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Untold Liaisons; The Private Tales of a Eastern Jewel
Topic Started: Aug 5 2016, 21:36 (262 Views)
Cross Wizard
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Un giorno del 2014...

una stanza elegantemente arredata, anzi sarebbe più giusto dire un ufficio. La sobrietà di questo luogo di lavoro stride però con la presenza di alcuni oggetti appariscenti, decisamente “barocchi”. Al muro è appeso un quadro raffigurante una Maddalena penitente, dove la sacralità del soggetto è in netto contrasto con la sensualità della figura ritratta. C'è poi un mezzobusto in stile neoclassico sul quale però qualcuno ha lasciato un frustino. Sulla scrivania, quasi svettante c'è una testina sulla quale è adagiata una maschera da teschio color metallo.
Per toglierci ogni ulteriore dubbio su dove siamo in questo giorno qualunque di circa due anni fa, la targhetta sulla scrivania recita:

“General Manager: Eve Sins”

La donna è alla scrivania, una pila di documenti alla sua sinistra e davanti a lei, seduta su una sedia un'ospite. Un personaggio molto importante per il pro-wrestling femminile, una donna che qui in Europa abbiamo iniziato a conoscere relativamente da breve tempo, anche se in realtà è una vera leggenda: la giapponese Keiko Tanaka.
Le due signore sono impegnate in un dialogo.

ES: “Non si preoccupi madame Tanaka, la collaborazione tra la mia WTF e la vostra Rainbow Bridge sarà senza dubbio florida, molto più di quanto non lo fosse quando c'era Ramsey Gordon.”

KT: “Suvvia non essere così formale, ormai siamo partner in affari. Sono contenta che anche in Europa una donna sia arrivata così in alto nel mondo del pro-wrestling.”

Eve sorride compiaciuta.

ES: “Sai Keiko, ci sono altre donne che ambiscono a questo ruolo, mais qui sait... saranno capaci?”

KT: “Comunque sei stata la prima, chi verrà dopo dovrà fare i conti con la tua figura.”

ES: “Oh mon amie, non mi interessa essere la prima, mi importa solo il modo in cui ho conquistato questo trono.”

KT: “Certo, lo capisco, e questo ti fa onore.”

ES: “Quelle flatteries. Quante lusinghe. Non le merito, non oserei mai paragonarmi a te, una figura légendaire in questo business.”

La Generalessa si alza dalla poltrona.

KT: “Se ti ritenessi inferiore non sarei venuta qui di persona ad accompagnare le mie ragazze della Rainbow Bridge. Adesso anche voi in Europa avete una federazione di wrestling femminile?”

Eve passeggia ancheggiando nel proprio ufficio.

ES: “La THÈA, un projet con poche ambizioni per il momento. Tuttavia devo confessarti che ho in mente un grande evento, quello che farà compiere un passo in avanti alla giovane sigla.”

La Sins si porta alle spalle della Tanaka.

ES: “Magari inserirò degli incontri maschili. Ma chére amie in alcune occasioni gli spettatori preferiscono le donne, in altre gli uomini... - poggia delicatamente la mano perfettamente curata sulla spalla della donna – le public va conquistato con astuzia.”

Keiko sembra quasi a disagio.

ES: “Pardon, dimenticavo il culto giapponese della distanza. Dove sono cresciuta a volte si fa a meno della distanza.”

La Sins allontana la mano.

KT: “Ad ogni modo?”

ES: “Ad ogni modo, ho già in mente come chiamarlo, ho fatto realizzare già alcune ébauches, foto preparatorie.”

Eve apre un faldone lì vicino sulla scrivania e mostra alla Tanaka l'immagine.

[align=center]Posted Image[/align]

KT: “L'idea mi piace e potrebbe avere successo.”

ES: “Forse la foto è un po' troppo... audace?”

KT: “Di certo sarà di richiamo per il pubblico. E poi la bellezza non va nascosta.”

Eve sorride avvicinandosi a Keiko.

ES: “Trovo che il carisma sia un complemento della beauté, la arricchisce.”

Keiko sembra a disagio ma lascia che Eve le si avvicini ulteriormente.

ES: “Come nel tuo caso ma chére amie.”

La Sins sfiora la guancia della Tanaka con una carezza. La donna non si ritrae.

continua...
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Cross Wizard
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Parigi, 31 agosto 2014.

Un evento si è appena consegnato alla storia, un evento noto come “Eastern Jewel”.
La prima edizione di questo show della THÈA, e probabilmente l'unica originale in quanto organizzata da Eve Sins in persona.
Rumore di passi in un corridoio dove si avverte l'eco lontana di una folla. Sul ring qualche minuto prima degli uomini mascherati hanno conquistato i titoli R-Pro World Trios, tre uomini chiamati Trooper, ma che in realtà erano la “trinità” a capo del new Turkish order.
Kemal, Mustafa e Mehmet Arkin hanno trionfato, portando a casa la vittoria che in qualche modo voleva suggellare la ritrovata unità della stable turca.
La storia come sappiamo è andata diversamente, e quell'unità non è stata mai ripristinata, ad ogni modo quella sera la donna che ha guidato al trionfo i tre mascherati Troopers, è stata la prima a lasciare il ring senza festeggiare.

Lungo il corridoio percorso dalla Generalessa ci sono altre donne. C'è Keiko Tanaka intenta a “catechizzare” Harajuku Crusher & “PINK Rabbit” Miku, reduci da una sconfitta proprio contro la Sins e Safiye.
La Generalessa si ferma quasi a voler attirare l'attenzione della fondatrice della Rainbow Bridge... obiettivo centrato.
Keiko la nota immediatamente.

KT: “Buonasera Eve.”

ES: “Madame Tanaka – si guarda alle spalle per controllare se qualcuno stia sopraggiungendo – ti dispiacerebbe iniziare questa discussione altrove?”

KT: “Oh nessun problema.”

La Tanaka dice qualcosa alle due ragazze che si allontanano a testa bassa dispensando inchini.
Immediatamente Eve e Keiko entrano nella stanza più vicina. La Generalessa evita così di essere raggiunta da qualsiasi turco inguainato.
Le due donne sono nella stanza.

KT: “Tutto bene Eve? Cosa sta succedendo?”

ES: “Ti ringrazio per l'intérêt madame, ma non è nulla di cui valga la pena preoccuparsi.”

Eve ha recuperato la sua usuale compostezza.

KT: “Ti rivolgi a me chiamandomi ancora Madame?”

La Sins sorride togliendosi il cappello da Generalessa.

ES: “Tu as raison. Cercherò di essere meno formale.”

Dà le spalle a Keiko.

ES: “Ti dispiace?”

KT: “Eh?”

ES: “La cerniera.”

Keiko tentennando si avvicina e afferra tra le dita il cursore della zip. Eve sorride.

ES: “Pardon, credevo che nei vostri dojo foste abituate a darvi una mano negli spogliatoi.”

La Tanaka non risponde e fa scivolare verso il basso il cursore della tuta in latex. La schiena della Generalessa è leggermente imperlata di sudore.

KT: “Volevo complimentarmi con Safiye. È davvero un'eccellente atleta, farà grandi cose. Mi piacerebbe averla nella mia federazione.”

ES: “Ti ringrazio, ma Safiye per il momento resta una mia... esclusiva.”

