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Untold Truths; tratto da WBFF "Bloody Desperation #353"
Topic Started: Oct 27 2017, 20:19 (56 Views)
Seifer
La "Concorrenza"
Posto questo promo anche qui, perchè quasi sicuramente, anche se lo linkassimo, chi di voi non frequenta la WBFF non andrebbe a leggerlo nello show da cui è tratto. Siccome la storyline è di ampio respiro e può riguardare personaggi che sono presenti anche in TWP, lo diffondo così, se mai sarà, sapete già a cosa si fa riferimento.

IL GIORNO PRIMA DELLO SHOW (BLOODY DESPERATION #353)

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Siamo all’Avert Brasserie, uno dei migliori ristoranti di cucina francese di Hartford… almeno a fidarsi delle recensioni scritte su Google. E’ l’ora di cena, ed il locale è pertanto discretamente affollato. Pertanto non ci stupisce più di tanto che il maitre si pari davanti ad un avventore che, con fare deciso, sta avanzando lungo la sala, senza attendere di essere accompagnato.

M: “Mi perdoni monsieur, ma se non ha una prenotazione non pos.. oh. Chiedo venia, non l’avevo riconosciuta.”

Un sorriso, ed una vigorosa pacca sulla spalla, fanno intendere che l’avventore non se l’è presa. Il che è abbastanza strano, trattandosi di Daniel Stuart.

DS: “Non importa. Mi hanno detto che il mio ospite è stato già fatto accomodare al suo tavolo. Mi aiuta a raggiungerlo?”

M: “Ma certo, mi segua.”

I due uomini avanzano, compostamente, tra i tavoli, fino ad arrivare in un’area un po’ più riservata; un tavolo per due persone, al quale già siede l’ospite di Daniel Stuart. Lo scozzese si accomoda, ma prima ancora di salutarsi, sfiora il braccio del maitre.

DS: “Perdonerà l’impertinenza, ma ho davvero i minuti contati, quindi se possibile ordinerei subito. Prendiamo entrambi due tartare di filetto. Con insalata di indivia per accompagnare.”

M: “Certo, signor Stuart. E da bere?”

Il Nobleman fa spallucce.

DS: “Io sono poco pratico. Mi affido al vostro sommelier, il miglior vino che può accompagnare quella carne. Salvo che il mio ospite non abbia qualche bottiglia in mente. Cosa consigli, Morgan?”

Scopriamo quindi che l’interlocutore di Stuart è Morgan DeSade… il padre di Paul, il wrestler designato a sfidare lo stesso Stuart, a “Royal Pornocracy”, con in palio il WBFF Undisputed Championship.

MDS: “Il Collio Bianco del ’98 andrà benissimo.”

Annotata la risposta di DeSade, il maitre si allontana. Stuart accavalla le gambe, e si dispone il tovagliolo bianco sulle cosce. Sembra divertito.

DS: “Spero che non ti sia offeso se ho ordinato per entrambi. Sai, il mio entourage mi ha detto che la tartare di filetto è il piatto forte di questo posto. Ho pensato fosse meglio andare sul sicuro. D’altronde, essere il miglior ristorante francese di Hartford, non è la stessa cosa che essere il miglior ristorante francese di Montecarlo, no? Un po’ come essere la miglior stable dell’ASW nel 2014, non era la stessa cosa che esserlo nell’ASW del 2004.”

Stuart ridacchia e si versa un bicchiere d’acqua. Prima che l’interlocutore possa replicare, lo scozzese continua.

DS: “Scusa, scusa. Pessima battuta, lo so. Ma sono… felice. Quasi euforico. Devo dire che non mi aspettavo che tu accettassi quest’invito.”

MDS: “Se è per questo, nemmeno io mi aspettavo in alcun modo un invito di questo tipo da parte tua… Tra noi due non ci sono mai stati legami particolarmente stretti che possano giustificare un incontro di questo genere e poi Paul… Non serve che stia qui a spiegarti chi dovrai affrontare fra poco più di una settimana. Tuttavia non avevo alcun valido motivo per rifiutare la tua proposta, Daniel, pertanto… Eccomi qui.”

DS: “Beh… il padre dello sfidante; a cena con il Campione. Se ti vedessero, potrebbero pensare che stai agendo contro gli interessi di tuo figlio.”

