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Sins of the Father/Father of the Sins; I peccati dei padri ricadono sui figli
Topic Started: Feb 27 2017, 11:54 (223 Views)
Cross Wizard
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Grazie Gianni, GIAOOOO!
La mattinata di un giorno tra il 16 e il 18 febbraio 2017.

Un ufficio, estremamente essenziale nell'arredamento, ma non per questo freddo ed impersonale. Infatti, appesa ai muri c'è una vasta collezione di fotografie incorniciate con cura.
Seduto alla scrivania c'è un uomo, la sua espressione è priva di particolare entusiasmo, si potrebbe dire quasi affetto da una noia di vivere degna di un poeta... ma la sua tuta in acetato ci racconta tutt'altro tipo di individuo.

La stanza è la direzione di una palestra, lo scenario che si mostra dalle vetrate è appunto quello di un luogo adibito all'allenamento sportivo, e la presenza di un ring ci fa capire di che genere.

L'uomo alla scrivania non è comunque solo, con lui ci sono due donne. La prima è seduta su un divanetto, capelli rossi, intenta a guardare il suo smartphone. L'altra è dotata di una stazza imponente e, braccia conserte, passeggia quasi nervosamente per l'ufficio.
Entrambe sembrano in procinto di partire, come testimoniano due trolley lasciati vicino alla porta.

La donna muscolosa si rivolge all'uomo seduto.

D1: “Sei sempre qui. Ma hai traslocato in questo ufficio?”

L'uomo risponde.

U: “Fin quando il vecchio è in Messico, serve qualcuno per tirare avanti la baracca. E come puoi notare anche con me la Baldhaus funziona più che egregiamente. Per me poi è un'attività che impegna la mente, visto che il corpo...”

D1: “Quello lo impegni fin troppo. Finirà per cascarti, sta attento!”

U: “Cosa hai capito, parlavo dei miei allenamenti giornalieri. Ho davvero una pessima reputazione per voi.”

D1: “Sei il primo a vantarti di quella che tu chiami pessima reputazione, non fare lo scemo!”

U: “Sei solo nervosa perché ti tocca ritornare dall'altra parte del mondo.”

D1: “Sono sei mesi che non metto piede nel mio Paese. Ho una famiglia lì che mi aspetta, ma non è solo nostalgia. Sono abbastanza stanca di girare per il mondo come una trottola, le soddisfazioni di questo mondo iniziano a non significare più abbastanza per me.”

U: “Questa è la vita che hai scelto, o sbaglio?”

D1: “La fai facile tu! Fai quattro o cinque apparizioni all'anno, tiri qualche pungo e i giapponesi ti ricoprono d'oro. Io non vedo altro che sorrisi, autografi, seccanti interviste, e meno denaro di quello che mi aspetterei, senza togliere che non ho quasi nemmeno il tempo per andare al cesso!”

U: “Io raccolgo i frutti di una decennale carriera, fatta anche di sacrifici. Ho girato il mondo più di te, soldato, e non credere che la compagnia fosse più gradevole di quella che hai tu.”

L'uomo indica la ragazza con i capelli rossi.

D1: “Mettiamola così, tu hai avuto la pazienza di seminare per dieci anni, io non ho il pollice verde.”

A questo punto la ragazza dai capelli rossi stacca lo sguardo dallo schermo, e interviene.

D2: “Mustafa! Nene! Piantatela di punzecchiarvi!”

NH: “Incredibile, la nostra imperatrice Safiye si è ridestata dal suo sonno!”

SF: “Cosa credi, non ascolto mica con gli occhi. Cosa c'è, ti sei stancata di questo business?”

Nene la guarda con aria interrogativa.

SF: “Perché mi guardi cosi? Lo hai detto tu che sei stanca. Non ti sto rimproverando. Ti sto facendo una domanda.”

NH: “Ma che...”

SF: “Vuoi tornare a casa? Vuoi andare via anche tu? La valigia è pronta, basterà cambiare la destinazione. Io tornerò in Messico e tu a casa tua. Tanto ormai fate tutti così. Tanto entusiasmo iniziale e poi...”

NH: “Frena, frena! Non ho neanche il diritto di dire che sono stanca? Non posso aver voglia di tornare a casa?”

SF: “Non hai capito il punto come al solito.”

La Hatun sbuffa.

SF: “Il punto Nene, è che la mia vita è costellata di gente che percorre il mio cammino per un bel pezzo, e poi a un tratto si infila in una scorciatoia e se ne va. E io continuo a camminare, perché voglio farlo anche se a volte mi pesa, ma è questa la mia strada, io ho scelto di percorrerla. E beh, chi vuole mi segua, chi non vuole allora vada via senza girarci troppo intorno.”

NH: “Mi pare che anche tu abbia bisogno di riposare e di calmarti - la Hatun si alza – vado a ingannare il tempo tirando qualche pugno al sacco. Sempre meglio che sentirti lagnare!”

Mentre Nene sta per uscire, la porta si spalanca.

???: “Ciao! Come fi butta? Voi non afete idea di chi ci essere la fuori! Forse meglio che voi muofere vostro posteriore e venire all'ingresso.”




La mattinata di un giorno tra il 16 e il 18 febbraio 2017.

Una strada, e a giudicare dai cartelloni pubblicitari e dalla segnaletica, siamo in un paese di lingua tedesca. Una monovolume è parcheggiata all'ingresso di una struttura. La scritta sull'insegna è la stessa che campeggia sui fianchi del veicolo in questione: “Baldhaus Berlin”.

Il portellone posteriore è aperto e due uomini dalla stazza davvero ragguardevole sono impegnati a caricare delle valige. Il primo è robusto, l'altro è altissimo. Entrambi indossano delle t-shirt rosse. Il più “basso” dei due commenta.

UR: “E con questa abbiamo finito. Mi chiedo sempre perché le donne si portino dietro così tante cose.”

Il gigante annuisce senza emettere un fiato.

UR: “Adesso dobbiamo raggiungere l'aeroporto in tempo, devo dare giusto un'occhiata alle prenotazioni.”

Qualcuno si avvicina ai due. Un individuo che, nonostante il febbraio berlinese, sfoggia una striminzita canottiera arancione fluo, che mette in evidenza un fisico estremamente muscolare e definito. Inoltre indossa un cappello di lana nero con scritto sulla fronte “Geil” (in tedesco: figo), ed un paio di occhialoni da sole. Questo strano individuo si rivolge ai due.

SI: “Ciao racazzoni! So che foi stare preparando per viaggio di due vaghine fostre compagne, io vorrei dare foi piccolo regalo per Herr Baldone da portare in terra di donne baffute, Messico – porge loro un pacco – si trattare di miei integratori alimentari, preparati con mie tolci mani muscolose, che aiuteranno lui a soprafivvere in Land di culi crassi. Forse fare problemi alla dogana, ma potete chiedere a una di due vaghine di nascondere in cavità corporee, tanto sapere che donne hanno centimetri di libertà ta riempire.”

Il gigante grugnisce.

SI: “Tai calmo. Non esserti ancora apituato a mio senzo di humor? Mi ricordare quando incontrare rabbini in metropolitana, e non capire ironia di mie battute su come asciucare loro dopo doccia mattutina.”

Questo bizzarro siparietto per le strade di Berlino, viene in qualche modo interrotto dall'arrivo di un'automobile. Un'elegante berlina tedesca metallizzata parcheggia a pochi metri dal minivan.
I tre uomini osservano incuriositi, quando uno degli sportelli si apre e qualcuno esce fuori dall'abitacolo. Rumore di passi in scarpe eleganti sull'asfalto. Una voce maschile si ode.

???: “Ismail... Ifrit... da quanto tempo!”

L'uomo robusto strabuzza gli occhi. Anche il gigante si volta sorpreso, mentre l'eccentrico tizio in arancio fluo resta dubbioso.

IS: “Herr Almasy! Cosa ci fa lei qui?”




La mattinata di un giorno tra il 16 e il 18 febbraio 2017.

Un ufficio, estremamente essenziale nell'arredamento, ma non per questo freddo ed impersonale. Infatti, appesa ai muri c'è una vasta collezione di fotografie incorniciate con cura. Ma ora la stanza è più affollata rispetto all'ultima volta in cui l'abbiamo immaginata.

