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Erfenis "Born Under A Bad Sign" (1x02); 22/06/2017
Topic Started: Jun 22 2017, 17:52 (176 Views)
The Undetected Hero
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Le notti insonni tormentavano il povere Callahan ormai già da tempo, ecco perché non fu stupito che la cosa iniziò a verificarsi anche nel suo soggiorno in Olanda. Il sogno ricorrente, “l’incubo alfa” che da anni ormai lo tormentava era sempre lo stesso: la notte in cui Lui si manifestò per la prima volta davanti ai suoi occhi. Il Male è subdolo, di questo Desmond non ne ha dubbi, perché si manifesta sempre in forme differenti, rendendo difficile il suo riconoscimento immediato. Nel suo caso, ciò avvenne durante i primissimi anni di età. Un ragazzino non dovrebbe conoscere le storture e le sofferenze che affliggono questo paese, dovrebbe vivere tranquillo e sereno, protetto fra le accoglienti braccia del suo nucleo familiare, vero caposaldo della chiesa cattolica. Per il povero Desmond, invece, fu proprio all’interno del calore del focolare che avvennero i primi incontri col dolore e la sofferenza. Suo padre, visto dagli occhi della comunità di Salem come un distinto operaio metalmeccanico, era afflitto da quel terribile morbo, chiamato alcolismo.

Già in precedenza Father C aveva spiegato che esso, come tutte le dipendenze, era uno strumento di cui il Demonio si serviva per mettere alla prova la fede umana, e non esitò a rimarcarlo per una seconda volta. In questo nuovo racconto però, da lui narrato all’interno di una stanza in penombra, la cui scarsa luce proveniva da un lumino ottocentesco, il componente della Compagnia del Gesù preferì concentrarsi sulle “eroiche imprese” paterne. Per anni, ritornando dal lavoro, percosse ripetutamente il piccolo Desmond e sua madre Mary, senza che nessuno osasse intervenire e bisognava, aggiunse il prete, davvero essere privi di timpani per non udire le urla di un piccolo bambino. La cosa andò avanti per tanto tempo, tant’è che ormai era diventata un rito vero e proprio.

Le maestre non chiedevano più il motivo di tali lividi sul suo volto, alla stessa maniera delle catechiste e del prete della chiesetta cattolica locale, della quale sia Des che sua madre erano assidui frequentatori. Quel piccolo ragazzino soffriva, a vedere la propria madre picchiata, persino i vecchi cani per le strade della vecchia cittadina erano bastonati con meno violenza, e lui stava sempre peggio, volta dopo volta. Quando poi il padre, con un pestone più violento del solito, fece saltare la membrana timpanica della madre, rendendola sorda per lungo tempo, Desmond per la prima volta provò a fermarlo, venendo ovviamente punito per il suo gesto. Nonostante la fine amara, quella notte fu per lui importante perché, seppur ancora in giovane età, lui capì che era necessario intervenire, provando a fermare, una volta per tutte, quel mostro furioso che un tempo chiamava padre. Era consapevole che, tempo al tempo, avrebbe avuto la sua vendetta.

" Il giusto godrà nel vedere la vendetta,
laverà i piedi nel sangue dei malvagi.”

Salmo 58,11

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Siamo in un luogo tetro, quasi buio. Quasi, perché alcune candele disposte in giro per la stanza tentano di spezzare l’oscurità con le poche forze di cui dispongono: in parte ci riescono, perché ci permettono di vedere i quattro altari dei quali sono ornamento.
Bastano delle semplici candele con le loro deboli fiammelle a vincere il buio che avvolge una stanza, ma niente è invece capace di contrastare l’oscurità che l’animo umano è capace di generare senza mai sentire l’obbligo o il bisogno di fermarsi; con questa frase una voce introduce il proprio emittente in quello che di fatto è il sacrario dei fratelli King.

JAMES D. D’ARBY!

Il boss dei .mob è riuscito a trovare il luogo dove si può dire risiedano i due fratelli di Providence, e adesso lo vediamo avanzare illuminando davanti ai propri occhi con un accendino. Il gangster britannico dice che molto probabilmente chiunque darebbe dei pazzi ai fratelli King venendo a conoscenza della faccenda degli altari e dei Re, ma nel corso della sua vita si è trovato ad avere a che fare con una diversità di situazioni tale da averlo portato molto in fretta ad imparare che non esiste niente a cui non si debba dar credito a prescindere: sottovalutare anche la meno razionale e probabile delle eventualità significherebbe automaticamente perdere una battaglia e molto probabilmente anche qualcosa di più importante.

Il proprio potere.

Già, perché vedere danneggiata ad esempio la propria salute significa non avere più i mezzi per mantenere ed esercitare il proprio potere, ed esso è senza alcun dubbio l’unica causa a cui un uomo vota sé stesso per tutto il corso della propria vita.
In questo non c’è alcuna differenza tra lui, l’Erede e i fratelli King.
Gli ultimi due tuttavia hanno un difetto che non deve essere sottovalutato da nessuno, nemici o alleati che siano e neanche loro stessi: loro non si sono conquistati un potere che loro stessi possono esercitare, ma dipendono unicamente da altri e per questo basta andare a colpirli alla fonte.
Hanno voluto mettersi contro i .mob, e così come chiunque altro compia questa insana scelta verranno puniti.

ACCANTO A LUI COMPAIONO JUGGERNAUT, SPLIT E ROGUE!

Ciascuno dei tre ha nelle mani un gigantesco martello, e dopo un semplice gesto di D’Arby si avvicinano agli altari con intenzioni tutt’altro che pacifiche.

ED ECCO CHE JUGGERNAUT COLPISCE L’ALTARE DEL RE IN ROSSO!

Un singolo colpo del colosso è sufficiente a staccare un pezzo di marmo, che senza battere ciglio ciene messo nella tasca del giaccone. Arriva poi il turno di Rogue, che per via delle dimensioni sembra in difficoltà, ma ecco che arriva nuovamente Juggernaut e questa volta è un pezzo del Verde ad essere trafugato.
La versione sanguinaria di Split va quindi a staccare un pezzo dell’altare Giallo, quindi chiede a D’Arby se vuole dare il colpo di grazia: il boss risponde che è a lui che spetta anche il pezzo Blu data la sua doppia natura, e l’olandese esegue.
D’Arby quindi chiama a raccolta i suoi mostrando grande soddisfazione, dicendo che chi non è in grado di controllare il proprio potere e sorvegliarne le fonti dovrebbe valutare attentamente quali nemici è meglio non farsi. Infine, pochi attimi prima di spengere l’accendino, conclude sottolineando come l?Erede debba tenere la guardia molto alta nei loro confronti, dato che sono disposti a spingersi a tanto persino per dei pesci così piccoli.