MDS: “Al contrario. Se sono qui in realtà è proprio perché sto tutelando gli interessi di mio figlio. L’esperienza ha insegnato a entrambi che curarsi delle apparenze è importante solamente entro un certo limite, oltre il quale l’unica cosa che conta è ottenere ciò che si vuole. Immagino che tu capisca appieno questo mio ragionamento, Daniel.”

DS: “Comprendo. Cosa non si fa per i figli dopo tutto? A proposito, sai di chi è questo posto? Jean Avert! Te lo ricordi? Ex-lottatore, ma mi pare fosse già un road-agent quando entrambi lottavamo in ASW. Cristo, quanti anni sono passati. Mi pare che il vecchio Jean avesse anche lui un figlio maschio, e che stava cercando di instradarlo alla carriera di pro-wrestler. Forse sarà meglio se gli lascia un ristorante ben avviato… la sua non è stata una carriera così sfavillante.”

Mentre Stuart divaga sul passato, arriva il cameriere che con estrema delicatezza posa i piatti con le pietanze per i due commensali sul tavolo e augura loro buon appetito prima di sparire tra gli altri tavoli. Mentre i due si accingono a gustare la loro cena, Morgan si rivolge con la solita calma serafica a Stuart.

MDS: “Devi perdonarmi, Daniel, se le mie parole rovinano il tuo appetito o l’atmosfera amichevole che ci ha avvolto fino a adesso, ma purtroppo gradirei che lasciassimo da parte tutti i convenevoli e che venissimo al nodo della questione: perché siamo qui?”

Stuart finisce di masticare il suo primo boccone di tartare, poi si pulisce la bocca col tovagliolo di stoffa.

DS: “Uhm… dritto al punto eh? Ed io che tentavo di fare un po’ di conversazione.”

Questa volta la replica di DeSade è secca e priva di tatto.

MDS: “Non sono qui per fare conversazione, Daniel, dovrebbe esserti chiaro.”

Stuart solleva un sopracciglio, e tanto ci basta per capire che è un po’ contrariato. Lo scozzese continua a mangiare, con compostezza, mentre il sommelier, arrivato anch’egli al tavolo, riempie il calice ad entrambi gli ospiti, per poi dileguarsi.

DS: “E sia, andiamo al punto allora.”

Altra pausa, con Daniel che continua a gustarsi la sua portata.

DS: “Facciamo un gioco, Morgan. Ti dico un luogo ed una data, e tu mi dici se ti fa venire in mente qualcosa, OK? Bene: Cambridge, Maryland… 13 febbraio 1996.”

Per noi comuni spettatori questa data non significa nulla ma per Morgan DeSade sì. Per una frazione di secondo, la sua espressione muta completamente: la calma e l’apparente distacco si trasformano in un batter d’occhio in una maschera di apprensione prima di tornare nuovamente alla compostezza. Un cambiamento rapido, ma che un uomo attento ai particolari come l’Undisputed WBFF Heavyweight Champion non può non cogliere.

MDS: “No. Stiamo parlando di un giorno che è caduto più di venti anni or sono… Non ricordo nulla collegato ad esso.”

Stuart sorride.

DS: “Niente quindi? Aggiungo un ulteriore indizio, un nome. Emma Zoe Harper.”

Questa volta Morgan non può più nascondere le emozioni, spalanca gli occhi fissandoli sul volto divertito di Daniel Stuart e gli rivolge un sibilo che tradisce ansia e forse anche un pizzico di paura.

MDS: “Tu… Cosa credi di sapere di Emma Zoe?”

DS: “Cosa? Vuoi sapere “cosa”? Andiamo Morgan, non privarmi di tutto il divertimento. Quanto meno, fammi cominciare… dal come.”

Stuart sorseggia il suo primo bicchiere di vino del pasto. Lo fa con lentezza esasperante, divertendosi a tenere il suo interlocutore intento a crogiolarsi nell’attesa.

DS: “Viviamo in un mondo in cui tutti sanno tutto di tutti. Non serve scavare neanche chissà quanto a fondo e trovi storie disturbanti, tipo quello che ha vissuto Cody Knox prima di avvicinarsi al wrestling. Le scappatelle di Lena Habermann con Garet Jax sono diventate qualcosa di più seguito di una soap-opera. E’ quasi impossibile tenere un segreto… eppure, Morgan, cosa si sa di te? Le tue biografie partono col generico “once upon a time” che i promoter di un tempo propinavano alla folla per creare… personaggi da leggenda. Sei sempre riuscito a tenere per te la tua VERA storia, o quanto meno… la tua COMPLETA storia. Ma io e te abbiamo un amico comune… Damon Devlin.”