Risata maliziosa della Sins.

KT: “Capisco... - annuisce ricambiando il sorriso – Piuttosto, questo Eastern Jewel è stato un vero successo. Al pubblico è piaciuto moltissimo!”

ES: “D'altronde lo dico sempre, pleasure is my business...”

KT: “Sei sarcastica Eve, cosa c'è? Dovresti essere contenta della buona riuscita dell'evento! Invece appare evidente che qualcosa ti turba.”

ES: “Ti prego, le mie miserie non sono importanti.”

Keiko le prende la mano.

KT: “Prima di essere una GM sei una donna, e prima di essere una donna sei un essere umano, e ogni tanto gli esseri umani hanno bisogno di sfogarsi.”

Eve si abbassa le spalline della tuta.

ES: “Per vincere qualcuno pensa sia giusto allearsi con le serpi, il problema è che altri ancora con le serpi vi danzano anche quando sanno di perdere.”

KT: “Ti riferisci a quello che succede con l'nTo?”

Eve sfila le braccia dalla sua “divisa”.

ES: “Certo, ma non solo...”

KT: “Prima che me ne dimentichi, volevo fare i complimenti anche a te, non avrei mai sospettato che saresti stata così brava nei panni di lottatrice! Ed ho una certa esperienza in merito!”

ES: “Io per molti sono solamente un corpo...”

Eve si libera dalla parte superiore del costume.

ES: “E anche mes compétences sono ritenute di scarso valore. Keiko – guarda la Tanaka negli occhi – avverto una sensazione di impotenza, come quelle farfalle costrette ad agonizzare senza poter reagire, con les ailes trafitte e bloccate da crudeli spilli.”

KT: “Non capisco...”

ES: “Perdonami se ti consegno i miei pensieri, ma per quanto stimi Safiye non riesco sempre a confidarmi con lei. Lei è così fragile, e voglio proteggerla dal flusso dei miei tristes pensées.”

KT: “Non preoccuparti.”

Keiko le sorride benevola.

ES: “Herr Almasy per le sue ambizioni è finito nella rete di piccoli uomini, incapaci di creare qualcosa ma altrettanto lesti nell'appropriarsi dell'opera altrui. So per certo che tutto quello che ho conquistato, in un modo o nell'altro mi sarà tolto ingiustamente, ed io non so se qualcuno sarà dalla mia parte né se io avrò voglia di lottare per difendere quello che dicono essere mio padre.”

KT: “Eve, gli uomini purtroppo non sono quasi mai affidabili. Ne' negli affari né negli affetti di qualsiasi genere. Sono rudi e incostanti, miopi...”

Eve continua a svestirsi.

ES: “Tu as raison, ormai mi fido a malapena di me stessa – indica in direzione della doccia - Ti dispiace se uso...”

KT: “Ma figurati, fa' come se fossi a casa tua, e sta' tranquilla non dirò a nessuno che sei qui. So che non ti farebbe piacere incontrare determinate persone lungo il cammino verso il tuo spogliatoio.”

ES: “Ti ringrazio. Mi solleva sapere che mi comprendi.”

La Generalessa si dirige verso la doccia, la sua tuta resta adagiata sul pavimento.

continua...
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Cross Wizard
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Ultima settimana dell'ottobre 2014, per la precisione nei giorni successivi a “F-World #91”.

Non ci è dato sapere dove siamo di preciso, probabilmente in Grecia. L'unica cosa certa è che si tratta di un'abitazione privata.
Gli arredi non lasciano dubbi su chi possa essere la proprietaria (o residente).
Seduta su una poltrona vagamente neoclassica, seppur moderna, c'è infatti Eve Sins.

ES: “Guarda mon cher amie...”

La Sins indica con le braccia aperte, come a raccogliere tutto l'ambiente, gli oggetti che la circondano.

ES: “Sono dei pezzi davvero précieux...”

Eve si rivolge ad un'ospite. Seduta infatti su un'altra poltrona dell'appartamento vi è Keiko Tanaka.

KT: “Oh sì, non c'è che dire. Ma non credo tu mi abbia chiamata per parlare di questo...”

Eve sorride amaramente.

ES: “E perché no? Sai non ho mai cercato oggetti per soddisfare mon désir di ricchezza. Ho sempre cercato... - sembra perdersi nell'ammirare alcuni manufatti barocchi – les plus belle choses. Guarda quel candelabro...”

Keiko è confusa ma dirige il suo sguardo verso l'oggetto posto sul mobile.

KT: “Molto bello...”

ES: “Non è un semplice pezzo d'antiquariato. Ha une histoire... quel candélabre proviene dal Petit Trianon.”

La Generalessa si alza e si avvicina al mobile.

ES: “La regina Marie Antoinette viveva nella sua prigione dorata, Versailles. Un giorno chiese al suo architetto personale di ricreare una pétite maison di campagna, che somigliasse il più possibile a quelle della sua amata terra natia. Quel luogo venne chiamato Petit Trianon. Li la reine era libera di dimettere i corsetti e le costrizioni, e di essere realmente sé stessa...”

Eve prende il candelabro fra le mani.

ES: “Une femme con grandi ricchezze ma prigioniera di queste, costretta a fuggire nel suo mondo immaginario... credeva di avere tutto ma infondo non aveva rien... talvolta sento di somigliarle...”

KT: “Eve, sei sicura di stare bene?”

La Tanaka fa per alzarsi, ma Eve con un cenno la invita gentilmente a restare seduta.

ES: “C'est pas nécessaire. Sto bene...”

KT: “Ma sei pallidissima!”

Eve rimette il candelabro al suo posto.

ES: “Oh è stato solo... un momento – cerca di riguadagnare la sua compostezza – pardonne moi per le divagazioni.”

La Sins prende nuovamente posto sulla poltrona di fronte a Keiko.

ES: “Avevi ragione non ti ho invitata qui per questo. Mon amie, molto presto andrò via.”

KT: “In che senso?”

ES: “Via da Larissa, via dall'Europa, via da questo business, via dall'uomo che mi ha generata.”

Keiko spalanca la bocca per lo stupore.

KT: “Ma! Come mai questa decisione così all'improvviso?”

ES: “Non temere te ne parlerò, ma ogni cosa a suo tempo. Quanto al motivo della tua visita... qualcuno ha tramato nell'ombra ed ha già raggiunto ce qu'il voulait. Mi toglieranno quello che ho ottenuto lottando, semplicemente minacciando quell'incompetente di Almasy. So che loro vorranno tenermi qui en cage come un usignolo, ma questo non è il ruolo che intendo interpretare.”

KT: “Ancora non riesco a capire. Mi sembra tutto così assurdo...”

ES: “Les ambitions di un piccolo uomo attirano le brame di altri piccoli uomini. Comunque il mio desiderio è che Safiye, e anche le sue compagne vengano avec toi nella Rainbow Bridge. Voglio proteggerla, en ce moment mi fido solo di te.”

KT: “Safiye è cresciuta molto in questi ultimi tempi, quanto a Nene ha del potenziale. Bisognerà solo smussare il suo brutto carattere. Berenike invece ha tutte le caratteristiche per piacere al pubblico giapponese. Ti ho già detto che sarei stata felice di averle in Rainbow Bridge, ma vuoi affidarmi i tuoi talenti e fuggire improvvisamente. Come posso non domandarmi cosa stia succedendo?”