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Con Iside e Colui al proprio fianco, l'Erede accarezza il Necronomicon e afferma che Rhyfel e Judah, lì presenti, hanno preso la scelta più saggia. A dire il vero non hanno avuto una vera e propria scelta, ma potevano decidere tra l'essere parte del momento che cambierà le sorti dell'umanità o due delle vittime provocate da tale momento. E' pronto a rendere i due i suoi più fedeli seguaci, ma per giungere a quel momento sarà necessario che, così come Puzzle, anche Justise Cedrics venga allontanato dal Castello.

Il bene va spazzato via. E solo in quel momento Judah e Rhyfel godranno dei privilegi che comporta la fedeltà all'Erede. Ridacchia, osservandoli, e poi abbandona la scena assieme ad Iside e Colui, lasciando i due lottatori soli. I due Prescelti dell’uomo misterioso sono lasciati a loro stessi. Si scambiano uno sguardo restando in silenzio per alcuni istanti, forse per essere sicuri di essere soli.

Rhyfel scuote la testa, mentre Judah, statuario, appare impassibile. Il lottatore mascherato ammette di essere nervoso circa la situazione. Lui, continua, non è arrivato in Olanda per questo. Il Boia resta a braccia conserte ad ascoltare le parole dell’ex lottatore di MMA mentre si sfoga. È uno che sa ascoltare, o forse, sa stare zitto quando deve. Rhyfel voleva a tutti i costi il Necronomicon ed è caduto in rovina per colpa di quel libro maledetto di cui non si spiega perché l’attrazione, ma ha sentito di doverlo possedere.

Quasi come fosse un monologo il mascherato continua a parlare muovendosi dentro la stanza nervosamente. Si chiede se la cosa migliore non sia andare via, ma andare dove? È arrivato qui per un motivo, e la fuga non è una soluzione. Lui non fugge, lui i problemi li affronta con i pugni.

L'aria si fa nervosa all'interno della stanza e mentre Rhyfel continua il suo monologo il gigante Judah ha finalmente una reazione. Pare turbato. Come se il blaterare del suo interlocutore lo stia innervosendo. Avevamo detto che il Boia sembrava essere un ottimo ascoltatore ma a quanto pare non è così. Da sotto il sacco di juta lo sentiamo sbuffare ed emettere suoni tra l'isterico e il pianto!

Rhyfel lo osserva indietreggiando di un paio di passi mentre Judah tira il primo colpo con le nocche contro il muro non sentendo alcun dolore ma urlando ancora più forte ed ora si avvicina ad un tavolo e non può far altro che rovesciarlo per poi dirigersi proprio verso Rhyfel!!!

Sembra quasi pronto per attaccarlo e lo stesso lottatore mascherato è già pronto sulla difensiva ma Judah sembra immediatamente calmarsi e dirigersi verso un punto preciso della tetra stanza.

Una bambola.

Judah le è di fronte e delicatamente iniziata a toccargli l'abito di seta...

Se potessimo vedere la faccia di Rhyfel, sicuramente sarebbe un misto di stupore e paura, in ogni caso le sue emozioni vengono trasmesse dalla mimica corporale più che facciale. Si stringe a se mentre osserva i comportamenti del suo compagno particolare. Prova ad avvicinarsi ma Judah lo fa allontanare voltandosi verso di lui. Non ha bisogno di guardarlo negli occhi, nessuno dei due li ha esposti, ma tutto ciò è sufficiente.

C’è qualcosa di strano da Judah e la sua bambola, qualcosa di più profondo ma decisamente non chiaro. Il “Mostro” indica al mascherato ancora la bambola e lo fa piagnucolando. È un memento? Una trasfigurazione? Un mistero per ora. Ma tutto ciò basta a Rhyfel che abbattuto nel tono di voce si da per vinto e per ora annuncia al Gigante di restare li con lui a fare il suo dovere. Per ora.


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L'arena nei sotterranei del Castello è carica, siamo giunti alla prima contesa di questo episodio! Il primo a fare il suo ingresso è Split, orfano dei .mob a quanto pare. Il lottatore afferra una sedia ed entra nel quadrato, nell'attesa di...

Edgar King!

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Si sentono dei passi. Due uomini adulti entrano nella stanza che è stata saccheggiata dai .mob. Due volti identici fissano la scelta, sono Edgar King e suo fratello Leviathan. Il primo dei gemelli si fa strada tra i detriti ed osserva l’opera dell’uomo che tanto ha osato, sulla sua faccia però non traspare nessun segno di disperazione o rabbia. Tutt’altro.
Un macabro sorriso prende piede sul viso dell’avatar del Re Rosso e del Re Blu, poi una risata echeggia per le pareti della stanza. Edd afferma che questo è quanto di più patetico abbia visto, lui ne ha viste di cose e le ha potute osservare da diverse angolature, ma ciò batte tutto. Il .mob pensa di poter entrare nel loro antro senza conseguenze. Essi meditano le strategie in maniera fin troppo diretta, come se fossero ancora nel loro insulso paese pronti a giocare per qualche soldo in più, per qualche briciolo di potere.
Edgar afferma che si sbagliano mentre si avvicina ai cocci degli altari appartenenti ai suoi Re. Poggia una mano prima con l’uno e poi con l’altro asserendo che le cose non sono così semplici e che non sanno cosa stanno per scatenare. Era proprio quello che volevano, assistere ad una mattanza in prima persona… solo che i loro attuali nemici pensano di essere i carnefici, mentre in realtà sono solamente mere vittime.