Stuart si ferma, Morgan digrigna i denti cercando di tenere a bada quello che sembra essere un accesso d’ira abbastanza inconsueto per un uomo come lui.

MDS: “Quel cane maledetto…”

DS: “Si beh… non è mai stato uno stinco di santo. E da quando ha abbandonato il wrestling business, è diventato praticamente un bue. Ma… nel “dirty business” non ha perso il suo tocco. E tu dovresti sapere quanto io e Damon siamo legati… resta pur sempre uno dei fondatori della Legacy. Ad ogni modo, è a lui che mi sono rivolto… perché inizialmente volevo sapere qualcosa in più di Paul. Il ragazzo è misterioso, enigmatico. Ma di lui non c’è molto. E’ nato con un lustro d’anticipo, ma è praticamente un millenial: gente nata già digitale. Nessuna aurea di mistero: l’hai allenato tu, l’hai cresciuto, in maniera quasi ascetica, nella magione di famiglia ma… niente, nada, nisba che potesse essermi utile. E’ stato lo stesso Damon a dirmi che se volevo qualcosa di utile, non dovevo scavare più a fondo su Paul… ma andare a ritroso… verso di te. Ed è quello che ho fatto. Beh, tecnicamente l’ha fatto lui, ma io gli ho fornito i mezzi.”

Lo scozzese si fa un altro sorso di vino, anche per aiutare la sua parlantina.

DS: “E cosa mi va a scoprire, quel diavolaccio di un Devlin? Che nel 1994, il qui presente Morgan DeSade, era ricercatore associato all’università di Cambridge. Assistente alla cattedra del corso di “Storia del Cristianesimo”. Il che, in primis mi ha fatto ridere, perché non capisco un laureato in storia con che coraggio possa definirsi “ricercatore”. Cosa diavolo ricerca uno storico?”

MDS: “Cerca le risposte a quello che i soldi non possono comprare, Stuart, ma non pretendo che tu lo capisca…”

DS: “Ad ogni modo, la parte che curavi, di quel corso, era prettamente inerente alla demonologia, il che mi ha rassicurato che fossi davvero TU quel Morgan DeSade. By the way: ricercatore associato, di ottima famiglia, sembrava lanciato verso una sfavillante carriera accademica… nonostante un’insana passione verso il pro-wrestling, non vista di buon occhio né dalla famiglia, né dal decadente ambiente universitario di Cambridge. Ma perché la storia parte nel 1994? Perché in quell’anno, questa brillante carriera si interrompe. Sembra che questo giovane Morgan DeSade perda la testa, ricambiato, per una studentessa, tale… Emma Zoe Harper.

Si sfiora lo scandalo, ma la cosa passa in sordina, perché la signorina Harper era all’ultimo anno ed anche perché, il giovane ricercatore Morgan, accetta i saggi consigli dei decani dell’Ateneo, e lascia il suo ruolo accademico. Sembrerebbe la fine, ma era solo un nuovo inizio: il giovane Morgan potrà sfruttare ed applicare in maniera diversa alcune… bizzarre… conoscenze acquisite durante i suoi studi e, nello stesso tempo, seguire le sue pulsioni. Non solo, ma quella relazione che sembrava essere un’insana passione capace di demolire la carriera, si dimostra un sentimento più duraturo… al punto che nel giugno del 1995, la giovane Emma da alla luce un bambino. E non penso sia una sorpresa, scoprire che il nome di quel bambino è Paul. Che ne dici? Sono o non sono un ottimo narratore?”

Morgan continua ad apparire agitato ma cerca di stare al gioco di Stuart senza scomporsi più di tanto.

MDS: “Nemmeno io se avessi dovuto raccontare la mia storia al nipote che spero di avere un giorno sarei stato così preciso, Stuart. E’ tutto vero, tutto estremamente aderente alla verità. Devo forse dedurne che sono stato invitato a questa serata solamente per sentirmi snocciolare i dati sulla mia storia pregressa? Tutto qui?”