Seduto alla scrivania c'è un altro uomo, nettamente più elegante del precedente. Il fatto che sia stato fatto accomodare lì è un chiaro segno di rispetto, o forse solo di ospitalità. Un ospite importante che assomiglia terribilmente a David Hasselhoff.
Dall'altra parte della stanza, come in una sorta di simbolico plotone d'esecuzione, c'è un drappello di persone composto da due donne e tre uomini, dei quali abbiamo già sentito pronunciare i nomi: Safiye, Nene Hatun, Mustafa, Ismail ed Ifrit.

Sembra che il discorso sia già nel vivo, o quantomeno si siano consumati i preamboli.

L'uomo elegante sfoggia un sorriso prima di parlare.

???: “Ma cosa state facendo lì in piedi? Questa è casa vostra, in un certo senso.”

SF: “Siamo semplicemente... stupiti dalla sua presenza.”

La voce della Turkish Delight è atona e fredda. Ismail risponde anch'egli.

IS: “Ecco, non ci aspettavamo di certo la sua visita Herr Almasy.”

Seifer Almasy sfoggia un ennesimo sorriso diplomatico.

SA: “Comprendo, ma in fin dei conti non siamo nemici.”

NH: “Non siamo nemici, è vero. Ma nemmeno amici. L'unico che ti considerava amico ormai ci nega la sua compagnia da tempo.”

Mustafa alza la mano come a zittire Nene.

NH: “Se cerchi Kemal non è questo il posto in cui chiedere. Non sappiamo niente di lui, solo che è sparito dietro quella puttana di tua figlia!”

Le parole della donna stridono come unghie su una lavagna.

SA: “Veramente sono qui – si schiarisce la voce mantenendo una calma serafica – per parlare con te, Safiye. Avanti – indica la poltroncina davanti alla scrivania – accomodati per favore.”

NH: “Ma sta succedendo davvero? Ma che cazzo vuole?”

Safiye avanza accomodandosi sulla seduta antistante alla scrivania.

SA: “Mi dispiace che Baldone non sia presente nella sua palestra.”

SF: “Baldone è impegnato in Messico, e anche noi lo saremo a breve, quindi se volesse arrivare subito al punto...”

SA: “Bene. Come ho detto, è con te che voglio parlare. Sarò breve e conciso, non ruberò tempo né a te né a nessun altro in questa stanza, sentiti libera di rifiutare qualsiasi cosa io ti stia per chiedere.”

SF: “Dunque?”

L'uomo allunga un plico con il logo ufficiale della sua federazione, e sotto è impressa in oro una scritta non decifrabile.
La ragazza prende i fogli titubante, ed inizia a leggere. Cala un silenzio irreale, brevi ma intensissimi istanti, nel corso dei quali l'espressione di Safiye cambia, tradendo un susseguirsi di emozioni contrastanti.
Finalmente prende la parola.

SF: “Lodevole iniziativa. Solo non capisco perché questo riguardi me.”

Il tono è sempre tagliente e gelido.

SA: “Beh, come tu saprai non so come contattare...”

SF: “Come contattare sua figlia? Ma che razza di situazione è mai questa? Viene a chiedere a me dove sia? Beh mi lasci dire che ne so meno di lei. Non abbiamo più alcun legame, non ricordo quasi nemmeno la sua voce! Non so se sia viva o morta, né dove diavolo si sia cacciata. Quello che so è che non vuole più avere niente a che fare con me, e questo mi basta per risponderle che qualunque cosa cerchi di sapere riguardo quella donna, io sono la persona più sbagliata a cui chiederlo!”

SA: “Ma non intendevo questo – mantiene la sua compostezza – e non intendo di certo non rispettare la decisione di mia figlia. Ma se ricordi bene, lei disse di appartenere al pubblico e questo riconoscimento oltre che esserle dovuto, conoscendola credo che le sarà gradito.”

SF: “Conoscendola? Chi può dire di conoscere davvero quella donna? Sapeva parlare molto bene, oh quello le riusciva eccome! E di lei mi è rimasto solo questo, tante parole, frasi, motti, detti. Ma questo non basta per dire di conoscere una persona signor Almasy.”

Nene nota che Safiye è rossa di rabbia.

NH: “Quanti anni fa è sparita quella puttana? Ed è ancora capace di dare fastidio senza nemmeno esserci! Roba da matti!”

La soldatessa avanza fino alla scrivania, fino ad impossessarsi dei fogli. Dà una rapida occhiata.

NH: “Hum. Interessante. Una stella che brilla luminosa - risata sardonica – dopo aver rovinato la vita di Kemal, la vita di Safiye, l'equilibrio di una stable!”

SF: “E aggiungerei – Safiye sovrappone la sua voce a quella di Nene – dopo che i suoi soci, signor Almasy, ci hanno cacciati via, e hanno fatto in modo che sua figlia, la persona a cui vuole concedere questo – indica il plico - fosse costretta ad andare via! È praticamente assurdo! Insomma, dico, lei piomba qui con un mucchio di fogli, un vestito elegante e un sorriso, come se non fosse accaduto nulla. Beh sono accadute molte cose signor Almasy, moltissime, e tutte le mie disgrazie sono cominciate con quella donna, sua figlia... e con quello che sua figlia ha fatto per colpa sua!”

Safiye è trasfigurata dalla rabbia, Ifrit la stringe a sé per cercare di calmarla.

Dalle retrovie Mustafa avanza, con al fianco Ismail che traduce simultaneamente dal turco.

IS: “Signor Almasy, la ringraziamo per la sua visita, ma al momento Safiye sta per partire alla volta del Messico, impegni di lavoro importanti. Con tutto il rispetto, non credo che tali questioni possano interessarci direttamente. Se non lo sa, uno di noi è sparito da mesi, proprio per seguire... – indica i fogli sulla scrivania – quella donna. Capirà quindi che per tutti noi è una ferita ancora aperta. Allora le chiedo con gentilezza di porre fine all'incontro.”

Queste le parole tradotte, non sappiamo quanto i toni siano stati stemperati.

SA: “Comprendo. Comprendo tutto. Non son venuto qui a turbare la vostra quiete. Certo, se avessi saputo che era in atto una partenza non mi sarei presentato così all'improvviso. Safiye, mi dispiace...”

l'uomo si alza dalla scrivania.

SA: “Mi dispiace... comunque ribadisco che sei libera di rifiutare. Io avrei piacere se tu fossi coinvolta in questo progetto. In fin dei conti sei la persona che è stata più vicina a lei. Sicuramente più di me...”

Safiye non riesce ad articolare una risposta, ancora ansimante dalla rabbia, tra le braccia di Ifrit.

SA: “Se mi accompagnate all'uscita, grazie...”




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Grazie Gianni, GIAOOOO!
Una mattina di qualche settimana fa.

Una caffetteria, un locale sicuramente di lusso. Basta guardarsi intorno, leggere le scritte che sulle vetrate campeggiano dando sfondo all'arredamento dal design minimal e ricercato, siamo in Germania... il caffè sarà sicuramente pessimo.

Divanetti bianchi, tavolini trasparenti, atmosfera soffusa, nonostante fuori sia giorno. Due uomini sono seduti, intenti a parlare. Il tono della discussione sembra formale, pacato, quasi elegante come gli abiti indossati dai due. Uno dei due signori, il più anziano, mostra un'espressione compiaciuta, incorniciata da due folte sopracciglia da antologia.

??: “Sinceramente anche io sono sorpreso da questa sua visita. Se lo avessi saputo, avrei fatto in modo di accoglierti... perdonami, posso darti del tu?”

L'altro avventore della caffetteria annuisce.

??: “Se avessi saputo della tua visita avrei fatto in modo di accoglierti al meglio. Non è una cosa da tutti i giorni, ricevere una visita di Seifer Almasy.”

Giù la prima maschera.

SA: “La mia non voleva essere una visita formale, assolutamente. Non preoccuparti, l'ospitalità di Ednan Oturk è nota a molti.”

Giù la seconda maschera. Seifer Almasy e Ednan Oturk, finanziatore delle ultime 3 edizioni di “WrestlEmpire”, proprietario della TürkWA e promotore della Baldhaus, sono seduti in una caffetteria di Berlino.

