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Buio; un uomo che ride
Topic Started: Sep 18 2016, 22:47 (50 Views)
Cross Wizard
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Buio... o quasi. Una stanza, forse. C'è poca luce, appunto, quasi buio.
Qualcosa illumina, poco e male. È uno schermo acceso. Uno smartphone, un tablet, un pc, poco importa.
Una mano, grande, fasciata, unghie rovinate, annerite, ematoma subungueali. Un dito accarezza lo schermo, fa partire qualcosa, una registrazione audio.

“Salve dottore. Ho deciso di tenere un diario audio.”

La voce registrata quasi rimbomba nel luogo oscuro, evidentemente dentro quelle tenebre c'è davvero poco.
Una voce maschile, quasi tremante, insicura.

“So che lei mi aveva consigliato di scrivere un diario. Ma non credo di essere bravo a scrivere. Cioè, tutti quei segni, ho paura di sbagliare qualcosa. Non ho una bella grafia. Comunque mi trovo bene qui, una vita tranquilla, ecco cosa voglio.”

Un dito, ancora su quello schermo, manda indietro la registrazione di pochi secondi.

“Mi trovo bene qui, una vita tranquilla, ecco cosa voglio.”

Ancora indietro.

“Una vita tranquilla, ecco cosa voglio.”

Un respiro irregolare, o forse una risata appena accennata. No, non proviene dalla registrazione, ma da qualcuno che è lì dentro la stanza, quel qualcuno che accarezza ancora l'aggeggio che riproduce il file audio.

“Qualcuno dice di ricordarsi di me. Dicono di avermi visto da qualche parte, in televisione. Ma io non ricordo, non ricordo. Ma forse sono loro a sbagliare, forse mi scambiano per qualcun altro, questo mio fisico li inganna sicuramente. Sì, sono loro a sbagliare – il tono è quasi ilare – sono loro a sbagliare, ci sono tanti altri come me.”

Il dito tocca per mandare indietro.

“Sono loro a sbagliare, ci sono tanti altri come me.”

Ancora.

“Sbagliare, ci sono tanti altri come me.”

Di nuovo.

“Tanti altri come me.”

Ancora un sibilo, aria che passa attraverso i denti di qualcuno lì nel buio.
Intanto la registrazione continua.

“Prendo tutte le medicine, dottore, non sbaglio un orario. Voglio una vita tranquilla – ancora un tono ilare – seguo tutti i suoi consigli. Evito ogni tipo di stress. Però, dottore, ho ancora paura del buio. La notte non riesco a dormire con le luci spente. Il buio è come una lente – il tono della voce è quasi spaventato – una lente che deforma la realtà. Mi sembra di vedere cose che non ci sono, tanti piccoli occhi che mi osservano... una, una, una moltitudine.”

Il dito tocca per mandare indietro.

“Mi sembra di vedere cose che non ci sono, tanti piccoli occhi che mi osservano... una, una, una moltitudine.”

Ancora.

“tanti piccoli occhi che mi osservano... una, una, una moltitudine.”

Di nuovo.

“... una, una, una moltitudine.”

Una risata. Chiaramente una risata. C'è un uomo che ride in una stanza buia, ascoltando le confessioni di qualcuno.
Rumori, il suono che fanno le molle di certi materassi un po' usurati quando ti alzi.
Qualcuno si è messo su, in piedi nell'oscurità più completa.
La registrazione avanza.

“Provo a tenere tutto sotto controllo, sotto. Le medicine, si, le gocce quando servono. Nei casi d'emergenza. Come quando mi capita, sempre più raramente... di, di non riconoscere più la mia voce. Ne abbiamo già parlato, ricorda. Non la sento mia, come se appartenesse ad un altro. Però capita sempre meno.”

Passi.
Qualcuno passeggia in una stanza buia, per andare chissà dove.
Qualcosa si apre in questo preciso istante. L'anta di un mobile da bagno.
La registrazione continua.

“Sto bene, fisicamente, ho voglia di fare esercizio fisico. So che è difficile pensarlo, per una persona che come me prende delle medicine... certe medicine... ma sento come una forza che mi spinge a tenermi in forma. Non credo sia un male, dottore.”

Un suono, riconoscibilissimo. Quello di un rasoio elettrico in azione.
Le lame tagliano, il loro rumore copre in parte quello della registrazione.
Ed ecco arrivare anche una risata. Prima lenta, poi sempre più fragorosa.

“Uuh... AHAHAHAHAHAHAAHAHA!!! AHAHAHAHAHAHA!!!!”

Poi un rumore metallico, lontano, qualcosa che scatta, una serratura forse. E subito dopo un altro rumore, quello inconfondibile di una porta che si apre. Una porta molto pesante.
Subito dopo... un fascio di luce, come una lama spietata fende l'oscurità. Fuori è tutto illuminato, freddamente illuminato. La luce impatta sul fondo della stanza, sul vetro di uno specchio a muro. Ma sopratutto lambisce una figura enorme. Un uomo, chino su se stesso, intento a passarsi il rasoio sul cranio, ormai quasi del tutto privo di capelli.

Udiamo una voce dall'esterno, dall'uscio della porta. Un tono quasi fastidioso.

“Carissimo! Perdonami per l'attesa.”

L'uomo dalla voce fastidiosa rimane sulla porta. Continua a parlare.

“Hai riflettuto abbastanza in questi giorni. A quanto vedo ti sei sistemato come se fossi a casa tua. Bene, bene, bene.”

Un altro è fuori dalla stanza, e parla con un tono di voce irritante.

“Ahahahahahaha!”

L'uomo dentro la stanza, nella penombra, ride.

“Ridi, che fa bene! Quanta gioia!”

Controbatte l'uomo all'esterno.

La figura dentro la stanza si sposta, la luce può quindi illuminare la parete... e qualcosa appesa ad essa.

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