Stuart sorride ed alza il calice verso The Principal.

DS: “Oh no, Morgan. Questa non è la tua storia. Ma stavo proprio per arrivare al climax. Purtroppo non c’è un happy ending: il 13 febbraio del 1996, quando il piccolo Paul ha solo otto mesi, Emma Zoe Harper muore. In circostanze che all’epoca non furono del tutto chiare.”

Breve pausa. Il vostro di Morgan sembra aver acquisito ancor più pallore del normale, Stuart giocherella con lo stelo del calice, gustandosi la “difficoltà” di DeSade senior.

DS: “Damon mi ha fatto avere l’intero fascicolo. E non parlo solo dei referti medici. La morte della signorina Harper fece aprire un’indagine. E quell’indagine ha visto anche te, tra gli indagati, Morgan.”

MDS: “E allora dovresti anche sapere che sono stato scagionato da ogni accusa, Stuart! Io non c’entravo nulla con quello che è successo!”

DS: “Certo, scagionato perché, e cito, “non esistevano prove indiziarie che confutassero le tesi dell’accusa oltre ogni ragionevole dubbio.” In poche parole, Morgan: sei stato prosciolto per insufficienza di prove.”

MDS: “Io… Io non avrei mai fatto del male a Emma… Mai!”

DS: “Oh certo… magari non volontariamente, ne sono sicuro. Ma quelli, sono gli anni in cui, insieme a Karachell, stavi fondando il Kulto. Ed all’epoca… eri un uomo molto diverso, no? Erano gli anni del Culto del Dolore. Magari hai trascinato in quella spirale anche Emma… e lei non ha retto.”

Morgan è furioso, raramente si è visto il leader della Scuola del Sapere Superiore in un tale stato d’animo.

MDS: “Le tue sono solo bugie, infami menzogne che ti diletti a sputare come veleno…"

DS: “Si certo. Può darsi che io mi sbagli. Sia chiaro… non ho trovato nulla di più. Nulla che possa far riaprire un procedimento legale nei tuoi confronti. Però… mi chiedevo.”

Stuart si sporge in avanti, poggiando entrambi i gomiti sul tavolo.

DS: “Come prenderebbe Paul questa storia? L’hai sepolta talmente a fondo che, ne sono abbastanza certo, lui è ignaro di tutto. Come si sentirebbe nello scoprire che FORSE suo padre è stato, magari involontariamente, la causa della morte di sua madre? Come affronterebbe il fatto che se è cresciuto da orfano… magari è colpa tua?”

Morgan batte un pugno con violenza sul tavolo. L’intera sala finora intenta a consumare i propri pasti è ammutolita e tutti gli occhi sono posati ora su Morgan DeSade e Daniel Stuart. Quella che sembra essere impassibilità sul volto di Morgan non è altro che la genuina incapacità di reagire alla situazione in cui si trova in questo momento, una situazione che non avrebbe mai voluto vivere e che invece adesso gli si sta riversando completamente addosso come nel peggiore degli incubi.

MDS: “Non puoi farlo, Stuart.”

DS: “Oh, ma non sarò io a farlo. Siamo sinceri, Morgan. Se andassi IO da Paul a raccontargli tutto questo, tuo figlio penserebbe che sono solo balle. Non ha senso che si fidi di ME più che di TE. Ed è per questo che la cosa diventa divertente: io farò pervenire a Paul queste notizie… in forma anonima. Anonima e riservata, almeno per il momento. Ma se ti ho concesso questa… cena, è per offrirti una opportunità. Concederti la chance di fare ciò che sarebbe giusto e che non hai fatto per vent’anni. Ti concede il privilegio di essere TU a dire a Paul la verità.”

Un lungo silenzio fa seguito alle parole di Stuart. Morgan fissa il vuoto cercando di trovare una soluzione ad un problema che invece al momento sembra davvero impossibile da risolvere: all’improvviso il padre di Paul sembra essere invecchiato di almeno altri dieci o quindici anni. Con voce piena di sconforto, Morgan si rivolge ora al suo interlocutore.

MDS: “Perché stai facendo questo, Stuart… Perché?”

Lo scozzese si pulisce, per l’ultima volta, la bocca col tovagliolo. Quindi si alza dal suo posto.