Eve abbassa il capo.

ES: “Sono... - si porta le mani al ventre – Io...”

Keiko sbianca dallo stupore.

KT: “Oh cielo! Ma... aspetta un attimo. Ne sei sicura?”

Eve annuisce silenziosamente.

KT: “Allora manteniamo la calma.”

Keiko si alza e inizia a passeggiare per la stanza.

KT: “Non prendere decisioni affrettate. Innanzitutto non sono qui per giudicarti, non mi interessa chi sia il padre, non mi interessa come sia accaduto, mi interessa solo che tu non decida di mollare tutto senza prima averci pensato bene.”

La Tanaka tira un profondo sospiro.

KT: “Ascolta. Anche io mi sono trovata in una situazione... simile. Ma non era il momento giusto, e sì qualcuno me ne ha fatto una colpa, ma io non farei lo stesso con te. Non ti biasimerei se scegliessi di...”

Eve interrompe la sua ospite.

ES: “Keiko. Ho sgomitato per ottenere mes droits, talvolta ho dovuto abbassare il capo, je me suis battu per non affondare. Sono io la padrona di me stessa, dipendo seulment da moi meme. Ma questa creatura, non voglio che sgomiti, che si abbassi o che si batta, né che affondi. È mia, mia più di qualsiasi altra cosa tu veda in cette chambre.”

KT: “Credo che tu sia sconvolta e che debba pensare bene a ciò che dici e che fai.”

Eve scuote il capo.

ES: “Non sono mai stata più lucida di adesso – la sua voce è piena di calma - andremo via da qui. Je veux voyager, vedere i campi di lavanda della Provence e commuovermi all'Opera di Pechino e... vorrei... vorrei andare a trovare ma mére per chiudere i conti con il passato.”

Sul volto della generalessa si dipinge un sorriso sarcastico.

ES: “Il est drole. Se Marie Antoinette si fece costruire le Petit Trianon per ricordare la propria infanzia, dovrei restare qui e farmi costruire una baracca? È lì che sono nata infondo...”

Keiko si accorge che il sorriso sarcastico si è trasformato in un'espressione amara.

KT: “Eve... - le prende le mani nelle sue – credi che fuggire sia la soluzione?”

ES: “Questa non è una fuga Keiko. Questa è una vengeance. Il mio riscatto. Mi lascerò tutto alle spalle, da Kemal al mio genitore biologico. Come la Madama Butterfly ho sempre dovuto attendere per avere affection e compassion, adesso saranno loro a dovermi aspettare... toujour.”

La Tanaka continua a tenerle le mani.

KT: “Ma così abbandonerai anche me...”

ES: “Non mon amie. Verremo a trovarti, e vedremo Yoshino nella stagione della fioritura des cherises.”

Eve si pone una mano sul ventre.

ES: “E chissà, magari organizzeremo un Eastern Jewel insieme, io e te Keiko.”

La Generalessa abbassa il capo per nascondere gli occhi lucidi ormai prossimi al pianto. La Tanaka si alza e la cinge fra le sue braccia, in un compassionevole gesto di affetto.

KT: “Allora ti aspetterò ad aprile, la collina di Yoshino sarà tutta in fiore.”

continua...
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Fine luglio 2015, più o meno mentre in Francia accadeva questo.

Un luogo non precisato del pianeta Terra.
Una stanza, forse angusta ma accogliente ed arredata con una certa classe. Una tenue luce colorata al neon illumina la camera.
Una donna posa con delicatezza un fagottino in una culla coperta da veli. Il piccolo dorme serenamente.
La madre di questa innocente creatura indossa una vestaglia di seta, e la sua attenzione viene catturata dal proprio riflesso, lì nella specchiera che trova spazio nella stretta stanza.
Si avvicina, lascia cadere la vestaglia ed osserva il riflesso del proprio corpo nudo.

“Mia Generalessa – parla quasi sottovoce al proprio riflesso – tu es la. Molti uomini ti hanno bramata e tu hai bramato le pouvoir, la revanche, la vangeance.”

Sorride a se stessa con amaro sarcasmo.

“E adesso? Altro che Generalessa, altro che donna, sei solo una... femmina – si tocca il ventre ancora leggermente prominente e provato dal parto – una... chienne che ha partorito un cucciolo. Non vi è poesia in questo. Non vi è classe. Non vi sono ni art ni beauté, nel modo in cui una vita ti squarcia per venire fuori...”

Va verso la culla.

“Mon petit, non credere che io sia arrabbiata con te. Ma forse non sono degna di essere chiamata donna, non avverto nessun legame con te, solo un vuoto nel mio ventre, e tu sei affamato di vita e di amore, e come potertelo dare se ne sono affamata anche io? Forse non saresti dovuto venir au mond, come non avrei dovuto farlo io. È stato l'amore o l'egoismo a darti la vita? L'egoismo di cancellare un senso di colpa, ma se ti avessi davvero amato, amato come una madre dovrebbe... non avrei dovuto farti nascere in questo mondo - scosta la tendina – eccoti, beato. Comme peux tu l'immaginer ciò che ti aspetta là fuori?”

Di nuovo, come per un misterioso richiamo, la donna viene attratta dalla propria immagine nello specchio. La osserva in ogni particolare, ne osserva le forme plasmate dalla gravidanza e dal recente parto.

“Non sono più una donna désirable, non sono nulla... riesco appena ad essere una madre, ancor meno riesco ad essere una mamma... - sempre rivolta a se stessa – Generalessa! Guarda come ti sei ridotta.”

Risata sardonica. Il piccolo a quel rumore si desta e inizia a piangere.
La donna ha una reazione quasi isterica.

“Smettila, smettila! Smettila! Non fai altro che piangere mon dieu! Cosa vuoi ancora? Dammi un po' di tregua, fammi respirare!”

Qualcuno bussa alla porta, forse preoccupato dal pianto. La donna si riveste in fretta, cercando di mantenere la calma.
Apre la porta, c'è una signora abbastanza matura, per non dire anziana. Scambio di battute tra le due donne, in una lingua a noi non comprensibile, mentre il piccolo continua ad esprimere col pianto tutto il suo dissenso nei confronti del mondo.
La signora entra nella stanza e prende il bambino con sé, per prendersene momentaneamente cura.
La porta si chiude, il silenzio piomba nella camera. La madre resta da sola, il suo primo sentimento è di sollievo per non dover sentire più quei pianti... ma un senso di disgusto si fa strada dentro di lei. Si siede, testa fra le mani.

“Basta, basta, basta!!!”

Spietato il riflesso nella specchiera scruta questa donna vittima di se stessa. Afferra il primo oggetto alla sua destra.

“Smettila anche tu, smettila di guardarmi!”

Lancia quello che ha in mano, lo specchio va in frantumi.
La donna sembra tornare alla realtà, il rumore del vetro infranto la “risveglia”.
Il volto si riga di lacrime, lei si rialza.

“Bambino mio... mia creatura... che essere orrendo sono... pardonne moi...”

Lo sguardo adesso si poggia verso qualcosa appeso al muro.

[align=center]Posted Image[/align]

“Perdonami anche tu, Generalessa.”

La donna si ricompone. Riacquistando un'innaturale fierezza nello sguardo, che diviene quasi algido.
Si siede ad uno scrittoio, dove sono posati un computer portatile, penne, fogli ma soprattutto fotografie incorniciate.
Afferra uno dei portaritratti.