Edgar continua stimando che le conseguenze per un tale gesto saranno disastrose, ma proprio mentre sta per concludere chiude gli occhi per poi riaprirli di scatto. Un’iride è divenuta blu, l’altra rossa. Quando parla è come se tre persone stessero proferendo parola nel medesimo istante e le parole sono di incoraggiamento per i loro nemici. La scorsa puntata si sono presentati ed hanno mostrato solo un piccolo aspetto di quello di cui sono capaci, ma con il tempo le sfide diventeranno migliori. I sovrano domandano competizione e vogliono imporre la disperazione dell’uomo come monito, così come la violenza come unica garante di giustizia. Stasera inizierà il primo passo per la creazione del King’s Cult. Il loro dominio si espander e non saranno di certo delle pietre ridotte in frantumi ad impensierirli.

Durante il discorso di Edgar, Leviathan è rimasto immobile ad osservare la reazione di suo fratello ma ora si fa avanti e raggiunge i cocci dei suoi altari. Leviathan posa la mano su un detrito e inizia asserendo che questo atto non sarà tollerato, non hanno solo colpito loro due anche i loro avatar sono stati “danneggiati”. Leviathan cambia tonalità di voce affermando che lui, il King In Green, vede soltanto un colpevole: James D. D’Arby. Lui è un peccatore, la sua vita è stata costellata da peccati ed è stato proprio uno dei peccati più gravi a spingerlo nel Castello Dell’Erede: l’avarizia. Il desiderio di possedere sempre più, il desiderio di possedere il potere dell’Erede e contemporaneamente sterminare il loro potere. Leviathan vorrebbe continuare ma si blocca improvvisamente come se ci fosse stato un cambiamento dentro di lui. Leviathan va a prendere una pietra che si è staccata dall’Altare del Re Giallo,presumiamo, e inizia a colpirsi da solo con la pietra fino a farsi sanguinare. Un gesto considerevole e avventato da parte del King In Yellow. Leviathan afferma che il suo Culto è sacro, il Re Giallo è stato toccato nel profondo. Ogni oggetto rappresenta la sua essenza, l’essenza del Re Giallo. I Grandi Antichi non saranno contenti di questo. Edgar inizierà con Split e uno alla volta i .mob cadranno nella disperazione, nella follia, vedranno Carcosa per la prima volta. Leviathan dice queste ultime parole accennando un sorriso sul viso sanguinante per poi sedersi a terra ed osservare la situazione.


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Anche lui in solitaria giunge con passo veloce nel ring e sguardo deciso, pronto a vendicare la profanazione avvenuta poc'anzi.

Hardcore Match
Edgar King vs Split

Appena suona la campana Split scatta contro Edgar, che evita e con un calcio colpisce il petto del rivale. Split sbatte contro le corde, Roaring Elbow e Lariat successivo! Split è in balia del rivale, tenta quindi di reagire: si rialza e colpisce di striscio e con la sedia Edgar, quest'ultimo è inginocchiato, Split si lancia alle corde ma viene colpito da una ginocchiata al busto che lo fa roteare per aria! Edgar lo tiene per i capelli, lo volta e German Suplex per poi scattare alle corde e Double Foot Stomp! Split resta al tappeto, Edgar va alla terza corda.

MOONSAULT! PRESO IN PIENO!

Ma Edgar non copre il rivale, Split nel dolore inizia a ridere sadicamente mentre Edgar si...Contorce? E' in pena! Split rimuove la maglia e mostra sotto del filo spinato, ecco perché Edgar è così sofferente, ha impattato malamente contro il filo! Adesso afferra la sedia e colpisce la schiena del rivale, poi la apre. Lo mette a sedere e Big Boot in corsa! Edgar viene rialzato a peso morto e scagliato fuori ring. Split prepara un tavolo fuori ring e l'altro lo lancia nel quadrato, poi afferra una mazza da baseball e si scaglia contro il King. Edgar viene pestato e un colpo dell'oggetto gli provoca del sangue al naso, ciononostante prova una fase di comeback, porta il rivale all'apron...

MA SPLIT RIESCE AD ESEGUIRE LA SKULL SPLITTER CONTRO IL TAVOLO!

Il pubblico rumoreggia, Edgar è KO! Ma il pin deve avvenire nel ring, quindi a peso morto Split lo porta nel quadrato, dopo almeno due minuti dalla manovra...CONTO DI DUE! Ha perso troppo tempo! Split afferra il tavolo e lo posiziona all'angolo, lavora l'avversario per un po' e poi se lo carica per una Powerbomb in corsa, Edgar scende alle spalle e Dragon Suplex contro il tavolo all'angolo! Rialza Split a peso morto...

EVEN DEATH MAY DIE!

Colpo micidiale, che costa a Split la contesa!

Edgar King b. Split via Even death may die

Nemmeno il tempo di celebrare, arriva il resto del .mob e per ordine di D'Arby attaccano furiosamente Edgar. Cosicché è immediato l'arrivo di Allan King, che inizialmente prevale salvo poi soccombere sotto i colpi degli avversari. A quel punto D'Arby afferma con un sorriso malizioso di aver peccato, di averli sottovalutati. Li ha definiti pesci piccoli e si sbagliava, la prossima volta che s'incroceranno il .mob mostrerà tutto il "rispetto" per i fratelli King.

Parole che suonano come una vera e propria minaccia, che cos'avrà in serbo D'Arby?

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Doveva agire, in qualche modo. Desmond non poteva permettere al padre di continuare ad agire indisturbato, dato che prima o poi avrebbe fino con l’uccidere sia lui che la madre. Il problema, per il ragazzo, era come agire. Certo, si recava sempre più frequentemente in chiesa, pregando il Signore affinchè potesse placare le sue sofferenze ma era ben consapevole che preghiere di questo tipo difficilmente venivano accolte, dopotutto uccidere era sempre uno dei peccati capitali. Colui che poi divenne Padre Callahan si era ormai convinto che un compito del genere spettava a lui, non a Dio. Doveva uccidere suo padre. Certo, questi pensieri non dovrebbero essere all’ordine del giorno di un quindicenne normale ma, purtroppo, lui non era un quindicenne “normale”. Così, mentre i suoi coetanei entravano nel cosiddetto “periodo di crisi adolescenziale”, Callahan era alle prese con l’escogitare un piano per far fuori il proprio genitore. Fu durante uno di quei pomeriggi bui, che ebbe un altro incontro col Maligno, questa volta molto più diretto. Mentre il giovane era fuori casa per una breve “pausa sigaretta”, vizio che avrebbe abbandonato solo una volta ordinato sacerdote, si palesò un uomo. Padre Callahan capì che c’era qualcosa che non andava in lui dal suo sguardo, che non lasciava trasparire la ben che minima emozione.