DS: “Lo faccio perché certe battaglie, per quelli come me, è più facile vincerle FUORI dal ring, piuttosto che DENTRO. Ho penato troppo prima di raggiungere la posizione che occupo attualmente. Farò di tutto pur di difendere quel che ho guadagnato.”

Così dicendo, il Nobleman si allontana, lasciando un Morgan DeSade sconfortato, al tavolo.

DS: “Non preoccuparti per il conto, me ne occupo io. E’ stato un piacere rivederti, Morgan.”

E così dicendo, sparisce dalla scena.
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La "Concorrenza"
Siamo da qualche a parte, forse a Boston, ma di certo non nell'arena dove dovrebbe tenersi il PPV.
L'ambientazione sembra quella di un normale ufficetto, tre scrivanie, altrettante persone intente a lavorare a dei computer, per qualche strana ragione, tutte le finestre sono chiuse, e l'unica illuminazione è quella artificiale.
Senza preavviso, la porta dell'ufficio si apre.

Ad entrare, è Daniel Stuart: indossa jeans scuri ed un maglioncino rosso, col logo dell'università di Harvard. E' sorridente, e si sfrega le mani.

DS: "Allora, come stanno i miei piccoli nerd?"

Uno degli impiegati, probabilmente il "boss" del trio, prova a ribattere.

I1: "Signor Stuart, glie l'ho già detto: è davvero umiliante sentirci chiamare così..."

Stuart si posiziona alle spalle del ragazzo, e prima che questi possa fare qualsiasi cosa, e senza perdere il sorriso, lo blocca in una Headlock e gli grattugia la testa.

DS: "Signor Stuart, blablabla... come on! [Lo molla] Dovreste aver capito che mi piace scherzare. E poi, vi ho pagato un semestre, a tutti e tre, e credetemi: è decisamente tanto per ciò che vi è stato chiesto di fare. Quindi vi chiamo come cazzo mi pare, OK?"

Il Nobleman si appropria di una sedia girevole, ci si siete su, poggiando il petto, e le braccia, sullo schienalo.

DS: "Aggiornatemi."

Il "boss" si schiarisce la voce, dopo aver ripreso fiato.

I1: "Abbiamo... fatto tutto ciò che ci era stato chiesto."

DS: "Si un po' più preciso, ragazzo."

I1: "OK... allora, abbiamo fatto in modo che a Paul DeSade venissero recapitati i suoi messaggi. Aggirare i filtri anti-spam della sua casella di posta elettronica è stato abbastanza semplice, è bastato creare un dominio preposto allo scopo, e far partire i messaggi da un server non segnalato. Due al giorno, non di più. Tramite "sendinblue" abbiamo avuto la notifica che le mail sono state ricevute ed aperte dall'indirizzo di posta di destinazione. Far arrivare i messaggi cartacei è stato, nella pratica un po' più complicato perchè tutta la posta che arriva alla Scuola del Sapere Superiore viene filtrata dalla Direzione e, dopo il suo colloquio, il direttore, Morgan DeSade, ha alzato i livelli di guardia. Ma siamo riusciti a far arrivare almeno una missiva a Paul, tramite un'inserviente, un'addetta alle pulizie. Abbiamo dovuto pagarla un bel po', perchè era terrorizzata dalle conseguenze."

Smorfia di Stuart.

DS: "Non elargirò neanche un penny in più rispetto al budget fissato. Il come raggiungere il target, era un vostro problema."

I1: "No, certo... non volevo... negoziare."

DS: "Vorrei ben vedere."

I1: "L'ultima parte è stata la più complicata. Per entrare... come lei ci ha detto testualmente, nella "testa" di Paul DeSade, abbiamo dovuto provvedere a creare una campagna marketing estremamente profilata, per far si che l'utente "target" visualizzasse il messaggio, durante le sue sessioni social. E' stato complicato perchè in questo caso, il "profiling" doveva coincidere con un unico match."

DS: "Spiegalo in parole più semplici."