“Vorrei che anche tu mi perdonassi – accarezza col polpastrello il viso di una ragazza dai capelli rossi ritratta in foto – sono fuggita senza neanche salutarti... se tu sapessi ce que ça représente pour moi, e quanto mi costa raccontarti dove sono finita...”

La donna resta qualche secondo a guardare la foto.

“Tu dois connaître la vérité...”

Prende un foglio e, dopo aver tirato un sospiro, inizia a scrivere.

continua...
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Agosto del 2015. All'incirca dopo gli avvenimenti di "TAYFUN in MAUERSTADT", quando Kemal, infortunato dai Loyalist Troopers di Emily Lazer, affidò la guida del new Turkish order a Safiye.

Siamo ancora una volta in un ufficio, ma nettamente più sobrio. Attaccati sui muri ci sono dei poster di una federazione: Rainbow Bridge Girls.
Siamo quindi in Giappone, nello specifico in compagnia di Keiko Tanaka. La “Rainbow Queen” è impegnata in una conversazione telefonica in viva voce (ah, i grandi artifizi narrativi di Vicni!).
Il dialogo è già iniziato da qualche minuto.

KT: “Congratulazioni Eve! Perché non me l'hai detto nell'altra telefonata? È pur vero che è stato già abbastanza scioccante sentirti dopo tanto tempo, anche questo poi... troppe emozioni per il mio cuore!”

ES: “Bien, adesso lo sai. Non credo di meritare delle félicitations. Non ho forse fatto quello che milioni di donne fanno ogni giorno nel mondo?”

Keiko sembra turbata dall'apparente indifferenza della sua interlocutrice.

KT: “Tutto qui quello che hai da dire? Sei sicura di star bene?”

ES: “Nonostante qualche difficoltà iniziale sono in ottima forma. Sono brava a cadere ultimamente, ma ancora più brava a me relever. Potrò tornare ai miei impegni a breve, e poi c'è una femme che mi aiuta a prendersi cura del bambino.”

KT: “Ma dove ti trovi? Credevo che mi avresti raggiunta, me lo avevi promesso.”

ES: Mi trovo... a la fin de l'Asie, ihihih! Forse un lieu che vive solo nella mente dei turisti, di chi cerca un sapore asiatique, con éventails rossi e lanterne forse cinesi, forse vietnamite, in una generica Indochine che forse nemmeno esiste .”

La Tanaka sorride perplessa.

KT: “In altre parole?”

ES: “Non voglio parlarne per ora. Sai mon amie, sono arrivata qui tempo fa illudendomi di ricucire un rapporto avec ma mére. Ma lei era... morta.”

Keiko si affretta a esprimere le proprie condoglianze.

KT: “Oh cielo, mi dispiace moltissimo!”

Eve non sembra dare peso alla reazione dell'interlocutrice e continua a raccontare.

ES: “Mi ha lasciato in héritage una somma di debiti incalcolabili, e situazioni un po'... complicate. Temo che i ciliegi della valle di Yoshino dovranno attendere.”

KT: “Eve, lo sai bene, conta su di me per qualsiasi cosa.”

ES: “Merci, ma qui ho quello che mi serve, o almeno ciò che serve a una persona come me...”

La Tanaka interpreta il tono vago della Sins come un invito a non fare troppe domande.

KT: “D'accordo.”

ES: “Bene, veniamo al punto. Volevo parlarti ancora di Eastern Jewel 2.”

KT: “Si, ho comunicato alla THÈA il tuo consenso ad utilizzare la tua immagine e il tuo nome per lo show. Ne sei ancora sicura?”

ES: “Bien sur! Se ti ho affidato questo compito è perché so di potermi fidare. So che garantirai i miei interessi.”

La Tanaka osserva alcuni documenti sulla sua scrivania.

KT: “Ma dimmi, Eve... sei a conoscenza di quanto sta accadendo in Europa?”

Es: “Certo. Vivrò anche in un luogo che non esiste, ma riesco a suivre ciò che accade laggiù. Ihihihih!”

KT: “Emily Lazer crede di poter prendere il tuo posto. Ha iniziato a vestirsi come te, e ha creato un drappello di Trooper detti Loyalist.”

ES: “Amusante. Come ho sempre detto appartengo al pubblico, non voglio considerarla una copia ma... una citazione.”

KT: “La prendi piuttosto bene!”

ES: “Le publique, come disse Antonin Artaud, è un teatro di invertiti, di droghieri, di imbecilli, di rammolliti, in una parola di Occidentali.”

KT: “Caspita...”

Keiko resta interdetta, poi la Generalessa ride divertita, e l'altra le fa eco.

ES: “Cosa vuoi che ti dica? Lascia che la pétite fille porti avanti la sua recita, se la cosa rende la sua triste vita più tolerable. De toute façon sono stata io ad accettare ogni clausola vessante, e questo mi impedisce di graziare avec ma présence qualsiasi altra federazione. Ma non mi importa, tutto quello che volevo era dileguarmi. Ma a quanto vedo il mio fantôme continua ad aleggiare ovunque. Ihihihih! Mi sento quasi come Napoleon.”

La Tanaka abbozza un sorriso.

ES: “Alla luce di tutto ciò, come potrei non permettere alla THÉA di utilizzare il mio nome e le mie creature? Questo non farà altro che alimentare il culto postumo della mia personnalité, una delle mie più grandi victoires.”

KT: “Dunque, se segui gli avvenimenti europei, saprai anche che Kemal e Safiye non avevano intenzione di partecipare alla competizione. E ti sarà arrivato all'orecchio che Kemal... ha dovuto pagare per questo...”

ES: “Perché Kemal dovrebbe essere un mio problema? Infondo non è la prima volta che subisce à cause de moi.”

KT: “Ma...”

ES: “Anche io ho subito diverse... conseguenze a causa sua... conseguenze abbastanza pesanti. Match nul.”

(match nul = pareggio. n.d.Vicni)

KT: “D'accordo, sono affari vostri. Credevo ci tenessi, mi hai detto che gli hai inviato dei messaggi, lo stai facendo ammattire...”

ES: “Qui sait. Cara Keiko, ormai ho imparato che je ne connais pas moi-même, i miei sentimenti mi sono ancora più oscuri...”

KT: “E Safiye?”

Il tono della Tanaka è quasi un rimprovero.

ES: “Lei è une chose différente!”

La voce della Sins si fa dura.

ES: “Lei non deve in alcun modo connaître la vérité. Saprà solo ciò che ho deciso di farle sapere... ti affiderò una lettera e lì c'é scritto quanto basta. Non giudicarmi duramente Je t'en prie amica mia.”

KT: “Oh niente affatto! Solo che conoscendo il rapporto che vi legava...”

ES: “Vorrei poterle dire quanto sono fiera di lei. È una grande joie vedere quanto sia cresciuta, vedere son charisme, la sua fierezza, la sua forza...”

La voce dei Eve si riempie di entusiasmo, poi torna a farsi seria.

ES: “Consegnale quella lettera, ma non farmi altre domande in merito, te ne prego.”

KT: “Cambiando discorso, hai visto il poster di Eastern Jewel 2? La Lazer voleva essere lei la cover girl.”