Quest’individuo, che a lui disse di chiamarsi Gerald, disse lui che conosceva la sua situazione, e che voleva aiutarlo. Inizialmente Desmond non credeva alle parole dell’uomo, ma dovette ricredersi quando Gerald descrisse, per filo e per segno, tutte le varie tribolazioni che il ragazzo aveva subito, senza che egli gli avesse proferito parola alcuna. Ciò ovviamente fece rabbrividire il giovane Desmond e la sensazione di malessere continuò quando vide che gli occhi di Gerald, si colorarono completamente di nera. Lui ovviamente non lo sapeva ancora, ma quella sera conobbe il suo primo demone. Geraldo, come fanno tutti i Demoni, offri i suoi servigi a Callahan: avrebbe ucciso lui suo padre, ponendo finalmente fine alle sofferenze sue e di sua madre, chiedendo una sola cosa in cambio, prendere possesso della sua anima dieci anni dopo. Desmond, fortemente disorientato, non sapeva cosa rispondere. Quello fu, a sua detta, il momento in cui la sua fede venne messa più a dura prova.

Si trovò a scegliere fra il Paradiso, e una vita terrena finalmente libera e serena, come quella di tutti i suoi coetanei. Esito a lungo, ma alla fine scelse di rimanere fra le braccia del Signore, declinando l’offerta di Gerald. L’essere demoniaco non evitò di mostrare il suo disappunto ma sorrise, dopotutto il ragazzo ci aveva pensato parecchio ed in futuro magari, quando il suo credo in Dio verrà messo di nuovo alla prova, avrebbe ceduto al suo accordo. Fatto ciò Gerald sparì, lasciando solo Callahan immerso nei suoi dubbi.

“Beato l'uomo che resiste alla tentazione perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano.”

Lettera di Giacomo 1,12

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Ancora nel castello de L’Erede, Justise Cedrics appare dinanzi a tutti con la maschera di The Owl saldamente in mano, continua ad osservarla, riaggomitolandosela fra le mani, esordisce chiedendo a sé stesso il perché, perché strinse quel patto, anni fa. Un tormento gli si fa sempre più fitto nella mente ed il dragone gallese si contorce, quasi iniziando a lacrimare. Dice non riuscire a spiegarsi perché, per quanto egli sia pentito e stia cercando di disfarsi di tale maschera, non riesca mai ad eliminarla del tutto dalla sua vita, anzi, sente forte la sua presenza dentro di sé.

Justise lancia via la maschera, ma non riesce a fare a meno di ripensarci, è senza dubbio il dragone gallese più forte che ci sia mai stato, è invincibile, ma allo stesso tempo… non è lui. Justise lo sa e lo afferma: la sua parte invincibile è del tutto demoniaca, non è lui.
Lui lo sa. E sa allo stesso tempo di essere in grado di cavarsela anche senza, ma che tuttavia questa presenza demoniaca sarà sempre in sé, fino alla fine dei suoi giorni. Justise poi sorride, ripensando all’esorcismo che nel primo episodio di Erfenis padre Callahan ha provato su di lui, spiega che il tutto è inutile. Tale esorcismo gli provoca sì, effetti cerebralmente dannosi, le sue due personalità entrano in conflitto, tuttavia è un esorcismo che non può avere frutti, l’anima di The Owl è solo in parte radicata in Justise, ma la sua vera anima è lì, nella maschera, che JC indica. Fin quando non ne usufruirà l’esorcismo che Callahan ha provato non funzionerà, può solo farlo contorcere in preda a mille pensieri contrastanti, ma non avrà reali effetti.

E non funzionerà. Non funzionerà mai.
Justise Cedrics quella maschera non la indosserà mai.
Non ne ha bisogno.
Lo ha promesso.
A sé stesso.
A chi crede in lui.
Ad una nazione.
Lui è sempre il Dragone Gallese.
E vuole restare tale.

Justise si concentra poi su Judah e Rhyfel, asserendo che gente come loro non potrà mai, come lui, rappresentare qualcosa, si tratta di gente senza spina dorsale, che si è affidata ai potenti.
Anzhe lui lo fece, ma ha riconosciuto il suo errore, ecco perché è più forte. Non solo fisicamente, ma psicologicamente. Sa di essere superiore.
L’Erede vuole farlo fuori, Justise ne è conscio e lo dice. A L’Erede fa scomodo chi ha riconosciuto l’errore che c’è nell’essere malvagi, a L’Erede fa scomodo chi sa sconfiggere il male e lo combatte fra sé e sé quotidianamente. A L’Erede avere un esempio come Justise Cedrics fa scomodo, perché Justise Cedrics sa come distruggere il male e L’Erede è il male.

Justise si carica, poi torna a vedere la maschera che aveva gettato a terra, la raccoglie e la mette in tasca, dicendo che di The Owl non avrà mai bisogno lui, si sente puro, il male è in sé, ma vuole eliminarlo del tutto. E vuole farlo solo, perché è quella la sua via di liberazione: la solitudine.

Capito padre?


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Tranquillità.

E' quasi curioso, nel castello de Haar, provare questa sensazione. Nelle sue stanze cupe, illuminate da una luce fioca e intermittente, decorate con ogni segno di opulenza barocca e decadente esistente al mondo. Nei suoi lunghi corridoi, oscuri e spesso popolati da reietti di questo mondo, esseri privi di senno ma pieni, altresì, di manie di grandezza e furia omicida. Negli scantinati, che chissà quali oscuri segreti sono costretti a trattenere al suo interno. Nella stanza della guerra, ove un ring sovrasta la scena e dove l'aria odora di sangue. Eppure, la scena che ci appare sembra così lontana da tali immagini. L'eco di una struggente melodia lontana si ode, ed una figura elegante quanto tetra appare seduta al pianoforte, in un salone dai riflessi aurei della luce di un camino acceso.