I1: "Ecco... ha presente quelle... inserzioni sponsorizzate che le compaiono nella home durante una sessione su Facebook? Bene, ovviamente non tutti visualizzano gli stessi messaggi: a differenza di una pubblicità tramite radio o TV, i social-network consentono di ridurre il budget consentendo il "profiling" dei destinatari del messaggio. Solo chi risponde a determinate caratteristiche, chi rientra nel profilo scelto dal mittente del messaggio, alla fine lo riceverà. Il social media engine ormai consente di targetizzare non solo in base alle informazioni fornite spontaneamente... ma anche sfruttando i dati di navigazione. Ad esempio, se le capita spesso di prenotare voli o alberghi durante sessioni in cui è loggato, quasi sicuramente riceverà poi informazioni promozionali da compagnie aeree o siti di prenotazioni alberghiere."

DS: "Certo, capisco. Immagino che a voi compaiano inserzioni tipo "Enlarge your penis" perchè vi ammazzate di seghe."

Il nerd, forse colto in fallo, arrossisce violentemente. Stuart sorride e lo invita a continuare.

I1: "Ecco, il nostro obiettivo era creare un messaggio simile ad un inserzione pubblicitaria ma che venisse visualizzato da un profilo specifico, che matchasse unicamente con quello di Paul DeSade."

DS: "Non potevate semplicemente indicare il nome e cognome dell'utente da raggiungere."

I1: "Avremmo potuto... ma a quel punto sarebbe stato possibile identificare la fonte del messaggio."

Stuart annuisce, il ragazzo seduto poco distante da lui continua a spiegare.

I1: "Ci siamo dunque dovuti muovere diversamente, ed il lavoro non è stato facile. Ma ci siamo premuniti: nei messaggi mandati via mail era contenuto anche uno spyware. Nulla di così potente, non abbiamo potuto decrittare le sue password o altro, ma comunque un trojan invisibile che ci ha fornito dati utili sulle sessioni di navigazione di Paul. Combinando quei dati, con quelli già in nostro possesso, e restringendo nel minor range possibile la locazione geografica, abbiamo potuto potuto inviare il nostro messaggio... che è stato visualizzato, in due diverse sessioni, dallo stesso, unico utente."

DS: "Paul?"

I1: "Al 98%."

DS: "Perchè non al 100%?"

Il ragazzo comincia a balbettare.

I1: "Signor Stuart, non è possibile ottenere quel grado di certezza... ma matematicamente, è la stessa cos..."

Stuart lo stoppa.

DS: "Tanto sapremo presto se i messaggi sono stati consegnati o meno. Veniamo al contenuto."

I1: "Ci siamo attenuti alle indicazioni. Mirati, ma generici. Partendo da "Cosa sai davvero della morte di tua madre?"; arrivando, negli ultimi giorni, a suggerire che Morgan DeSade sappia più di quanto gli abbia sempre lasciato credere. Senza fornire ulteriori indizi. Se la cosa non gli è totalmente indifferente, Paul cercherà spiegazioni... e le cercherà dalla persona che gli è più vicina. Non ci sono ragioni perchè debba fare altro."

Stuart si alza.

DS: "Non è indifferente, e non lo sarà. Alla fine della fiera, tante cose del suo atteggiamento, possono essere spiegate... tenendo in considerazione la più banale delle verità: Paul è un ragazzo cresciuto senza una madre."

Daniel si ferma qualche secondo a pensare. Poi allontanandosi verso la porta, si rivolge ai suoi tre impiegati.

DS: "Non vi dirò che avete fatto un buon lavoro. Ma se domani, il match dovesse andar bene... beh, magari vi concederò di unirvi alla festa. Se dovesse andar male, ci rivedremo comunque."

E dopo questa (poco) velata minaccia, il Nobleman lascia la stanza. Il "leader" del trio guarda gli altri colleghi, che sembrano abbastanza impauriti. Si sbottona il colletto della camicia, e si lascia andare contro lo schienale, reclinando la testa all'indietro.
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La "Concorrenza"
Durante WBFF "Royal Pornocracy"

Locker room di Paul DeSade. Il giovane lottatore si sta preparando in vista del match sotto lo sguardo vigile di suo padre, Morgan, ed è proprio quest'ultimo che spezza il lungo silenzio in cui i due si trovano.

MDS: "Pensi di essere pronto?"

Paul risponde con estrema serietà.

PDS: "Non penso di essere pronto, padre... Io SONO pronto."

MDS: "Sai bene che non è di buon auspicio affrontare un incontro come quello che ti attende riponendo eccessiva fiducia nei propri mezzi... Non sopravvalutarti e non sottovalutare il tuo avversario, altrimenti incorrerai in un'amara delusione..."