ES: “Che buffa!”

KT: “Ma alla fine ho preferito comunicare la tua decisione.”

ES: “Oh non preoccuparti, so che hanno molte mie foto di repertorio. En ce momént non sono un bello spettacolo...”

KT: “Avanti, ma cosa dici?”

ES: “Il passato è l’unica cosa morta che ha un dolce odore. Le présente ha un cattivo sapore, ma è qualcosa di vivo, e bisogna guardarlo in faccia en toute honnêteté.”

Keiko resta in silenzio e guarda il foglio che ha tra le mani...

[align=center]Posted Image[/align]

continua...
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The End of Asia

Un luogo non precisato del pianeta Terra, lontano da Roma, lontano da questo business.
Una fastidiosa luce rosata al neon illumina malamente una sala, dove si può udire una banale musica in sottofondo. L'ambiente è abbastanza popolato; nella penombra, sedute su divanetti di plastica ci sono giovani donne. Un serie di volti tutti uguali nella loro diversità. Ragazze poco vestite, spalle scoperte, minigonne molto mini, capelli neri lisci, occhi a mandorla, espressioni enigmatiche che non tradiscono nessuna emozione, solo qualche sorriso per compiacere chi siede al loro fianco. Parliamo di uomini, loro sì estremamente compiaciuti, contenti di essere li, sguardi vuotamente divertiti. Mani che stringono bicchieri, mani che scivolano su cosce generose per dovere.
In questo girone dantesco di vizio a pagamento ecco due figure che si muovono verso il fondo della sala, dove c'è un bancone da bar. Il primo è un uomo di mezza età che avanza a passo sicuro: capelli bianchi ma baffi ancora neri, una tremenda camicia hawaiana, un'espressione tra il divertito e il beffardo.

“Sei nervoso mon ami? Non c'è nulla da temere, fin quando sarai qui con me, il tuo amico belga, sei al sicuro.”

Il baffuto da uno sguardo alle ragazze.

Guida: “Hello Mademoiselles! - il saluto viene contraccambiato, e l'uomo continua a parlare con il suo interlocutore – vedi mon ami, ormai qui mi conoscono tutti, sono quasi 30 anni che ho mollato tutto in Europa per venire qui. Basta stress, basta giacca e cravatta. Mon dieu! La scelta più sensata della mia vita. So come funziona il tutto, quindi sereno. Monsieur Ednan non ti avrebbe di certo affidato alle mie cure così a caso. Ah, quella canaglia di un turco!”

Due ragazze si avvicinano sorridenti al belga.

Guida: “Mademoiselles come va?”

E il visitatore fa finalmente sentire la sua voce.

Visitatore: “Non abbiamo tempo da perdere, avanti.”

Guida: “Oh oui! Siamo qui per lavoro... - bisbiglia qualcosa alla due donne – andiamo, comunque rilassati giovanotto. Tranquillo!”

Visitatore: “Sarò tranquillo quando sarò lontano da questo postaccio.”

Guida: “Parbleu... Non tutti comprendono le gioie che questo posto può dare.”

I due raggiungono il bancone del bar. Alle loro spalle un viavai di ragazze in compagnia di umanità maschile varia.
Il belga si sedie su uno sgabello, mentre il suo ospite rimane in piedi, a braccia conserte. Il barista si avvicina.

Guida: “Che ordiniamo?”

Visitatore: “Nulla. Anzi ordina quello che vuoi. Digli che voglio parlare con chi gestisce questo posto.”

Guida: “Rilassati, su. Un po' di diplomazia.”

E la guida parla con il barista in una lingua a noi sconosciuta. Scambio di battute tra i due, il belga si rivolge al suo “amico”.

Guida: “Dice che non si può.”

Visitatore: “Digli che non ho tempo da perdere.”

Guida: “Non ti scaldare, chiaro? Non mi sembra il caso.”

L'uomo con una certa stizza prende qualcosa dalla giacca e la mette sul bancone del barista. Sono soldi, tante banconote che immediatamente l'uomo del bar afferra. Altro scambio di battute con la guida in lingua incomprensibile, e poi il belga parla al suo ospite.

Guida: “Bien... avrai la tua udienza mon ami.”

Il barista farfuglia qualcosa ad una ragazza li vicino, la quale subito dopo prende sottobraccio l'impaziente “turista”, che resta per un attimo interdetto.

Guida: “Vai tranquillo ragazzo, non avere paura, non morde, lo sanno che sei mio amico.”

E l'uomo abbandona la sala accompagnato dalla ragazza. I due attraversano una tenda perlina e poi uno stretto corridoio che porta ad una saletta. La ragazza sorride prima di lasciare l'uomo e abbandona la stanza. Il nervoso visitatore si guarda attorno, anche se è solo sembra preoccupato di nascondere ogni sua minima emozione. Il suo sguardo scruta ogni centimetro quadro di parete, ogni minimo dettaglio, per lunghissimi minuti d'attesa.

Rumore di passi, di scarpe col tacco, si odono nonostante la fastidiosa e dozzinale musica in sottofondo. Qualcuno attraversa la tenda perlina ed entra nella stanza, l'uomo si volta... qualcosa cade per terra. Attimi di silenzio irreale.
Una donna, ecco chi è entrato nella saletta, lo guarda dall'altro in basso ed emette una risatina sarcastica che rompe il silenzio.

Donna: “Hihihi. Sapevo che sarebbe arrivato questo giorno.”

L'uomo avanza, senza dire nulla. Si piega per raccogliere qualcosa dal pavimento. È un ventaglio, quello che la donna ha fatto cadere dopo averlo visto. L'ospite porge l'oggetto alla padrona della casa.

Le Femme Chinoise

Ancora il luogo non precisato. Lontano dalle telecamere, dalle luci e della urla, lontano non si sa quanto da quello che sta accadendo a Roma. Un lungo corridoio, illuminato al neon, pareti foderate con una carta da parati rosa tenue. Sulla destra una serie di porte nere che danno l'accesso ad altrettante stanze. Un termitaio di alcove per le ragazze e per chi ha pagato per la loro compagnia.
Una donna avanza ancheggiando, fasciata in un cheongsam nero con draghi dorati, nella mano destra un ventaglio agitato in modo quasi marziale. Dietro di lei c'è un uomo, lo stesso che è arrivato qui accompagnato da un baffuto belga amante di un certo tipo di bella vita.
Un figura possente e allo stesso tempo drammatica, quella di questo individuo, quasi statuaria, fredda, che mal si sposa con quello che accade attorno a sé. Lei avanza sicura, lui evita con difficoltà un paio di “allegri turisti” che escono dalle stanze.
La “dragon lady” si ferma vicino all'unica porta semi-aperta, chiamando qualcuno che è lì dentro: una ragazza che immediatamente fa capolino dalla stanza. Parole in una lingua non comprensibile, sicuramente un ordine o una richiesta, visto che dopo un inchino la giovane si allontana per andare chissà dove. La stanza è ora libera, la signora con il cheongsam indica l'interno con il ventaglio.

Dragon Lady: “Bien... qui non ci disturberà nessuno. Avanti accomodati.”

Visitatore: “Cosa? - guarda dentro l'alcova – No, no, Io non entro qui. Che dovrei farci?”

La donna lo osserva con un sorriso enigmatico.