Felix Mendelssohn - Romanze senza Parole
Quinto volume, Op. 62 #6 "Canzone primaverile"



Orpheus, il melencolico musico che nel castello de Haar ha trovato dimora, muove le mani gentili sulla tastiera del pianoforte, con un sorriso dolce dipinto sul volto. Le sue note si librano soavi nell'aere, creando un atmosfera rilassata e felice. L'uomo esegue con passione la melodia, mentre una figura alle sue spalle si staglia seduta su una elegante poltrona. Anch'Egli sorride. Ma il suo sorriso, a differenza di quello del pianista, non è tranquillo, quanto sadico.

Folle.
Irrequieto.

L'Erede applaude, interrompendo l'esecuzione. Si dice soddisfatto di ciò che è accaduto nel Fight for Heir, si dice felice che proprio un animo così complesso come quello di Orpheus sia colui che è stato destinato a rappresentare la sua sapiente genialità sul quadrato. E' soddisfatto, l'Erede, che sia proprio lui colui che lo aiuterà nella sua opera magna, gli permetterà di compiere il suo piano e, nel contempo, annientare gli "eroi" che vedono nel castello de Haar una terra di conquista. Ma, continua l'Erede, perché ciò accada egli ha bisogno di incontrarla. Ha bisogno di Lei.

Ora e subito.

Un lieve cenno al silenzio è la risposta dell'uomo dalla maschera rossa come il sangue. Orpheus si passa la mano tra i lunghi capelli argentei, e si rivolge all'Erede dicendogli che conosce già la risposta a tale richiesta. Non è lui, un semplice mortale, a dargliela, quanto... la musica. Così eterea, così distaccata, oggettiva. Mai fallace. La Primavera è stagione d'attesa, è tempo di risveglio, di preparazione. Le piante fioriscono, preparandosi alla maturazione, gli animali si risvegliano dal loro letargo. Il giorno in cui Orpheus è giunto dall'Erede è stata la primavera, l'alba di una struggente melodia che avvolgerà, con le sue dolci spire, l'intero mondo che gravita attorno a questo castello. Ma non è ancora il momento in cui ciò si realizzerà. Orpheus consiglia all'Erede di lasciarsi prendere dalla tranquillità delle note che sta eseguendo, di calmare il suo animo.

Non gli è dato sapere, nemmeno a lui, nemmeno a Orpheus, quando Ella giungerà.
Ma se lui è qui, vuol dire che Ella rispetterà la promessa e gli concederà udienza.

Eppure, le parole così gentili e rispettose che il musico rivolge all'Erede non sembrano comunque calmarlo. Sbuffa, con fare tutt'altro che rilassato, si muove frenetico per la stanza. Dice che non vi è molto tempo, non vi è possibilità alcuna di attendere ancora. Perché tutto si realizzi, lui ha bisogno di Lei. Ha bisogno della sua fanciulla, della sua ninfa. Del magnifico potere che porta con sé. In cambio della sua sola presenza... l'Erede è pronto a darle tutto. Ogni singola cosa presente nella sua dimora, ogni potere in suo possesso. La sola presenza della fanciulla in cambio di tutto...

Ed ancor di più, in cambio di una promessa.
La promessa di eterna fedeltà. Di completa sottomissione al suo volere.


...


<span style='font-family:Geneva'>Paul de Senneville - Mariage d'Amour
(also mistaken as Fryderyk Chopin's "Spring Waltz")



Orpheus ha ripreso a suonare.
Una melodia differente. Più cupa, più malinconica. Lo sguardo basso, riverso sul pianoforte. Quasi non fosse egli a suonare, ma fosse la stessa musica ad utilizzarlo come mero strumento d'essere, come espressione di un emozione. Di un racconto a tinte scure. L'Erede se ne rende conto, in un istante. Qualcosa è cambiato. Nella melodia del suo musico, certo, ma anche nell'atmosfera della stanza. Ode dei passi. Sente di doversi voltare. Lo fa.


Due occhi lo scrutano.

Il volto di una giovane fanciulla venuta dal nulla. I lunghi capelli neri che si perdono sulle spalle, mossi appena dal vento. Un corpo appena maturo raccolto in un elegante veste, cupa nei colori ma candida all'apparenza. L'esile collo coperto da uno scialle di seta, da ove discende una preziosa collana recante quello strano monile a forma di goccia ricurva. Uno sguardo vivido, penetrante, strada per il paradiso eppure porta verso l'abisso. Non può nascondere una certa ammirazione, l'Erede, ora che il volto che ha a lungo atteso è di fronte a sé.


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Eurydice.
La ninfa di Orpheus.
La "chiave" di tutto.

L'Erede la osserva, riconoscendone l'avvenenza con un riverente inchino. Lo sguardo della giovane non muta, eterea e distaccata, lontana dall'esprimere qualunque accenno di mortalità. Non si cura però, l'Erede, di tali piccoli convenevoli, allungando una mano verso la fanciulla, quasi ad invitarla a ballare sotto le note del loro personale musico. Le ripete ciò che già ha pronunciato al suo emissario, le promette fedeltà in cambio del suo potere. Le si inchina, nuovamente. Sorride, dicendo che per loro due insieme nulla è precluso....


Ma quel sorriso si spezza in un attimo.
Ella rimane indifferente. Rivolge, per la prima volta da quando si è mostrata, i suoi occhi verso l'Erede. Ma non è sguardo caritatevole, felice il suo. Ella avanza verso l'Erede. Si muove lenta, quasi affaticata, ma graziosa in ogni singolo passo. Stringe a sé il monile che porta al collo.
Tale oggetto pare brillare, di luce propria.


Eurydice si affianca all'Erede.
Lo supera, senza curarsi di lui.


Qualche secondo ancora, poi l'Erede si volta.

Ella non è più lì, ovviamente.


L'Erede alza lo sguardo.
Sorride, stranamente. Sorride sadico, ripensando alle poche parole che lei gli ha pronunciato. Un sussurro, un flebile fruscio. Parole tutt'altro che gentili, ma che sembrano soddisfare l'irrequietezza dell'uomo.
Infondo, Ella è esattamente ciò che si aspettava.



"Tu... menti."



Fine secondo movimento


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L'Erede è pronto a spazzare via ogni residuo di bene da Erfenis, Justise Cedrics però è pronto a combattere! Poco dopo anche Rhyfel e Judah fanno il loro ingresso, chiaramente sicuri di sé per la superiorità numerica.