EO: “Non esageriamo – sorriso compiaciuto – io faccio solo il mio dovere, quello di padrone di casa. La Baldhaus è in parte casa mia, anche se in realtà quelle mura senza il valore creato da chi ci lavora dentro non sarebbero nulla.”

SA: “Ednan – aria divertita – parli come se fossi un mecenate, più che un imprenditore.”

EO: “Lo prendo come un complimento. Il pro-wrestling per me non è un lavoro a tempo pieno, non è il primo dei miei business, è una passione che coltivo entro determinati limiti. Per te invece sarà diverso, Seifer...”

SA: “Questo business è stato, a lungo, la mia vita. Adesso, altre incombenze... "istituzionali" mi hanno allontanato da questo mondo, ma resta comunque difficile viverlo con un certo distacco. Probabilmente, chi è stato promoter una volta, lo resta per la vita, anche se la vita stessa gli para davanti altre strade. Ma comprendo che magari, per te, l'approccio è diverso.”

EO: “Non fraintendermi, non intendevo dire che per me è una cosa da poco. Comunque la tua visita alla Baldhaus non è andata a buon fine, da quello che ho capito.”

SA: “Non avevo particolari aspettative, quindi non saprei come definirla. È andata come è andata, tutto qui.”

EO: “Capisco, basso profilo, basse ambizioni... in attesa del massimo risultato. Astuzia imprenditoriale – allarga le mani divertito – comunque se non sono indiscreto, potrei dare un'occhiata a quelle carte che hai mostrato a Safiye? Inutile dirti che ti garantisco la massima discrezione.”

SA: “Prego, nessun problema, la questione sarà presto resa pubblica, quindi Ednan...”

Porge il faldone, Oturk inforca gli occhiali da vista e legge per alcuni istanti, mentre Almasy beve il suo caffè.

EO: “Un volto noto. Non vorrei sembrare uno che si fa i fatti altrui, ma mi chiedo come interpretare questo.”

SA: “Come un atto dovuto, un omaggio a chi ha fatto qualcosa per la mia compagnia.”

EO: “Ecco... - sorride – sono un uomo molto schietto, quindi ti dico che questa freddezza mal si sposa con le parole di un padre.”

SA: “Semplicemente rispetto il volere di quella donna. Io per lei sono stato un... datore di lavoro? Il resto non le interessava, assolutamente. Altrimenti...”

EO: “Non sarebbe scomparsa?”

Il gelo cala al tavolo.

SA: “Scelte personali. Tanta gente ha lasciato la mia federazione in questi anni, la colpa diretta magari non è la mia, ma dei miei soci. Ma sinceramente questo non conta, insieme siamo andati avanti.”

EO: “Questo ti fa onore come uomo d'affari, hai la mia stima. Ma qui parliamo di altro, di sangue del tuo sangue. Sento il dovere di dirti che, circa 9 mesi fa, sapevo perfettamente dove lei fosse.”

SA: “Ma... a me non interessa. Io rispetto la sua decisione.”

EO: “Vorrei solamente dirti che qualcuno, qualcuno che conosciamo entrambi, per sapere quell'informazione, mi ha ceduto una grossa parte dei diritti d'immagine dell'nTo. Un sacrificio non da poco.”

Almasy ascolta senza tradire un'emozione.

EO: “Sia chiaro, non ho voluto assolutamente approfittare della situazione. Quei ragazzi sono importanti per me, al di là di quanto mi fanno guadagnare. Sono orgoglioso di loro come turco, e sono sempre pronto a fare tutto per loro, a trovargli gli ingaggi più redditizi, a rendere quella palestra un polo d'eccellenza.”

Pausa per piluccare un biscotto.

EO: “Io ho visto solo un uomo, un ragazzo promettente, cedermi qualcosa costruito da lui, solo per sapere dove fosse una donna, e facendomi promettere di non dirlo a nessun altro. Pagare per sparire dietro un fantasma. La cosa mi rende triste.”

Almasy sembra scosso dal racconto.

SA: “Io... io non voglio dare la caccia a nessun fantasma, lo voglio solo esorcizzare. In qualche modo.”




Una camera d'albergo, non sappiamo dove.
Un laptop sulla scrivania, una donna intenta a scrivere una email. Le parole scorrono sullo schermo (e risparmiamo i ripensamenti, le riscritture e le correzioni).

“Ciao principessa Sehrazat, non so se leggerai questa mail. Non so dove sei, se controlli la casella, se ancora ti interessa sapere qualcosa di me. Ma in questo momento credo che tu sia l'unica che possa capirmi.”

Attimo di pausa, e poi le parole scorrono.

“Allyson mi manchi. Con me c'è Nene, è un po' rude a volte, lo sai, ma so che ci tiene. Ma veniamo al punto di questa mail. Non puoi immaginare chi si è presentato alla Baldhaus l'altro giorno. Oh non indovineresti mai! Saifer Almasy, Herr Almasy in persona, proprio lui! Neanche il tempo di riprendermi dallo stupore di averlo rivisto, che mi consegna dei fogli.”

Nuova pausa.

“Insomma non voglio girarci intorno, Almasy e la WTF hanno deciso di conferire a Eve Sins un riconoscimento importante, forse anche troppo, qualcuno dirà. Mi sono chiesta come mai sia venuto a mostrarmi quei fogli. Voleva che io facessi le veci della figlia in chissà quale cerimonia! È già abbastanza assurdo che nemmeno lui, il padre, sappia dove si trova, ma questi non sono affari che mi riguardano. Non ho mai guardato a lui con gran simpatia e questo te lo ho raccontato, ma il punto è che quando tenevo quei fogli in mano, mi sono resa conto che quella donna nella mia vita non rappresenta più niente. Ho nutrito il suo ricordo come una pianticella, l'ho difesa dalle malelingue, spesso ho battibeccato con Nene per questo, ma alla fine cosa rappresenta veramente quella donna per me? Ed io cosa sono per lei? Nulla!”

Le mani si fermano sulla tastiera per lunghi istanti.

“Ha trascinato perfino Kemal con sé, e io non so se odiarla o dimenticarla. Una cosa è certa, non posso essere indifferente, ha significato molto per me, ma io? Io che posto ho in questa storia? Sai cosa mi ha confessato Baldone? Pare che Kemal abbia ceduto parte dei diritti dell'nTo per comprare informazioni su quella donna da Ednan Oturk. È come se per sapere dove fosse lei, ci avesse venduti! Capisci? Anzi, ci ha venduti per avere anche il silenzio di Oturk, e non farci sapere dove è andato a cercarla. I mesi passano, io inizio a preoccuparmi. E se fosse andato solo per cercarla e poi fosse rimasto invischiato in chissà cosa? Non posso e forse non voglio credere che abbia fatto perdere le sue tracce al new Turkish order, a quello che era un po' come la sua vera famiglia. Ci chiamava fratelli, o no?”

Le dita picchiettano nervosamente sullo spazio di fianco al touch pad.

“E allora ecco che spunta Almasy, e mi chiede di celebrare una persona che io sento di non conoscere più e che forse non ho mai conosciuto. Non è come Eastern Jewel, è diverso... molto diverso. Eastern Jewel è un grande evento, qualcosa di rivoluzionario per il pro-wrestling femminile, e merita di essere portato avanti, sia per quello che rappresenta, sia perché rispetto e stimo quella donna in quanto parte della storia di questo sport. Ma ora credimi, non so che fare, sono divisa, sono sperduta.”

Un sospiro, poi le dita tornano a battere veloci.

“Mi tornano in mente le parole di Mustafa. Qualche giorno fa mi disse che forse questo non era il mondo adatto a me, allora mi domando: è così palese che non sono tagliata per questo business? È così palese che sono una buona lottatrice, ma sono troppo debole per stare sola sulle mie gambe in un mondo come questo? Le nostre sono alleanze momentanee, questo sport è fatto anche di questo: partenze, ritorni, cambi di bandiera, persone con cui condividi un pezzo di vita e che poi non rivedrai più. Ma allora perché se gli altri lottatori riescono a convivere con questo, io non ce la faccio?
Ho paura adesso, paura che inizierò ad odiare anche te prima o poi. Paura che non risponderai. Ma io ti scrivo lo stesso, chissà forse ho bisogno di scrivere queste cose perché avevo bisogno di dirle a me stessa. Allora cosa farò? Ritirerò quel riconoscimento, in nome di quanto di buono quella donna ha fatto per il pro-wrestling, o mi faccio da parte per preservare il mio orgoglio? Principessa Sehrazat dove sei, mi manchi.”