Dragon Lady: “Quello che si fa di solito in questo posto... perdonami, posso capire, forse la mia bellezza sta appassendo, se gradisci intrattenerti con un' altra delle mie ragazze scegli pure, saranno felici di accontentare ogni tuo desiderio.”

Visitatore: “Ma cosa diamine stai blaterando? - alza il tono della voce – credi che sia venuto qui dopo un anno e mezzo per fare...”

La donna lo interrompe e lo tira a sé.

Dragon Lady: “Tais-toi! Non gridare, non alzare la voce per favore, non voglio che tu infastidisca i miei clienti.”

La donna lo trascina nella stanza e chiude la porta alle sue spalle.

Dragon Lady: “Bien. Come vedi questo posto è pieno di gente, ed io ho parecchi impegni e poco tempo, quindi se non sei qui per usufruire dei nostri servizi, ti prego di spiegarmi il motivo della tua visita.”

L'uomo visibilmente innervosito tira fuori dal taschino della giacca un rettangolo di carta ingiallita, sembra essere una cartolina, e la porge alla “dragon lady”.

Visitatore: “Dovrei chiederti io cosa volevi tu quando mi hai mandato questa. Non la riconosci!”

Dragon Lady: “Certo. Fa parte di una collezione antica di gran valore. È molto bella.”

Visitatore: “E quel messaggio che mi hai inviato? Ma soprattutto... - pesca ancora qualcosa dalla giacca – questa! Questa lettera!”

Ad essere estratta è una busta da lettere, che l'uomo sventola sotto il naso della donna.

Visitatore: “Lei me l'ha tenuta nascosta per mesi, sapeva della tua fine... indegna... ancora una volta vi siete presi gioco di me!”

La donna abbandona la sua alterigia e lascia cadere le spalle.

Dragon Lady: “Oggi mi sento sincera, exceptionnellement. Quella lettera? Un errore. Quel messaggio? Une autre erreure. Anche quella cartolina. Una serie di... leggerezze. Forse volevo che tu venissi a cercarmi, ma se ti guardi intorno capirai bene che non ne è valsa la pena – apre le braccia e indica ciò che le sta attorno – non è bello come il mio ufficio da GM, non vi sono opere d'arte e non ho nessuno con cui giocare a scacchi, adesso ceci est ma vie. Ora che lo sai puoi anche andare via, a meno che tu non voglia...”

La donna inizia a slacciare maliziosamente i bottoni del cheongsam.

Dragon Lady: “Hai fatto tutta questa strada... almeno non ti lascio ripartire senza averti offerto un bon service, come si conviene con i vecchi amici.”

L'uomo quasi digrigna i denti e d'improvviso colpisce la parete alla sua destra. Lei trasale.

Visitatore: “Sono questi i campi di lavanda che volevi tanto vedere? - indica intorno – Questo materasso lercio? E l'Opera di Pechino che tanto bramavi di vedere dal vivo? Ma soprattutto, questa è la casa che tanto hai desiderato per tutta la tua vita? Oh... sono venuto fin qui per vomitarti addosso tutto il male che hai fatto ma mi rendo conto che la vita ti ha già punita. Sapevo quanto fossi una donna infedele, ma non fino al punto di tradire te stessa.”

La donna scuote il capo lentamente.

Dragon Lady: “Ci sono molte cose che non sai mon ami. Ci sono ragioni che... - la donna trattiene fieramente un nodo alla gola – che nemmeno immagini. Sono piena di défauts, forse ho tradito me stessa, ma non sarei mai tanto sconsiderata da chiederti di restare. So bene chi sono, so bene qual'è la mia natura, e so che quella parte di me che voleva rivederti non può vincere sulla mia parte razionale, quella che mi impedisce di trattenerti ancora in questa stanza.”

L'uomo non sa cosa dire, si volta.

Visitatore: “Tu non ti sei degnata nemmeno di salutarmi... ma voglio essere migliore di te, addio.”

Mentre l'uomo sta per aprire la porta viene fermato dalla mano della donna che gli blocca il braccio.

Dragon Lady: “No! Je supplie! - le lacrime iniziano a scorrere sul suo viso – so che mi odierò per questo ma non riesco a lasciarti andare via, non posso.”

Behind the mask

A Roma lo show è finito, quello che resta è la gloria per qualcuno e un ottimo ricordo per il pubblico. Altrove, in una parte non precisata di questa palla di fango e acqua chiamata Terra, non c'è spazio né per la gloria né tanto meno per i bei ricordi.
Una porta che si chiude. Una donna con indosso un cheongsam ed un uomo venuto da molto lontano sono adesso in una stanza, una camera che sembra essere isolata da tutto il resto.
Un ambiente sicuramente angusto, ma certamente meglio arredato e più decorso di quella specie di girone infernale, affondato nelle luci al neon rosa, che lo circonda. Una penombra rilassante, fotografie attaccate ai muri, una modesta libreria, un letto.
La donna si siede davanti una specchiera, mentre l'uomo resta fermo vicino alla porta.

Visitatore: “Ho visto sai... prima di entrare, quella ragazza che andava via con quel bambino. Chi era suo figlio? Una creatura innocente in questo postaccio. Che Dio abbia pietà di voi.”

La signora si guarda nello specchio senza rispondere al suo ospite.

Visitatore: “Quanto ha quel poverino? Spero non cresca qui dentro.”

Dragon Lady: “Ha dieci mesi, è un enfant molto vivace, Ihihihi. Mon dieu. Avrò anche tradito me stessa, ma non sarei mai tanto meschina da non avere rispetto per una creatura così indifesa. Se questo enfant è qui... vuol dire che qui non gli manca nulla ed è al sicuro.”

L'uomo adesso inizia a guardarsi attorno per bene, scruta ogni angolo della stanza, ed un'espressione di sorpresa si dipinge sul suo volto.

Visitatore: “Vedo che non hai dimenticato cosa eri diventata. E vedo anche che hai continuato a seguirci...”

Il tizio si avvicina alla donna, e nota un un portafoto messo proprio lì di fianco sul piano della specchiera.

Visitatore: “Non hai dimenticato nemmeno lei – indica la foto – le hai fatto tanto male, troppo. Hai continuato a tormentarla in un modo o nell'altro. Ma perché? Cosa ci provi a fare questo...”

Dragon Lady: “Non ho mai promesso a nessuno che sarei rimasta. Né a te né a lei. C'erano ragioni più grandi che mi spingevano ad andare via. E poi, se ti dicessi che provo amore per lei, tu ci crederesti? Oh no, mon ami, a cosa servirebbero le mie parole. Non sei venuto qui per conoscere le mie motivation, sei qui solo per giudicarmi. Allora ti offro la mia testa su un plateau d'argent, insultami, sputa il tuo odio, è questo il reale motivo della tua visite de politesse.”

Visitatore: “In troppi si ricordano di te, in troppi ti idealizzano. Ti ricordi quella ragazzetta bionda? Era talmente ossessionata da te da nominarsi tua erede... si, lo sai, so che hai guadagnato anche dei soldi, magari non tanti, ma hai dato l'assenso a sfruttare la tua immagine. Lo so, conosco chi te li ha mandati quei soldi.”

La donna si alza dalla specchiera e siede sul suo proprio letto. Raccoglie le mani in grembo e fa un sospiro. Poi si lascia andare come un fiume in piena.