Handicap Match
Justise Cedrics vs Judah & Rhyfel

Non appena suona la campana Justise sferra una ginocchiata a Judah, all'angolo, mentre afferra Rhyfel alle spalle ed esegue una Reverse Frankesteiner. Rhyfel rotola fuori dal quadrato, Justise giunge sulla terza corda e plana sul rivale con un Moonsault! Lo porta nel ring, ma giunto all'apron Judah lo sgambetta! Justise cade male sul bordo e inizia la fase di dominio dei rivali, che fanno sentire la superiorità numerica all'avversario. Molto brawling, dei suplex di Rhyfel e una Gorilla press di Judah non sono sufficienti per abbatterlo.

Il pubblico intona il nome di Justise, che prova a ritornare nella contesa. Sferra dei calci a Judah, due Clothesline che non bastano per abbatterlo, scatta ancora alle corde e Rhyfel abbassa la terza corda e lo fa impattare malamente fuori ring! Continuano a lavorare la schiena e il collo di Cedrics i due seguaci dell'Erede, finché Cedrics non reversa un doppio Suplex in una DDT! Salta sulla terza corda e con un Flying Elbow fa cadere Judah sul corpo di Rhyfel, che resta bloccato! Justise salta sulla terza corda.

SHOOTING STAR PRESS! Sposta Judah e si posiziona sull'uomo legale, il conto però è solo di due. Allora Cedrics prova a salire ancora all'angolo, Judah però l'afferra per il collo. Tentativo di Chokeslam evitato, Rhyfel si scaglia contro Justise che lo evita e lo manda a sbattere all'angolo, Judah scatta a sua volta e Justise fa schiacciare Rhyfel sotto il peso del gigante! Enzuigiri Kick successivo, a quel punto lascia cadere Rhyfel al tappeto e si porta sulla terza corda, la folla è tutta con Cedrics...

Ma Rhyfel tira l'arbitro per la maglia, distraendolo e...
Consentendo a Judah di colpire con un low blow Justise!

Rhyfel lo trascina via dall'angolo, chiudendolo in una Kata Ha Jime.

JUSTISE PERDE I SENSI, L'ARBITRO CHIAMA LA FINE DELL'INCONTRO!

Judah & Rhyfel b. Justise Cedrics via Kata Ha Jime

La superiorità numerica e una palese scorrettezza portano alla vittoria i seguaci dell'Erede. Proprio quest'ultimo giunge nel quadrato assieme ad Orfeo e Eurydice, chiedendo a Judah e Rhyfel di finire quanto hanno iniziato. E proprio come per Puzzle, Rhyfel chiude il collo di Cedrics in una sedia e Judah va all'angolo per la Excecution...

FALLING TO PIECES!

Il pubblico esplode...PUZZLE E' NEL CASTELLO! Giunge nel quadrato e con uno Yakuza Kick prende in pieno Judah, facendolo cadere dalla seconda corda all'esterno. Rhyfel prova a chiuderlo nella manovra di sottomissione, Puzzle evade e gli passa alle spalle, eseguendo la Puzzle Puzzle! Anche Rhyfel rotola fuori dal quadrato, raggiungendo l'Erede che, saggiamente, ha chiesto a Orfeo e Eurydice di seguirlo. E' chiaro come l'Erede sia completamente impreparato dinnanzi alla minaccia del mascherato, dato per finito dopo il primo episodio.

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Il silenzio penetra nel Castello. L'Erede passeggia nei corridoi pensieroso, le parole di "Colui" sembrano compromettere la sicurezza nei propri mezzi. Passeggia lì dubbioso, sinché non ode una misteriosa melodia provenire dalla biblioteca, pochi passi più avanti. In un primo momento non riconosce quel suono orientaleggiante e s'avvicina con passo felpato. Dopodiché, entrato nella stanza, osserva una figura seduta sul freddo pavimento, intenta a suonare.

L'Erede non fa altro. L'osserva, per poi inchinarsi e affermare di non esser stato avvisato della sua visita. La donna, non visibile in volto poiché indossa una maschera raffigurante una volpe, cessa di suonare lo Shamisen e afferma che l'Erede è cambiato rispetto il loro ultimo incontro, ma non appare incline a specificare quel giudizio.

A quel punto anch'egli si inginocchia, restando in solenne silenzio dinnanzi l'entità. Ed è proprio quel silenzio che dice più di mille altre parole, l'Erede s'appresta ad udire la donna con grande attenzione. Ella, in giapponese, enuncia tre profezie.

Prima viene la pioggia. Poi viene la fame, seguita dalla febbre. Per ultima la fine...E poi il Vuoto.
Non v'è sangue versato che possa pareggiar simile Dolore.
Le nocche del diavolo non busseranno alla porta dell'Erede, bensì chi lo Creò.

L'Erede resta pensieroso, più riflette sulle profezie più non ha idea di cosa possano significare. La Volpe afferma che non avrebbe mai pensato che l'Erede potesse davvero abbracciare un simile destino, la replica dello stregone è rapida: non è possibile scappare da sé stessi, proprio lei dovrebbe saperlo. Un ghigno della donna, poi le sue ultime parole.

Ne riparleranno quando l'Erede scapperà dalla morte a perdifiato.

Scompare nel nulla.


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PUZZLE NON E’ MORTO!