PDS: "Non ho detto di essere pronto alla vittoria, padre. Io sono pronto a salire all'interno del quadrato, pronto a lottare con in palio l'Undisputed WBFF Heavyweight Championship, pronto ad affrontare Daniel Stuart e a fronteggiare qualunque tipo di azione egli sia intenzionato a mettere in atto contro di me."

Brevissima pausa.

PDS: "Se ciò mi porterà alla vittoria, lo sa solo il Dolore, nostro Signore."

Morgan non toglie i suoi occhi indagatori di dosso da suo figlio.

MDS: "Sei davvero pronto a tutto? Sei davvero pronto ad affrontare ogni cosa, dalla manovra più dolorosa al trucco più subdolo, con cui Daniel Stuart cercherà di metterti in difficoltà?"

Quest'ultima domanda sembra far nascere qualche dubbio nell'animo di Paul che tuttavia risponde positivamente.

PDS: "Credo... Credo di sì..."

La cosa non convince tuttavia Morgan che, dopo alcuni interminabili istanti di silenzio, si rivolge nuovamente a suo figlio.

MDS: "Vedo che c'è ancora qualcosa che ti turba, figlio mio... Di cosa si tratta? Non credo che tu debba affrontare un incontro così importante senza l'adeguata serenità..."

Paul inizialmente tace ma poi, conscio che il silenzio non tranquillizzerà le preoccupazioni di suo padre, risponde.

PDS: "Ecco... Ultimamente ho come un pensiero che occupa la mia mente, un pensiero che mi accompagna costantemente da quando mi sveglio la mattina fin quando non mi corico la sera, un pensiero che non credevo che avrei avuto più o che quantomeno non avrebbe occupato in maniera così costante la mia testa..."

MDS: "Di cosa si tratta, Paul? Se posso aiutarti a sciogliere qualunque tipo di dubbio, se posso aiutarti ad allontanare inutili preoccupazione, sai che io sono a tua disposizione in ogni momento..."

PDS: "Ecco... Padre..."

Paul sembra davvero impacciato.

PDS: "Sto pensando... A mia madre."

Morgan si blocca e un brivido gli percorre la schiena. Il pensiero va a Daniel Stuart e alle sue minacce della scorsa settimana... Lo scozzese ha colpito alla fine. Il vecchio DeSade tenta di mantenere il consueto aplomb, senza scomporsi più di tanto.

MDS: "Parlamene."

PDS: "Ecco, finora ho sempre saputo che mia madre è venuta a mancare quando ero troppo piccolo per poterne avere anche il benché minimo ricordo... Ma non ho mai saputo come questa tragedia è accaduta e non ho mai creduto che fosse necessario chiederlo. Eppure ora sento la necessità di conoscere maggiori dettagli, di sapere più cose su di lei e sul perché non ho mai avuto la possibilità di crescere con una genitrice che mi proteggesse. Padre... Voi cosa potete dirmi in merito?"

Morgan rimane per qualche secondo in silenzio, poi scuote la testa.

MDS: "Sono costernato, Paul, costernato per la tua improvvisa curiosità che ti porta a rivangare ricordi di un passato per me molto doloroso. Considero legittime le tue richieste, hai tutto il diritto di conoscere ciò che riguarda la tua infanzia, ma vedi... Si tratta di una storia estremamente triste e non credo che sia il caso di parlarne a pochi minuti da un evento così importante per la tua carriera e per l'onore del Culto del Dolore."

Paul rimane in silenzio, non sembra troppo convinto dalle parole di suo padre.

MDS: "Credimi, Paul. Quando tutto questo sarà finito, ti prometto che avrai tutte le risposte che desideri. Ma non ora, ho bisogno anche io di tempo per essere pronto a soddisfare il tuo interesse."

Paul resta ancora in silenzio, ma poi annuisce.

PDS: "Va... Va bene, padre. Farò come dite."

Quindi chiude bruscamente la questione.

PDS: "Ora devo andare. Non manca molto."

Morgan annuisce e Paul esce senza dire altro dal locker room. Il vecchio DeSade resta in silenzio poi sprofonda la testa tra le sue stesse mani, ma ormai le immagini vanno in dissolvenza.
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