Dragon Lady: “Profittez de ce moment, perché non so se potrò essere ancora sincera come lo sarò in questo momento... - sospiro – sono arrivata qui qualche tempo dopo avervi lasciato. Sentivo il bisogno di ricucire il legame con mia madre perché... qualcosa di trés important stava accadendo in me, non avevo più notizie di lei da molto tempo. L'ho cercata e ho scoperto che era deceduta. Oh mon ami – sorride sarcastica – non ho pianto, non ho provato nulla, rien, solo un gran senso di colpa, provavo pena per me e per il mio comportamento, non per lei. Il senso di colpa è un sentimento egoista, non trovi mon ami?”

Tace per un attimo come persa nei propri ricordi.

Dragon Lady: “Ma mére aveva lasciato dietro di sé questo posto e con esso una scia di debiti, e i campi di lavanda hanno dovuto attendere. Mon argent è finito pian piano nelle mani di altri, e io ero forse troppo... orgogliosa per chiedere aiuto a qualcuno. Preferivo dissipare la mia fortuna piuttosto che far sapere dov'ero. Pavida? Egoista? A te la scelta, il tuo giudizio ormai ne me soucie pas.”

Si alza e con amara soddisfazione esclama.

Dragon Lady: “Umanità varia e indistinta bramava per questo petit paradis de plaisir, i clienti erano numerosi e il mio denaro è cresciuto sempre di più, a beneficio di altri, ma infondo questo non mi importava. Ho reso questa casa un Eden, un luogo fuori dal tempo in cui qualsiasi fantasia può essere realizzata. Tout à coup ho capito che non sarò mai una persona degna, ma non compiangermi per questo, io non ho bisogno di compassione né di comprensione, io non ho paura di guardare mà reflection, so esattamente chi c'è dall'altra parte dello specchio. È la mia natura, e la accetto. Nessun altro luogo può meglio adattarsi a una persona come me.”

L'uomo guarda la donna con un'espressione imperscrutabile.

Visitatore: “La tua natura... ricordo bene quella storiella del monaco e dello scorpione. L'immutabilità degli individui e dei loro istinti... la natura dello scorpione è di pungere, ma questo non cambierà quella del monaco di prestargli soccorso e di aiutarlo. Il problema è che noi due siamo entrambi degli scorpioni, e per quanto bene intenzionati, possiamo solo pungerci a vicenda ed avvelenarci... è la nostra natura.

Allarga le braccia con fare rassegnato.

Visitatore: “Non so se dispiacermi o meno, ma allo stesso modo in cui non riesco ad odiarti non riesco nemmeno a restare qui ancora per guardare questo stato qui, devo andare via. E quando sarò da lei le racconterò che in realtà te la passi talmente bene da non aver più bisogno di noi.”

Dragon Lady: “Non puoi né odiarmi né fare il contrario, capisco che la cosa ti metta in difficoltà, ma la vita non è una échiquier, bianco o nero, vi sono infinite sfumature. So di non essere un esempio di virtù – ride sarcastica, poi si fa seria – mais a mio modo so amare, e lei lo sa. È più giovane di te ma forse conosce meglio l'animo umano.”

In quel momento si sente bussare, una ragazza entra concitata con un bambino in braccio, il piccolo piange disperato, la ragazza dice qualche parola. La “dragon lady” annuisce e il suo sguardo si riempie di tenerezza. Prende il bambino tra le braccia e la creatura si aggrappa alla donna, mettendo la testa nell'incavo tra il collo e la spalla, cessando il suo pianto disperato.

L'uomo sbianca in volto.

Visitatore: “Questo... questo cosa significa?”

La donna accarezza dolcemente la testa del bimbo, finalmente acquietato.

Dragon Lady: “Sai, un enfant non riesce a stare troppo tempo lontano dalla sua mamma, è la sua natura.”

L'ospite rimane senza parole, quasi barcolla e sembra quasi sul punto di avere un malore. Arretra fino a sedersi sul letto, il suo sguardo è confuso, il respiro quasi gli si strozza in gola, la realtà attorno a lui inizia ad ovattarsi, i battiti rimbombano nella sua testa. La sua voce trema.

Visitatore: “Ma... io...”

Si sente come di impazzire.

Visitatore: “Sapevo che non sarei dovuto venire qui!”

La sua voce continua a tremare. La donna abbandona il suo piglio duro e va verso l'uomo, e con fare quasi materno gli accarezza la fronte. Mentre è vicina a lui il bambino, accoccolato tra le sue braccia, si volta e osserva l'ospite incuriosito.

Dragon Lady: “Sono stata tua qualche volta... ciò che forse non sai è che dall'estate prima della mia partenza, sono stata solo tua... io... mi dispiace... è anche per questo che sono andata via. Non potevo, non potevo dirtelo!”

Lui è inebetito mentre copiose lacrime iniziano a rigare il volto della donna che con sguardo implorante fa verso di lui.

Dragon Lady: “Non potevo permettere che restassi legato a me per questo, che solo per questo continuassi a lasciarti avvelenare da me... volevo solo che tu fossi libero. Ma ora sei qui e io... io non so più cosa fare... mon dieu! Portaci via di qui. Ti prego.”

L'uomo quasi non sente, la stanza attorno a lui inizia a girare, non è quasi cosciente dei movimenti che compie. Si alza dal letto e resta in piedi senza sapere dove andare, si prende la testa fra le mani. Tutto gli appare quasi come in un sogno, la voce di lei si fa ovattata, una moltitudine di pensieri affollano il cervello dell'uomo che quasi si sente di impazzire. Tutto ciò che è stato inizia a perdere di senso, tutto è in discussione, sembra che la sua vita come la conosceva fino a un attimo prima non gli appartenga più. È perso. Completamente, totalmente, disarmato e perso.

Rain

Un luogo non precisato del pianeta Terra... non sappiamo quando, ma di certo prima di quello che è accaduto stasera.
Siamo lontani dalle telecamere, dai luccichii del business e dalla gloria del ring.

Un uomo, steso su un letto, apre lentamente gli occhi. Fatica a ricordare cosa sia accaduto e dove, la sua mente è intontita, il suo sguardo vaga per la stanza.

Costui è un visitatore venuto da lontano e le parole che pronuncia nella sua confusione sono in una lingua non comprensibile a tutti, neanche a colei che è nella stessa stanza, seduta su una sedia accanto al letto.

“Sei lontano da ton pays, non posso capirti se parli nella tua lingua madre...”

La signora che ha appena parlato è fasciata da un cheongsam nero con draghi dorati, per questo la chiameremo Dragon Lady.

Il visitatore ancora intontito risponde in modo a lei comprensibile.

VS: “Quindi... è successo davvero? Non l'ho sognato...”

La sua voce è flebile, provata.

DL: “Hai avuto un mancamento, rien de grave.”

Il visitatore istintivamente prova a tirarsi su, ma le forze gli vengono meno.

DL: “Non sforzarti, i tuoi nervi d'acciaio hanno ceduto, e forse anche ton cœur de sportif non avrà retto all'emozione.”

Il tono della donna è pungente, mentre si alza dalla sedia per raggiungere una specchiera lì di fronte.

DL: “Non preoccuparti, dans ce lieu capita spesso che le emozioni giochino qualche brutto scherzo, anche se per motivi nettamente più plaisante.”

