sempre a dimostrare che è superiore alle altre.
Quindi, ecco cosa faremo, Kommando contro New Turkish Order, due contro due a TWP #100!
Vi ridaremo la donna, MA, se vinceremo non ci sarà più alcuna battaglia legale, nessuna ricerca degli Oturk mancanti, nessuna rappresaglia e nessuna vendetta.
Il New Turkish Order apparterrà al 100%, PER SEMPRE, al Kommando!"

Kemal: “Tu hai il cervello bacato, tedesco. Non tratto con dei ladri, dei truffatori...”

Lieder: "Questa non è una trattativa Kemal. Attualmente detengo i diritti sul New Turkish Order e ho qui sotto la mia custodia la madre di tuo figlio, quindi QUESTO E' UN ORDINE!
Tu andrai da Simon Steed, ti inginocchierai, piangerai, lo supplicherai, farai qualunque cosa possa servire, ma farai in modo che Steed cambi il vostro match a TWP #100... e che le nuove regole saranno quelle che ti ho spiegato poco fa."

Kemal: “Sarà il pubblico a buttarci contro la spazzatura. Sono stufi dei tuoi pupazzi tirapiedi, e tu sei troppo scemo per affidare il tuo destino ai tuoi scagnozzi.”

Lieder: "Finalmente qualcosa di corretto anche dalla tua bocca Kemal, dopo tutte le volte che i Bruder Muller hanno perso contro di voi, sarebbe stupido farvi affrontare nuovamente loro a TWP #100.
Per questo ho pensato a un nuovo team del Kommando... non ti ho detto l'ultima parte Kemal, la seconda richiesta che farai a Simon Steed... perché oltre a pregare di affrontarci, tu pregherai Steed di mettere fine al mio esilio!
Sarò io stesso Der Kaiser Heinz Lieder in prima persona a mettere fine a tutto questo, tornando nel Total War Project per il suo ultimo atto e prendermi la vittoria finale... con il mio nuovo partner..."

Il Kaiser allontana il telefono, avvicinandolo a qualcun altro, che può finalmente parlare con Kemal, per dirgli:

"WOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHH"

Il verso mostruoso diventa sempre più lontano, finché a parlare non è nuovamente il Kaiser.

Lieder: "I vostri avversari dovranno essere il sottoscritto e l'altro esiliato del TWP: Der Kraken!!!"

Ecco a chi appartenevano i versi sentiti prima.

Lieder: "Hai capito bene i tuoi ordini, Kemal?
TWP #100, i Dev Adam contro Der Kaiser e Der Kraken, con in palio la totale sottomissione del New Turkish Order al Kommando!
E un'ultima cosa... riavrete la donna appena avrò l'ufficialità direttamente da Simon Steed, ma questa possibilità svanirà se oserete interferire nell'incontro finale dell'Ultimate Challenge, costando la vittoria a Genocide!
A presto Kemal. Ci vediamo a Los Angeles."

Kemal: “Lieder! LIEDER NON RIATTACCARE!”

Chiamata chiusa. Il turco ha uno scatto d'ira, scaglia il cellulare a terra... ma questo viene intercettato da Mustafa al volo. Che riflessi.
Attimi di silenzio.

Mustafa: “Siamo nella merda?”

Kemal: “Fino al collo, fratello. Fino al collo.”

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