Invio.




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Grazie Gianni, GIAOOOO!
1 novembre 2014, The F-World #92.

Siamo in un camerino nel backstage. Una specchiera riflette l'immagine di Eve Sins intenta a truccarsi. Ad un tratto ascoltiamo una voce femminile che si rivolge alla GM.

“E così hai deciso? Ancora non riesco a crederci...”

Si tratta di Safiye che si rivolge a Eve con volto alterato. In contrasto Eve mantiene una calma perfetta.

SF: “Ma ti rendi conto delle conseguenze?”

Eve posa i belletti e si gira verso la sua amica.

ES: “Un giorno la vita insegnerà anche a te che certe volte non c'è scelta...”

Safiye è quasi irritata dalla calma serafica della sua interlocutrice.

SF: “C'è sempre un'altra scelta, un'altra strada, e se non c'è la troveremo. Ci sono! – si esalta nel disperato tentativo di trovare una soluzione – Prenderai un accordo! Anche economico! Stuart ama il denaro!”

Eve sorride amaramente, poi posa la mano in quella di Safiye, la quale la riapre e vi scorge dentro un ciondolo. Safiye alza lo sguardo stupita, non comprendendo il senso di quel gesto in quel momento.

ES: “È brutta non è vero? Per nulla élégante, chiunque vede questa pietra potrebbe scambiarla per un sasso di fiume, ma è un diamante, un diamante grezzo. Nulla può scalfirla e il suo valore è maggiore di qualsiasi altra pietra. Voglio che tu la tenga, comunque vadano le cose. Questa sera io non vestirò di certo i panni della concubina che si sgozza alla vista dei nemici, ma sarò il re che prova ad impedirle di suicidarsi.”

SF: “...so che tu non sarai d'accordo, ma ho detto tutto a lui, più tardi sarà qui.”

ES: “Perché dovrebbe venire ici? La nostra liaison... d'affari, si è conclusa la settimana scorsa. Ha ottenuto ciò che voleva alle mie condizioni: che fosse lui ad indossare quanto di più prezioso ho dato io a questo business. In più ho chiesto e ottenuto di essere portata sul campo di battaglia come ai vecchi tempi...”

Safiye d'improvviso l'abbraccia. Sulle prime Eve rimane fredda, poi ricambia il gesto stringendola a sé... qualcuno bussa alla porta. Le due donne si dividono.

SF: “Chi sarà?”

ES: “Allez.”

La porta si apre ed ecco entrare nella stanza Seifer Almasy. Lo sguardo del maggior azionista della WTF è tutto un programma.

ES: “Vai pure Safiye, come vedi non si tratta del notre ami Kemal.”

Safiye lascia la stanza chiudendo la porta. Almasy guarda sua figlia e inizia a parlare.

SA: “Qualsiasi cosa accada, tu non presentarti in pubblico stasera.”

Eve inarca un sopracciglio con aria di sufficienza.

SA: “Non cedere alle provocazioni di Stuart, è quello che lui vuole, fare spettacolo sfruttandoti. Io non permetto a nessuno di sfruttare mia...”

La Sins lo interrompe seccata.

ES: “Non dire quella parola je t'en prie, suona strana pronunciata dalla tua voce. Quella che tu chiami figlia è cresciuta exploitée, proprio a causa della tua assenza. Sei stato capace di abbandonare una donna e una bambina à leur triste sort, e adesso vieni a cercare di salvarmi? È talmente patetico che provo imbarazzo per te. Ti prego, risparmia a entrambi questo grotesque récital.”

SA: “Sai perfettamente che se avessi saputo prima della tua esistenza, non vi avrei di certo abbandonate al vostro destino.”

ES: “Io so solo quello che vedo, e ce que je vois è un uomo che non mi ha mai fatto da padre, e qualunque sia stato il motivo di ciò, la mia anima è marquée in modo indelebile dalle conseguenze della sua assenza.”

SA: “Sei ingiusta! Quante cose ho fatto per te, anzi ho voluto fare per te? Non posso recuperare il passato, ma il resto... non credere che io non abbia amato tua madre, ma purtroppo...”

ES: “Oh mon dieu, persino la parola amore accanto alla parola tua madre. Amare una donna est en contradiction con il fuggire da lei senza interessarsi della sua sorte. Non?”

SA: “Ero giovane, troppo giovane, era il mio primo viaggio così lontano da casa, e lei era così...”

ES: “Così economica? Così disponibile? Trop bell rispetto al prezzo a cui l'hai pagata?”

Il tono della Sins è chiaramente sarcastico.

SA: “Sei così cattiva a parlare in questo modo An..:”

ES: “Je m'appelle madame Eve Sins, per tutti quelli di questo business, te compreso. Non permetterti di usare quel nome che ma mére scelse in onore di un occidentale distrait. Quel nome è come un monito, un memento: sei solo la figlia batàrde di uno straniero.”

Seifer la incalza, cercando di ignorare i suoi attacchi e di mantenere un contegno.

SA: “Non devi cedere alle loro provocazioni, non devi finire nella loro rete, ti prego. Non è te che vogliono, è me. Io ho sbagliato e sono pronto a pagarne le conseguenze. Fino a che punto, starai per chiedermi? Fino a perdere tutto questo - indica lo spazio intorno a sé – fino a perdere questa federazione, tutto quello che ho costruito. Ma per favore – appoggia delicatamente le mani sulle spalle della donna – per favore non lasciarti trascinare, non andartene via.”

Eve scosta le mani dalle proprie spalle.

ES: “Anche quando sarò andata via non sarai mai solo. Hihihihi.”

La solita pungente risatina di Eve è velata di sarcasmo.

ES: “Ti lascerò un'importante eredità, ce qu'il arrive se dovessi sparire sappi che ci sarà sempre il mio fantasma a farti compagnia. Basterà guardarti intorno, ti basterà udire la delusione del pubblico, guardare Kemal e vederlo detruit. Non desidero essere tra i tuoi affetti... ti basterà renderti conto di come questa federazione sarà povera senza di me, per correre con la mente alla mia figura, come vedi sarò come una fotografia, mi porterai sempre avec toi.”




La semi-oscurità di uno studio di montaggio video ci avvolge. Lo schermo trasmette immagini, un estratto da “The F-World #92”


“Mi chiedo, e non trovo risposta, cosa ti spinga a venire stasera su questo ring, nelle condizioni in cui sei, a portare avanti le tue meschine macchinazioni. Eve non verrà stasera! Lei non ti deve nessuna risposta! La risposta l’hai già avuta la scorsa settimana: Eve resterà dov’è! Fa quello che ti pare di questa federazione, chiamala come ti pare, fai entrare chi più ti aggrada ma non toglierai a mia figlia il suo ruolo, maledetta serpe!”


Il volto di un alterato Seifer Almasy sullo schermo, più giovane di oltre 2 anni, e il volto di un concentrato Seifer Almasy che lo osserva, due anni più anziano. Il video procede, sul ring c'è anche Daniel Stuart, siamo agli albori dell'arrivo della Legacy in WTF.


DS: “Non credevo che una come Eve Sins non sapesse difendersi da sola ed avesse bisogno del paparino…”

SA: “Non mi importa quello che credi tu, Daniel! Mi hai posto di fronte ad un aut-aut… ma io l’ho rifiutato comunque: vuoi distruggere questa federazione? Fallo! Ma non distruggerai la mia famiglia!”

Stuart allarga le braccia.

DS: “Ma quale famiglia, Almasy? Guardati intorno. Non posso distruggere qualcosa che non esiste… e di fronte a me non vedo una famiglia. Soltanto un uomo, vecchio e solo, che combatte contro dei mulini a vento rifiutando l’inevitabile.”


Una voce, inaspettata, desta Almasy dal quasi torpore in cui era entrato.

“Papà, ancora questa roba? Ci andava duro Daniel con le parole.”

Alexander Almasy è entrato nella stanza, suo padre risponde ma continua a vedere il video.