Il lottatore mascherato che era stato dato per spacciato dall’Erede è in realtà tornato sul ring di Erfenis e ha aiutato Justise Cedrics a fronteggiare e sconfiggere la minaccia di Rhyfel e di Judah che ora si leccano le ferite mentre il Welsh Dragon può festeggiare la vittoria! Ma ecco che Puzzle sembra avere qualcosa da dire…

Il lottatore mascherato si rivolge direttamente all’Erede dicendogli che se vuole toglierlo di mezzo dovrà fare molto, molto di più; nella vita ha già affrontato tantissime difficoltà, alcune anche più insormontabili di questa ma alla fine ne è sempre uscito vincitore e questo per un unico, semplice motivo: egli lotta per il bene e fintanto che sarà dalla giusta parte e combatterà per la giustizia e per impedire che le forze del male prendano il sopravvento, la sua ora non giungerà mai, continuerà a rialzarsi ogni volta che sarà mandato a terra e a lottare contro ogni nemico che gli si parerà davanti.
Puzzle dice di voler regolare i conti con Judah e con Rhyfel perché rappresentano l’ostacolo che lo separa dall’Erede, loro sono solo due schiavi privi di volontà e non avrà difficoltà a sconfiggerli e a far sì che essi non possano più costituire una minaccia, proprio come ha già fatto questa sera, salvando Justise Cedrics e permettendogli di ottenere la vittoria… D’altronde ora Puzzle stesso l’ha capito così come chiunque abbia posato gli occhi su quanto accaduto questa sera: Puzzle sa di non essere più da solo, sa che c’è qualcuno che lo aiuterà e che resterà al suo fianco in questa lotta senza esclusione di colpi contro l’Erede e il suo potere malefico.

E quel qualcuno è proprio Justise Cedrics! Puzzle dice che nel corso della sua carriera ha imparato l’importanza di avere alleati e di avere sempre qualcuno con cui coprirsi le spalle a vicenda, sa che questa lotta si trasformerebbe in un suicidio se continuasse ad affrontarla da solo, quindi ha osservato i lottatori giunti a Erfenis e ha capito che Justise Cedrics è colui col quale è sicuro di riuscire a costruire un’alleanza forte e inarrestabile. Justise è valoroso e combatte anche lui per i giusti valori, e per questo Puzzle è convinto che insieme i due potranno fronteggiare l’Erede, tenendogli testa e impedendogli di portare a termine i suoi piani oscuri.
Puzzle porge la mano a Cedrics, invitandolo a non avere timore: d’ora in poi Puzzle sarà sempre dalla sua parte e non lo abbandonerà mai e poi mai: insieme loro due riusciranno a sconfiggere qualunque tipo di male, in ogni sua forma e dovunque esso si trovi… Puzzle indica il petto di Cedrics: anche quello all’interno del proprio corpo.
Cedrics resta qualche secondo in attesa… Ma poi stringe con convinzione la mano del suo nuovo alleato! L’amicizia tra Puzzle e Justise Cedrics è formalmente sancita. Riusciranno i due lottatori a resistere ai nuovi assalti che sicuramente l’Erede tenderà ai loro danni?


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L’odissea di Callahan continuò per un altro anno abbondante, dopo l’incontro con Gerald. Ovviamente, non aveva ancora i mezzi a disposizione per affrontare un’entità demoniaca, così si rivolse al parroco della Chiesa di Salem. Questi gli indicò gli indirizzi di quella che poi sarebbe divenuta la sua casa, e lo è ancora tutt’ora: il Monastero Gesuita di Washington, D.C. . Qui conobbe per la prima volta il Cardinale Cromwell, quello che successivamente sarebbe stato il suo Maestro, che lo iniziò all’arte dell’esorcismo. Terminato questo breve “addestramento” Padre Callahan ritornò a casa, ripromettendosi che sarebbe tornato in quel Monaster per gli studi Universitari, ma la situazione purtroppo per lui non cambiò.

Fu però una notte di Dicembre, pochi giorni dopo il suo sedicesimo compleanno, che la sua vita subì una svolta radicale. Dopo l’ennesimo sfogo rabbioso paterno, il Diavolo entrò nuovamente in casa sua. Era lui, Gerald, anche se il suo “ospite” era cambiato, come era prassi di tutte le entità demoniache di un certo livello. Questi ripropose nuovamente la sua vecchia offerta, consapevole che sarebbe stato davvero difficile per il ragazzo rifiutare nuovamente, colto proprio durante un impeto violento. Desmond allora, vacillando anche questa volta, scappò verso la sua camera da letto, in un’inutile tentativo di scappare da tutto quello che stava accadendo in casa sua. Una volta su, provò a chiudere a chiave la porta che venne però rapidamente sfondata a calci dalla forza di Gerald che era, appunto, sovraumana. Il Demone ora era a pochi passi da lui, poteva benissimo fare del suo corpo ciò che voleva, anche possederlo….ma non fece nulla. Rimase immobile, e da li a poco iniziò ad imprecare.

Callahan lo aveva fregato, intrappolandolo all’interno di una “Trappola per Demoni”, uno speciale sigillo che lui stesso aveva realizzato sul pavimento della sua camera, seguendo alla lettera le indicazioni del Cardinale. Fatto questo tirò fuori dalla sua libreria una boccetta di acqua santa, dalla quale fece uscire diversi zampilli che emanavano vapore al solo contatto con la pelle del Demone. Gerald indirizzò al giovane ragazzo bestemmie indicibili, infangando a parole lui e tutta la sua famiglia e minacciando di ucciderlo in modi altrettanto brutali. Desmond però non demordeva, conscio che difficilmente avrebbe avuto una seconda occasione, prese il formulario, souvenir del suo viaggio a Washington così come l’acqua santa, e pronunciò queste esatte parole:

“Exorcizamus te, omnis immundus spiritus,
omnis satanica potestas, omnis incursio infernalis adversarii,
omnis congregatio et secta diabolica….”

Il suo esorcismo venne interrotto dalle urla lancinanti del Demone, il quale alla sola pronuncia di queste parole si contorceva, come se fosse in preda alle peggiori sofferenze. Callahan era sulla buona strada, ma doveva continuare:

“Ergo, draco maledicte.
Ecclesiam tuam securi tibi facias libertate servire,
te rogamus, audi nos.”

Gerald, sino ad un secondo prima in preda ad un’isteria incontrollabile, si acquietò di colpo, come se fosse svenuto. Desmond, anche se divenne consapevole della cosa più tardi, aveva esorcizzato il suo primo Demone. Dopo Gerald ne vennero altri, ma lui fu quello a cui rimase più legato, quello che ancora lo tormenta la notte ed è proprio a causa sua, se lui è partito per l’Olanda. Aveva ormai imparato che il Diavolo aveva molte forme, e poteva celarsi ovunque.