La Dragon Lady è seduta su una panchetta imbottita, e guarda il riflesso del suo ospite nello specchio.
L'uomo è ancora ottenebrato da un senso di sospensione della realtà, ma poco a poco la sua mente provata mette insieme i pezzi, e tutto quello che è avvenuto prima che perdesse i sensi gli appare vivido e chiaro.

DL: “Mi dispiace per prima – continua a fissare il suo ospite con aria altezzosa – j'ai un peu pleuré ed è stato uno spettacolo indecoroso. Consideriamo anche quello come un piccolo scherzo dei fragili nervi. Ma come puoi vedere mon ami, adesso sono più lucida che mai.”

L'uomo prende la parola, e stavolta la sua voce sembra più ferma, segno che le forze stanno tornando.

VS: “Dov'è?”

La donna inarca il sopracciglio con espressione interrogativa.

VS: “Dov'è lui? Il bambino.”

DL: “Ne t'inquiète pas. C'è una donna che mi aiuta a prendermene cura, è con lei adesso.”

Con un'ostentata indifferenza la Lady in cheongsam afferra una spazzola e inizia a lisciare i setosi capelli.

VS: “E chi sarebbe? Un'altra di queste... puttane?”

Lei poggia la spazzola stizzita.

DL: “È una persona fidata, ti basti sapere questo – poi sorride sarcastica – deduco che mi ritieni capace di abbandonare mon énfant nelle mani di una persona qualunque, devi avere davvero une mauvaise opinion de moi.”

VS: “Non è – la sua voce è stanca ma non priva di fermezza – un luogo adatto ad un bambino... a quel bambino.”

La Dragon Lady si alza dalla panchetta.

DL: “Sia chiaro, non hai alcun dovere verso di noi, non voglio ta charité.”

VS: “Carità? Cosa diavolo stai blaterando?- si mette una mano alla fronte come a riordinare le idee – dov'è quel maledetto belga che mi ha portato in questo postaccio? Lui... lui è il mio lasciapassare per andarmene via da qui – sospira – e non me ne andrò da solo.”

DL: “Credo che il tuo amico abbia impegni più piacevoli en ce moment. Ad ogni modo, cuor di leone, ti converrà star calmo e conservare ton courage per quando sarà utile. Spesso in questo Paese avvengono sequestri lampo, gens désespérés che per sopravvivere prende in ostaggio proprio gente abbiente come te... all'ingresso ti avranno di certo notato... - la donna abbassa il capo - ...hanno gli occhi ovunque quelli. Conosco questo luogo molto meglio del tuo amico, croyez-moi, perciò resta a letto per il momento.”

VS: “Non capisco quello che stai dicendo, e non mi interessa.”

Lentamente prova a mettersi seduto sul letto.

DL: “Mi dispiace, lì in Europa sei considerato... exotique, ma qui non sei nient'altro che un occidentale che si è perso nell'inestricabile orient. Ihihihihi.”

Una risata pungente, quasi sguaiata, riempie la stanza.

DL: “E adesso sei tu il protagonista di una di quelle épique histoires, di geishe e piccoli piedi fasciati, di occhi bassi che aspettano en silence, immerse nell'atmosfera di generica asiaticità che tanto piace a voi europei.”

VS: “Stai sragionando, non capisco dove vuoi arrivare.”

Il visitatore resta un attimo in silenzio per trovare la forza di porre la domanda che ormai lo assilla.

VS: “Perché non me l'hai detto? Non l'hai detto nemmeno a lei nella lettera, perché?”

La donna se ne sta lì in piedi ad osservarlo, mantenendo l'algida alterigia di chi si sente vincente.

DL: “Non volevo la tua carità mon cher ami. Non volevo legare qualcuno a me usando une banal raison, sarebbe proprio ciò che tutti si aspetterebbero dalle héroïnes de tragédies, dunque ho pensato che fosse meglio cosi.”

VS: “Meglio per chi? Per te! Sei la solita egoista, pensi solo ed esclusivamente a te stessa, sei sparita da oltre un anno per cosa poi? Per vendicarti di chi e di cosa?”

L'uomo è nuovamente preso da una crescente agitazione.

DL: “Sta calmo, i tuoi nervi sono fragili – attimo di silenzio – egoiste? Moi? Probabilmente si, ma non credere di essere tanto différent de moi, la morale non è nulla più che la regolarizzazione dell’egoismo.”

La Dragon Lady misura la stanza con passi lenti e studiati.

DL: “Credi sia semplice andare via di qui? Molte donne, come me, sono enchaînée a questi luoghi da debiti che necessitano generazioni per essere ripagati, non posso semplicemente fare le valige e sortìr.”

VS: “Per quanto mi riguarda adesso sono parole senza senso, quel povero bambino rischia di essere l'ennesima tua vittima.”

DL: “Oh ma che cœur noble. Il tuo senso di giustizia vuole punire mon ego. È per far vedere quanto tu sia au dessus de moi che ti prendi pena per un bambino senza nemmeno avere la certezza che sia...”

VS: “Anche se così fosse, non posso lasciare una creatura in questo luogo. Chiamalo come vuoi, assolutismo morale o altro.”

DL: “E in nome di questo ideale, di cui nemmeno toi-même conosci il nome, saresti disposto a separare un bambino da sa mére? Rifletti, non è forse anche questo égocentrisme? Anzi quelque chose de pire, perché nascosto dall'alibi della justice.”

VS: “Io – la sua voce è nuovamente affievolita dalla stanchezza – io non toglierei mai un figlio alla propria madre.”

La Dragon Lady ride divertita.

DL: “Oh tutto ciò è estremamente poetico, o forse pathétique ... spesso le due cose si accompagnano l'una all'altra, come in ogni dramma che si rispetti. Curioso, en fin sei diventato tu la Madama Butterfly, hai passato tutto questo tempo dans l'attente di veder levarsi un fil di fumo dall'estremo confin del mare – un senso di soddisfazione le si dipinge in volto – proprio come quelle figure talmente piegate all'amore da idealizzare hommes cruels. Eppure sei anche il commodoro, il personaggio negativo, il padre di un enfant.”

La donna alza il sopracciglio con aria maliziosa.

DL: “Non trovi anche tu buffo questo strano court-circuit ?”

VS: “Tu non capisci, sei cieca.”

L'uomo si agita, sembra in procinto o di arrabbiarsi o di avere un ennesimo crollo emotivo.
La donna gli si avvicina, e prende nuovamente posto sulla sedia accanto a letto, con lo sguardo altero.

DL: “Io ho risposto a tés questions, ma ora tu... dovrai rispondere alla mia. Pourquoi sei disposto a fare tutto questo?”

Con un guizzo inaspettato il visitatore afferra per una mano la Dragon Lady e con un deciso strattone la tira a sé, poi avvicina le sue labbra all'orecchio della donna e le sussurra qualcosa.

L'espressione altezzosa di lei si muta in stupore, e le parole le muoiono in gola. Lacrime dapprima sottili, poi copiose iniziano a rigarle il volto. La donna in cheongsam stringe i pugni e incurante della salute precaria del visitatore, sfoga il proprio senso di impotenza tirandogli dei pugni sul petto, dapprima forti poi deboli.
I singhiozzi continuano a scuoterla mentre il fiume delle sue lacrime sembra inarrestabile.
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