SA: “Sono parole che appartengono al passato, abbiamo voltato pagina.”

AA: “Scelta saggia, papà, per questo non capisco questa tua decisione.”

Intanto le immagini scorrono, sul ring è arrivata un'altra persona: Eve Sins.


DS: “Abbiamo qui tra noi la vera stella di questa federazione. Una personalità così… debordante da essere diventata eccessiva. Madame Eve Sins. Sai già perché sei qui ma forse non comprendi ancora le mie ragioni. Vedi Eve… nessuno nega quanto tu abbia fatto per la WTF. Ma adesso occorre andare avanti. Cambiare marcia, troncando i legami col passato. Da che esiste la WTF c'è stato un solo, unico, volto ricorrente. Più di Drake Patton, più di Richard Valroux, più di qualsiasi altro lottatore. Il tuo volto, Eve. Con te la WTF è cresciuta, tanto. Ma allo stesso tempo, adesso tu rappresenti un limite. La futura WTF deve essere altro, deve essere qualcosa di più… e per arrivare a tale risultato, è necessario un tuo passo indietro.”

Eve sposta molto lentamente lo sguardo vero il suo interlocutore.

ES: “Enfin... i demoni del Diyu hanno preso forma. Monsieur Almasy – il dito viene puntato verso Almasy, ma lo sguardo è ancora su Stuart – come raccontato una volta, nell'Extrême-Orient in molti credono che dopo la morte per gli uomini comuni... quelli senza virtù o peccati particolari... prima della reincarnazione ci sia il tormento senza fine ad opera di creature infernali. Esseri avidi e assetati di ricchezze... per questo i parenti dei defunti bruciano delle banconote rituali per corrompere loro e addolcire le pene dei loro cari...”


AA: “Quanta teatralità! Sul serio papà, come puoi pensare anche solo per un'istante...”

Seifer alza la mano come a chiedere un attimo di silenzio al figlio, il quale però continua a parlare.

AA: “Ok, guadagneremo qualcosa in merchandising? Possiamo realizzare un bel dvd, effetto nostalgia a breve termine. Abbiamo tutto il diritto di farci qualche euro su questa gente che è andata via facendo tante storie. Il prossimo chi sarà, Puzzle o il francese?”

SA: “Alexander... questa è tua sorella.”

AA: “Sorella? Ma chi la conosce.”

Il video continua a mostrarci il passato.


ES: “Sarò io ad andare via, ma per mia scelta. Non lo farò per salvare... Herr Almasy, non lo farò perché la loro infondata perizia psichiatrica mi faccia paura... lo faccio pour vous. Perché lo spettacolo deve continuare e perché voi mesdames et messieurs abbiate chiara la situazione, di chi adesso ha preso in mano in modo sciagurato le redini. Gens che ha deciso di privare la WTF del suo volto, moi, del personaggio più rappresentativo di questa federazione!


AA: “Una donna troppo arrogante per i miei gusti. Si vede che non è una vera Almasy. Non ha la diplomazia nel sangue. L'intelligenza del compromesso.”

SA: “Alexander...”


ES: “Preferisco l'esilio alla sottomissione ad un potere di carta, non sono un esclave e non lo sarò mai più. Fa pure come preferisci. Se questa sera Eve Sins dovrà perdere tutto quello per cui ha lottato, anche gli altri dovranno perdere qualcosa. Toi – indicando Almasy – tu questa sera perderai la figlia che credevi di aver ritrovato...”

Reazioni contrastanti del pubblico e stacco su Almasy.

ES: “Un anno fa avevo promesso che in caso di sconfitta contro Ramsay sarei tornata da dove ero venuta, e così farò adesso anche se a perdere non sono stata io. Vous – indicando Stuart – perderete la Generalessa Eve Sins, una delle icone della vera WTF, ma voi pubblico non perderete nulla, anzi...”


AA: “Lo dico per il tuo bene. Forse la carriera politica ti sta annoiando, ma questo non mi sembra il tipo di diversivo che possa aiutarti.”

SA: “Solo un attimo Alexander.”

AA: “Ma se lo hai rivisto tante volte...”


Un sorriso triste ma fiero si dipinge sul suo volto.

ES: “Adieu.”

Il bolero riparte, Eve scende dal ring, Stuart fa gesti come a farsi beffe di lei, Almasy prova a intercettarla, ma lei sfugge via rapidamente scomparendo, in un'atmosfera surreale.


SA: “Non preoccuparti Alexander, va tutto bene. Se credi che la cosa possa creare problemi in consiglio, non è così. È una mia scelta, sì, ma condivisa e capita. Ci stiamo già muovendo, l'annuncio ufficiale è imminente.”

AA: “Spero solo che non sbuchi fuori da chissà dove a pretendere qualcosa.”

SA: “Non parlare così di tua sorella!”

AA: “Non è mia sorella. Io sono tuo figlio, non lei! Io lavoro per la famiglia. Quella donna nella tua vita non ha significato nulla per tantissimo. Hai vissuto più tempo non sapendo dove fosse, che con lei al tuo fianco. Mentre io ho sempre fatto quello che mi è stato detto di fare.”

SA: “Ho mai detto il contrario?”

AA: “No... ma basta farsi prendere da questa storia. È un fantasma.”

SA: “Uhm... - piccolo sorriso – il glorioso fantasma della mia vita.”




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La settimana scorsa, circa...

Uno studio moderno ed elegante, la cui formale sobrietà è “rotta” esclusivamente da una serie di sciarpe di squadre di calcio appese sulla parete dietro la scrivania. Il panorama fuori dalla finestra ci dice che è sera, e che siamo in una grande città europea. Una pagina di giornale, scritta in tedesco, ci racconta senza ulteriori dubbi chi è il proprietario di questa stanza: “Seifer Almasy eletto consigliere regionale”.

Il signor Almasy non è seduto alla sua scrivania, è in piedi, davanti al mobiletto porta liquori del suo studio personale, intento a miscelare due drink.

SA: “Non si preoccupi, Mrs. Tanaka, il suo inglese è perfetto, di certo migliore del mio giapponese.”

Seduta su un divanetto c'è una signora, non una donna qualunque, un personaggio molto importante per il pro-wrestling femminile internazionale. Il suo nome è Keiko Tanaka, una leggendaria wrestler giapponese, proprietaria in patria di una propria federazione, la Rainbow Bridge Girls, ed in Europa tra le promotrici della THÈA, unica sigla interamente femminile attiva nel Vecchio Continente.

KT: “Mr. Almasy sono felice per questo nostro incontro. Dopo anni abbiamo modo di vederci.”

SA: “Il piacere è tutto mio – poggia su un tavolinetto di cristallo i due drink – nonostante le nostre due sigle abbiano collaborato in passato, un faccia a faccia tra noi non c'è mai stato.”

Almasy si accomoda.

SA: “Per uno come me, incontrare grandi personalità del ring è sempre un piacere. Ho avuto a che fare con tanti grandissimi lottatori, ma mai con una leggenda dello Joshi Puroresu.”

KT: “Vuole lusingarmi Mr. Almasy?”

SA: “Amo solo dire la verità.”

KT: “Comunque sì, in passato ho avuto modo di parlare con i suoi collaboratori, e con sua figlia.”

SA: “Anche se breve, una collaborazione proficua...”

KT: “Le miei ragazze sono maturate molto in Europa, senza contare che grazie a sua figlia ho potuto ospitare in Giappone grandissime lottatrici.”

Keiko allude alla presenza tra i WTF Trainee di due delle attuali main eventer della Rainbow Bridge Girls, e alla militanza nella sua sigla di due ex-campionesse Starlette come Safiye e Nene Hatun.

SA: “Inutile dirle che io invece le sono grato per aver portato avanti gli show Eastern Jewel in THÈA.”

KT: “Un dovere, nei confronti del pubblico.”

SA: “Comunque, da parte mia non c'è nessun problema a festeggiare il terzo anniversario della THÈA a Larissa. È giusto che la prima federazione femminile europea torni a celebrare il suo compleanno nel luogo che l'ha vista nascere.”

KT: “La ringrazio, gli altri membri della International Board saranno felici.”

SA: “E lei cosa ne pensa di questo?”

Almasy allunga un plico, simile a quello che settimane fa fu presentato ad Ednan Oturk. Keiko legge i documenti, mentre l'uomo inizia a sorseggiare il drink.