“Ciò non fa meraviglia, perché anche Satana si maschera da angelo di luce. “

Seconda Lettera ai Corinzi 11-14

[utube]https://www.youtube.com/watch?v=2Py37G9qsfY[/utube]

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Beppe

Se con la prima puntata il format sembrava essere figo, qui penso che si sia superato tutto. In senso positivo ovviamente. Partendo dal presupposto che ogni puntata avrà un titolo proprio con rifacimento al flashback odierno, questo è davvero tanto. E parlando del flashback: ho veramente seguito con piacere le vicende di Padre Callahan, era un personaggio che volevo tenere d'occhio e non sono smentito. Un background solido e davvero entusiasmante per me che adoro il genere.

Il resto della puntata scorre molto bene ed in maniera lineare. I gemelli se la vedranno con i .mob e la cosa mi alletta particolarmente, dato che con Simon c'è già stato modo di vedere una ben più che discreta affinità.

L'alleanza del Dragone Gallese e di Puzzle ci può stare tranquillamente, due buoni che combattono per preservare le forze benigne contro quelle del male. E' una storia che si scrive da sola, anche perché l'Erede è un personaggione. Devo ancora inquadrare bene Euridice, poiché Orfeo funziona, questo è chiaro. Ma la controparte femminile (nonché ciò su cui si basa il personaggio stesso di makko) mi sembra la solita solfa della donna-dea e non vedo differenze rispetto alle "altre". Anzi, proprio nessuna differenza.

Makko, pls. Trovati una fregna.

Incuriosito dall'alleanza tra i due "sottoposti" dell'Erede e da questa fantomatica Volpe. Tutto inizia nel migliore dei modi.
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zanding/STEWIE01
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Wow, puntata magistrale. Il collegamento con il titolo dell'episodio e la canzone finale mi piace un sacco, considerando che il tutto si collega alla storia di Padre Callahan che mi ha preso moltissimo. Così ogni personaggio si caratterizza alla grande.

La faida .mob-Gemelli sta salendo prepotentemente di intensità, il dissacrare i nostri altari è subito un attacco mirato. Edgar sconfigge Split ma poi sia lui sia Leviathan (preferirei venga chiamato così piuttosto che Allan) vengano massacrati.

Molto interessante la situazione con Judas che sembra attratto da quella Bambola ma anche Rhyfel con il suo discorso sul Necronomicon mi è piaciuto.

L'Erede incontra questa volpe, hype.

Puzzle non è più solo, ora viene aiutato da Cedrics che malgrado la sconfitta trova un alleato.

Tutto è pronto per espodere secondo me, bravissimo Simo.
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Senblet

Lettura & commento di questo show:

- Pesante il primo promo...nel senso dei toni eh
- D'Arby assedia e distrugge la casa dei Kings. Mi lascia un attimo un dubbio sul motivo della faida. Ok, il potere...ma di che? Mmm
- Promo mio, di Piccione e dell'Erede. Mi sono trovato a mio agio nella scrittura avendo capito finalmente lo stile! Poi il pg di ricky è interessante e le interazioni sono divertenti, mi chiedo se il mio Rhyfel ci calzi bene in questa veste. Non so. Ma mi piace
- Parte il match e...promo time!
- I kings spiegano i gesti di D'arby: avarizia. Ho apprezzato tutto il discorso fino al punto di Leviathan, che mi è sembrato un pochettino carente e sicuramente NON ho apprezzato il menarsi da solo
- Edgar vince, pulito, ma i .mob arrivano a menare il Re. risultato che ci sta per lo svolgimento del feud
- Continua il racconto di Callahan sempre su quei toni ma MOLTO interessanti. E se l'Erede fosse Gerald?
- Fondamentalmente Cedrics è assediato ed è solo. Porello
- Orpheus e Erede fanno il promo dello show per ora.
- cedrics combatte fieramente e duramente ma i cattivi vincono. La superiorità numerica dura poco perchè il nostro (?) puzzle arriva a fare piazza pulita
- Ok. Ho bisogno una wiki per tenere traccia dei png che latitano insieme all'Erede
- Puzzle e Cedrics diventano i cavalieri del bene contro i cattivi
- non so, la storia finale di Callahan mi ha lasciato con l'amaro in bocca, mi sarei aspettato altro. non so cosa, ma altro


Ripensandoci e ripensandoci, ho preferito la prima puntata perchè gli angoli flashback, scritti dal trombi, erano fatti per delineare tutte le storyline future dell'Erede ed essendo lui il booker gli angle sono stati scritti a pennello. Oggi, non ho visto questa bellezza disarmante e innovativa della prima puntata...chiaro, siamo sempre a livelli altissimi!

Unica pecca, trovo faticoso il font da leggere :(
Quote:
 
"Burn baby Buuuuurn...disco infernooooo"

Canticchia felice Travis Pain.


2 Time
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Primo FWE Champion [Bloody Roses 12/02/06 - Anthrax #14 - 28.04.2006]
FWE Cleavewind Champion [Forbidden 06 - Night of The Sighs 2006]
FWE Break It! Champion [Sunday Bloody Sunday 06 - Bloody Roses 06] Titolo Ritirato
SUM Undisputed Champion [American Psycho 24.02.2008 - Toxic 17.04.2008]
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S!mon

-Molto molto bella e comunicativa la storia di Father C, mi aspetto di vederne sempre più gli effetti sui suoi comportamenti e parole attuali

-Anche questo segmento con l'Erede e i suoi alleati (circa) è veramente hypposo, sono convinto che non durerà troppo a lungo tra i tre perché nessuno è venuto a Erfenis per esser servo.

-Sono rimasto coinvolto anche da Cedrics, la conflittualità è sempre un tema pesante e credo che lo vedremo cedere prima o poi

-Va bene che c'è l'Erede ma cazzo, qui è pieno di infiocchettamenti descrittivi che allungano senza troppa utilità. Cosa come la descrizione dei peli del culo delle zanzare che posano sui muri del castello sono più che evitabili, perché non aggiungono alcun contenuto. La storia poi è anche interessante, come al solito Marco mette un personaggio uomo come una scusa per usarne uno femminile che sarà sicuramente il centro della narrazione anche per l'Erede. Spero non mi stucchi troppo presto e che rimanga comunque verosimile in relazione al contesto.

-NON DARE MAI PER FINITO PUZZLE BIATCH. E lo ridico, Cedrics cederà e per Puzzle sarà una scoperta molto spiacevole.
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