KT: “Iniziativa interessante – sorride – quasi coraggiosa, Mr. Almasy. Non è da tutti fare questa scelta, iniziare proprio con una donna. Questo le fa onore.”

SA: “Molto volgarmente, qualcuno potrebbe vederlo come un semplice favoritismo di un padre nei confronti di una figlia – sorride – ma credetemi, non è così.”

KT: “Non lo metto in dubbio.”

SA: “Anche perché lei, mia figlia, non apprezzerà sicuramente. Ma lei ha detto di appartenere al pubblico, quindi subisca pure questa ennesima vergogna pubblica che le infliggo!”

Il tono è amaro, anzi amarissimo.

KT: “Non sia troppo duro con se stesso.”

SA: “Sinceramente, sto provando ad apparire il meno possibile in questa operazione. Pubblicamente deve essere un'iniziativa della mia federazione. Comunque, non vorrei annoiarla con le mie storie personali.”

KT: “No, signor Almasy, cosa va a pensare?”

SA: “ Mia figlia è uno spirito libero, ovunque ella sia sono convinto che sia felice delle sue scelte. Un padre deve solo accettare quello che i figli vogliono fare della propria vita. Sono contento che adesso si stia godendo i soldi che ha potuto guadagnare, anche grazie a me.”

Keiko prova un certo imbarazzo... e prova ad “affogarlo” bevendo il drink.

SA: “Mrs. Tanaka, permette una domanda?”

KT: “Si... certo.”

SA: “Lei ha partecipato per la THÈA all'organizzazione degli ultimi Eastern Jewel... ecco, so che in qualche modo mia figlia ha ricevuto anche del denaro per lo sfruttamento della propria immagine.”

KT: “Si...”

SA: “Ha avuto a che fare con lei?”

KT: “No... no, solo qualche contatto telematico per questioni finanziarie.”

Le parole della Tanaka sono quelle di una persona in difficoltà.

SA: “Quindi non sa come se la passa?”

KT: “No mi dispiace Mr. Almasy. Non lo so assoluamente.”

Ed invece no, lei sa qualcosa.

SA: “Che sciocco! La sto ammorbando con la mia curiosità – sorride – mi perdoni Mrs. Tanaka.”




Quasi in contemporanea alla trasmissione dello show, ma a chilometri e chilometri di distanza, da qualche parte nell'emisfero nord del globo terracqueo chiamato pianeta Terra.
Per la precisione siamo in quella che potrebbe essere una dimora o un ufficio. Quello che la contraddistingue è la presenza sulle pareti di una delle stanze di una lunga serie di cornici con fotografie, poster di eventi, costumi e magliette messi in esposizione, di una libreria e di due bacheche di cristallo con dentro delle cinture, dei trofei e delle maschere adagiate su delle testine.
Al centro del muro principale c'è una bandiera con un logo... quello del new Turkish order.
Per terra sono sistemate alcun valige, e presenze femminili “vagano” per la stanza.

??: “Non riesco mai a farci entrare tutto quello che voglio in quella dannata valigia! Il commesso ha detto che era molto capiente, ma come al solito deve avermi presa in giro, si approfittano tutti di me! - litiga con la chiusura lampo - Ma perché accade tutto a me?”

La persona che sta parlando è tale Cymone Tavernier, un volto (poco) noto in altri lidi.

??: “Il bagaglio più importante è una ricca colazione, e il mio stomaco ha sempre abbastanza spazio, non devo nemmeno pagare il supplemento per quello!”

CT: “Piantala Berenike, pensi solo a te stessa. E a me chi ci pensa? Vieni a darmi una mano!”

Chi parla con la Tavernier è “Bad” Berenike Wagner, ex-WTF Trainee.

??: “Passano a prenderci tra mezz'ora, sbrigatevi! Comunque una volta questo era un luogo quasi sacro, adesso facciamo entrare cani e porci.”

Tuona la muscolare Nene Hatun.

??: “Neanche il tempo di tornare, e già siamo di nuovo in viaggio...”

Una malinconica Safiye si palesa.

Il quartetto noto come Kurofune è al completo: Safiye, Nene Hatun, Berenike e Cymone. Sono pronte a partire nuovamente, questa volta verso Roma dove si terrà uno show R-Pro.

SF: “Non lo trovi buffo, Nene?”

NH: “Il fatto che siamo sempre in viaggio o il fatto che Berenike si sieda sulla valigia di Cymone per chiuderla?”

Safiye sorride debolmente.

SF: “Sai bene che non mi riferivo a quello.”

La Turkish Delight e la Hatun sono di fronte al mobiletto, dove svetta un premio:

“WTF Best Starlette Award 2014: Eve Sins”

Sul muro invece c'è una targa:

“E-Press Wrestling World Women's of Years 2014: Eve Sins”

SF: “Non riuscirò mai a liberarmi di quella donna, è come se fossi costretta a portarne l'eredità, è alquanto curioso. Li vedi quelli? Sono i riconoscimenti che ha ricevuto.”

NH: “Lo so. Ogni volta che li vedo mi domando come mai siano qui. Eppure dovresti essere contenta che te li abbia lasciati in eredità. Cosa c'è? Il tuo fantasma perfetto sta svanendo? Forse ti sei finalmente resa conto che quella è solo una...”

Safiye scuote il capo, mantenendo un'insolita calma.

SF: “Il suo premio Starlette lo consegnò a me, ritenendo che io lo meritassi più di lei, la targa vinta da lei mi è stata consegnata da Kemal, quindi è rimasta qui.”

Come avvenne durante la cerimonia dei WTF Awards 2013/2014.

SF: “E adesso anche suo padre continua a contattarmi per ritirare qualcosa che le appartiene. Ma perché pensano che io sia il tramite tra quella donna e il resto del mondo. Più voglio dimenticare, più il suo fantasma torna sotto altre forme.”

NH: “Aspetta un attimo, hai detto che il signor Almasy continua a contattarti?”

SF: “Sì, per quella storia... ma secondo me crede che io sappia dove si trova su figlia...”

NH: “Non è forse così? Quella lettera che ricevesti un annetto e mezzo fa non spiegava come stesse né dove, ma diceva chiaramente di cosa era tornata ad occuparsi. Sarebbe così semplice rovinarla. Basterebbe dire che ormai lavora in uno di quei posti, suo padre farebbe due più due, e correrebbe a salvare la sua figlioletta adorata! E poi non è lì che ha conosciuto la madre?”

SF: “Non mi piace questo sarcasmo!”

NH: “Sta tranquilla – sbuffa - non mi impiccerei mai dei suoi affari di famiglia, quella donna per me non rappresenta altro che una seccatura, figurati se perderei il mio tempo a distruggerla. Certo che – un sorriso sarcastico le si dipinge in volto – sarebbe proprio interessante vedere la reazione di suo padre! Ahahaha!”

SF: “Basta! Ogni volta che parliamo di lei finisci per diventare la peggior versione di te stessa, sei così cinica!”

Nene continua a ridere.

NH: “Io cinica? Perché tu invece? Tu a quella donna vuoi ancora bene, vero? Se le vuoi davvero bene allora perché non dici quello che sai a suo padre, magari la riporta a fare una vita onesta!”

SF: “Oh ti farebbe comodo, così sapresti dove è Kemal!”

Nene si volta di scatto per nascondere il volto alterato.

NH: “Ma che vai blaterando? - il tono della sua voce si fa duro – ma che me ne importa di uno che non si cura nemmeno di farci sapere se sia vivo o morto! Voleva il suo anno sabbatico, no? Beh che lo trascorra dove cavolo gli pare! Magari sta seguendo le orme di Almasy, e perde tempo in qualche paradiso sessuale, e ci scapperà fuori qualche bastardello!”

SF: “Stupida! E comunque anche Eve non voleva essere trovata, devo rispettare la sua volontà.”

NH: “Perché? Lei ha mai rispettato la tua?”

SF: “Vuoi vedermi vacillare ammettilo, vuoi sentirmi schiumare di rabbia contro quella donna, lo so. Ma io non sono come te, io non odio! Possono ferirmi, ma non arriveranno mai a farmi abbruttire con l'odio, come le bestie!”

Safiye si allontana verso Cymone e Berenike.




Non siamo lontani nel tempo o nello spazio. Siamo qui, nel backstage, in una stanza che ha l'aria di essere un deposito... ma di bizzarra quanto ricercata classe. Oltre ad un paio di scrivanie, si scorgono alcuni oggetti appariscenti, decisamente “barocchi”. Al muro è appeso un quadro raffigurante una Maddalena penitente, dove la sacralità del soggetto è in netto contrasto con la sensualità della figura ritratta. C'è poi un mezzobusto in stile neoclassico sul quale però qualcuno ha lasciato un frustino. Ancora svettante, nonostante gli oltre 2 anni di polvere, un targhetta su una scrivania recita:

“General Manager: Eve Sins”

Un uomo è nella stanza, un tizio che assomiglia terribilmente a David Hasselhoff.
Qualcuno bussa alla porta, l'uomo risponde.

1: “Avanti.”

Qualcuno entra, qualcuno di molto importante, che adesso saluta.

2: “Signor Almasy, buona sera.”

3: “Buona sera a lei, signor Underwood.”

Eccoli qui, nella stessa stanza, Seifer Almasy e Kevin Underwood, fondatore e proprietario della WTF ed attuale General Manager, tra le stesse quattro mura.

SA: “Credo che possiamo mettere da parte le formalità, Kevin.”

KU: “Come desideri, Seifer.”

SA: “Vedi come suona meglio?”

KU: “Effettivamente.”

Si guarda attorno, e non vede dove potersi accomodare.

KU: “Solo non capisco perché qui, e non nel mio ufficio.”

SA: “La cosa ti da problemi?”

KU: “No, assolutamente Seifer. Solo che credo sia più comodo conversare seduti.”

SA: “La mia è una visita breve. Sono venuto qui perché ho deciso finalmente di portare via questa roba.”

KU: “Già, se la diretta proprietaria non ha reclamato le sue...”

SA: “Evidentemente non ne ha bisogno, avrà comprato altra roba – Almasy osserva il quadro – magari di maggior valore.”

KU: “Quindi, non dirmi che siamo qui solo per discutere su cosa fare di questa stanza.”

SA: “Non ti importunerei per così poco, Kevin – afferra qualcosa messo su una scrivania – qualcosa di molto più importante.”

Porge un plico ad Underwood.

SA: “Kevin, toccherà a te annunciarlo al pubblico.”

KU: “Come? Credevo te ne stessi occupando tu.”

SA: “Dietro le quinte, ma agli occhi del pubblico questa è un'iniziativa della WTF. Per quanto sia stato io a promuoverla, la board non ha fatto opposizioni, quindi questo è un progetto WTF.”

KU: “Di questo non discuto. Ma credevo tu volessi, in prima persona...”

SA: “Credo che sia più giusto che a fare questo sia la più importante autorità on screen della WTF.”

KU: “Quindi dovrei prenderlo come un onore?”

SA: “In un certo senso sì. In fin dei conti siete colleghi, anche se non avete mai avuto nulla a che fare. Ripeto, non voglio sminuire questa decisione, a suo modo coraggiosa, facendola passare per un'iniziativa interna alla famiglia Almasy.”

KU: “Seifer, questo nome è ancora famoso, il pubblico si ricorda di lei. Abbiamo ancora la sua maglietta sul negozio online. Quindi non vedo rischi del genere, perciò se tu vuoi...”

SA: “Allora mettila così, so perfettamente che non apprezzerebbe qualcosa fatta da me pubblicamente per lei. Invece se a porre questo omaggio sarà il suo erede, conoscendola ne sarà meno infastidita.”

KU: “Va bene, se è per il bene della compagnia.”

SA: “Sinceramente avevo pensato di chiederlo al signor Stuart in persona, sarebbe stato un bel gesto di pace nei confronti del nostro passato – un sorrisino si dipinge sul suo volto – oltre che molto divertente. Ma preferisco che sia tu a farlo Kevin, una figura stabile in questi anni tumultuosi.”

KU: “Va bene, Seifer, la settimana prossima farò il grande annuncio.”

SA: “Ti ringrazio Kevin, e grazie anche per il lavoro svolto in questi anni.”

Si stringono la mano.

KU: “Dovere, è solo il mio lavoro.”

SA: “Chissà magari un giorno capiterà anche a te un simile onore – il tono è sarcastico – diventare storia, ma forse tu preferisci essere il presente.”

KU: “Questo sicuramente - in tono altrettanto sarcastico - meglio che essere un ricordo.”




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Un camerino del Santuario WTF. Ne è passata di acqua sotto i ponti dal gennaio 2015, e dopo così tanto tempo ritroviamo Safiye in una stanza della struttura di Larissa. Alla fine la Turkish Delight ha accettato la proposta di Seifer Almasy, e questa sera è tornata qui, qui dove è diventata la wrestler che conosciamo, qui dove ha passato oltre 2 anni di situazioni intense e non solo sul ring. Qui ha conosciuto Selim Arkin, qui ha conosciuto Eve Sins, qui ha conosciuto Nene Hatun, qui ha amato, ha odiato, ha riso, ha pianto, ha trionfato.
Questa sera dovrà introdurre nella Hall of Fame una persona che ha significato molto per lei, senza alcun dubbio, quella Eve che la ha spronata, a modo suo, a non essere solo una comparsa sul grande palcoscenico del new Turkish order, ad essere padrona del suo destino, nella buona e nella cattiva sorte.
Safiye si guarda nello specchio del camerino, ultimi ritocchi prima di andare in scena, e questa volta non si tratterà di prendere a calci qualcuno, anche perché il vestito non lo permetterebbe di certo.

SF: “Accidenti, era tanto che non indossavo vestiti del genere. Non sarà troppo eccessivo?”

Safiye non è sola, con lei ci sono i 224 centimetri dall'altezza di Ifrit the Giant. L'attuale campione FWF World Tag si presta con piacere ormai al ruolo di guardaspalle della donna, ma purtroppo per lei, oltre a non parlare quasi mai, capisce poco di moda. Spallucce del gigante, e la ragazza continua a guardarsi nello specchio con attenzione.

SF: “Incredibile vero Ifrit? Se mi avessero detto che sarei ritornata qui, nel Santuario, non ci avrei mai creduto... e per fare cosa? Consegnare un premio ad Eve Sins. E invece... eccomi qui. È strano vero?”

La Turkish Delight sembra più parlare a se stessa che all'uomo presente nella stanza.

SF: “Lo so, lo so, sembra incoerente da parte mia. Ho detestato quella donna, e sono stata furiosa quando suo padre è venuto a chiedermi questo. Ma ho preso questa decisione per un preciso motivo.”

Si da un ultimo ritocco al trucco, prima di voltarsi verso il gigante.

SF: “Ifrit, come sto?”

L'uomo sorride.

SF: “Lo prendo come un sì – si liscia il vestito con le mani – mi sono fatta bella per consegnare un premio a Madame Sins, ma sono sicura che sarà l'ennesimo riconoscimento che, per un motivo o per l'altro, finirà in consegna a me, proprio come gli altri, in una vetrina che sarà una specie di ufficio degli oggetti smarriti dove nessuno verrà mai a reclamarli.”

Improvvisamente il volto della ragazza si fa plumbeo.

SF: “E se... e se Eve questa sera si presentasse?”

Ifrit le rivolge uno sguardo interrogativo.

SF: “Dico sul serio. E se piombasse a sorpresa? Io... io non saprei come reagire – la sua voce si abbassa e diviene quasi un monologo interiore – lì sul palco, in mezzo a tutta quella gente, come potrei trattenere la mia reazione? Non so neanche quale sarebbe poi la mia reazione. Le andrei incontro? Resterei fredda? La guarderei con odio o con affetto?”

La Turkish Delight tira un sospiro.

SF: “Calmiamoci, ok?”

Ifrit, che non si è per nulla agitato, annuisce lo stesso per placare Safiye.

SF: “Ascoltami, se io avessi rifiutato di consegnare quel premio, sarebbe stato come ammettere che ho paura di Eve, di quello che rappresenta, di quel misto di odio e affetto che provo per lei. E invece bisogna chiudere questo cerchio, esorcizzare il suo fantasma!”

Il suo sguardo ora è deciso.

SF: “Per tutto questo tempo è stato come se il suo nome non si potesse quasi nominare. La sua presenza aleggiava e mi tormentava, ma quando salirò su quel palco, sarà come rendere quel fantasma qualcosa di concreto, sarà un po' come accendere la luce, e quando accendi la luce i mostri svaniscono, ci insegnavano questo da bambini no?”

Ifrit annuisce.

SF: “Stasera sono pronta a dirle addio, a dire addio a Kemal, a dire addio a tutto quanto mi impedisce di andare avanti. Ho una vita e una carriera davanti a me, e se loro per un motivo o per l'altro non hanno voluto essere al mio fianco, non continuerò a piangerli in eterno.”

Procede verso lo specchio e fissa se stessa.

SF: “Sarò abbastanza saggia da accettare che ci sono cose che non posso cambiare. E andrò avanti.”

Il gigante fa un cenno di approvazione. Ad un tratto lo guardo di Safiye ha un guizzo, come se qualcosa le fosse tornato alla mente d'improvviso. Si dirige verso una borsa e ne estrae un contenitore in raso.

SF: “Dimenticavo questi.”

Con delicatezza indossa una collana e poi un braccialetto, entrambi contenuti in quel portaoggetti.

Ifrit sgrana gli occhi.

SF: “Conosci questi gioielli vero? Fu Kemal a donarmi questo braccialetto, come protezione contro gli spiriti maligni. E questa al mio collo è proprio la collana che mi regalò Eve: un diamante grezzo.”

La Turkish Delight accarezza la pietra, ricevuta durante “The F-World #92”, e poi il talismano (riadattato a pendente per bracciale) ricevuto ancora prima in occasione di “The F-World #62”.

SF: “C'è un motivo per cui ho deciso di indossarli proprio questa sera. Voglio lasciare andare il passato, ma sarò sempre grata a Eve e Kemal per quello che hanno fatto quando erano accanto a me.”

Tira un sospiro e poi si da un'ultima occhiata nello specchio.

SF: “Credo possa andare bene.”

Ifrit le sorride. Ad un tratto qualcuno bussa alla porta.




La cerimonia è qui: WTF "Hall of Fame"




Un luogo non precisato del pianeta Terra.
Lontano dalle telecamere, dalle luci e della urla, lontano non si sa quanto da Larissa. Questo show, appena concluso, è solo immagini e suoni che sfumano lentamente da un televisore acceso.

Siamo in quella che sembra una camera di un albergo. Un uomo si alza dal letto, il suo aspetto non sembra dei migliori. Un viso stanco, segnato forse da un periodo difficile o da qualche problema di salute, con una cornice di barba incolta a renderlo ancora più “drammatico” alla vista. L'uomo si dirige verso il tavolo, qui c'è una valigia. La chiude, e poi volge lo sguardo verso il televisore... o meglio verso chi lo sta guardando.

UM: “Dovresti essere fiera di te stessa. - il tono è sarcastico - sei riuscita a conquistarti la tua piccola fetta di vacua immortalità.”

Seduta sulla poltrona c'è una donna. Occhi stanchi anche lei, ma nonostante tutto è certamente uno spettacolo migliore del suo compagno di stanza. Il viso della donna è divertito, segnato da un algido sorriso di compiacimento, mentre sulle lenti dei suoi occhiali si rifrange la luce dello schermo televisivo..

UM: “Sorridi? Fai bene, hai riconquistato la tua libertà. Quella vera. Hai una seconda... no, una terza possibilità. Sta a te non sprecarla... ma ti sta divertendo molto questo spettacolo?”

La donna risponde senza scollare lo sguardo dal televisore.

DN: “Je t'en prie, non essere così severo, non capita a tutti di assistere alla propria sanctification.”

Segue una risatina sarcastica.

DN: “Ihihihi, una scenografia prétentieuse, ma con poca classe, quel dommage.”

UM: “Forse hai ragione, dovrei rilassarmi, dopo tutti questi mesi di vacanza... passati con il timore che i tuoi ospitali conterranei mi piantassero un coltello in gola.”

DN: “Come sei immaginifico. Infondo sono stata io a curarti quando il tuo fisico di atleta ha ceduto, avec tes nèrfs. Non merito neanche un po' di gratitudine?”

Le frasi della donna sono velate di sarcasmo.

UM: “Con questo vuoi dire che siamo pari?”

DN: “Oh no, tu hai speso molto di più, in termini di soldi e di... santé psychique.”

Dopo la risposta tagliente la donna smorza i toni.

DN: “Lo so che non l'hai fatto pour moi.”

L'uomo non risponde. Anche perché qualcuno, una terza presenza, è entrata in scena. Una presenza molto... piccola di statura, che ha afferrato l'uomo per i calzoni. Lui sposta il suo sguardo, in basso a destra, e si china.

DN: “Infondo questo show è trés amusant. Guarda, tutti credono di avermi finalmente esorcizzata, ma in realtà si sono condamnés a non dimenticarmi mai – è evidente il compiacimento nella voce della donna - proprio il luogo che mi è stato ostile è ora il palcoscenico de mon triomphe.”

L'uomo non è solo. Tra le sue braccia c'è un bambino di poco più di un anno e mezzo. Sguardo vispo, di certo mette più serenità ed allegria dei due adulti che sono con lui. L'uomo avanza verso lo schermo.

UM: “Merita anche lei questa tua punizione?”

La donna sospira, mentre sullo schermo ci sono le immagini da Larissa di Safiye.

DN: “A che serve parlarne? Forse mon acquis de conscience può cambiare il passato? - sorride debolmente - c'est réconfortant che tu riconosca in me la capacità di provare dei rimorsi.”

UM: “Sto parlando seriamente di lei. Per quanto riguarda le nostre vicissitudini mi sono bastati tutti questi mesi passati insieme.”

DN: “Sai così tanto di me ormai che non mi costerà molto te dire la verité. No, lei non meritava questa punizione, ma era necessario, dovevo fair un choix. E di solito le mie scelte sono quasi sempre egoiste. Tranquille, non è una provocazione, è ce que je pense. Se ho una dote è quella di sapere essere onesta avec moi meme. Anche io come te voglio bene a quella ragazza...”

A un tratto un'inquadratura ravvicinata del Turkish Delight in tv la distrae.

DN: “Elle porte mon cadeau, la pietra che le donai...”

Questo particolare colpisce la donna in modo particolare.

DN: “Regarde! - fa cenno all'uomo di osservare lo schermo - indossa anche l'amulette che le hai donato tu.”

L'uomo si incupisce, nonostante il bambino cerchi di attirare la sua attenzione.

UM: “Le abbiamo fatto tutti e due del male. Siamo stati davvero due infami. Anche questo rientra nel mio senso di vergogna.”

DN: “Hai usato le term anche, quindi c'è qualcos'altro che ti provoca vergogna, forse le batard che stringi fra le braccia?”

UM: “Non permetterti di usare quella parola.”

La donna abbassa lo sguardo.

DN: “Touchée. oramai non è più il caso di farci la guerra con le parole, ci conosciamo fin troppo bene.”

La donna si alza dalla poltrona e va verso l'uomo.

DN: “Bien, le valises sono pronte. Adesso immagino che le nostre strade si divideranno. Non?”

UM: “Le nostre vite forse, sei libera di andare avanti come meglio credi, ma c'è una vita che in un modo o nell'altro ci terrà legati. Sia chiaro, sbaglia qualcosa ed io...”

DN: “Porteresti via un énfant a sua madre? - accarezza il bambino – Blague à part, non sbaglierò con lui, ne sono sicura.”

L'uomo non risponde.

DN: “Bien. Credo di non dover aggiungere altro – prende il bambino dalle braccia dell'uomo e lo stringe a sé – e tu, dove sei diretto?”

UM: “Ho qualcosa da fare, cose da sistemare, troppo tempo fermo, lo devo fare anche per lui, per il suo futuro. Tornerò presto.”

Ad un tratto dal televisore si sente risuonare il “Bolero” di Ravel.

DN: “Ihihihi.”

Dopo una risata sarcastica e fastidiosa, la donna socchiude gli occhi come ad assaporare ogni nota di quella musica.

DN: “Questo è stato sempre mon moment préféré.”

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